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Protesta Ikea: lavoratori in corteo per chiedere “Dignità e giusti salari” foto

Nel cuore della città la manifestazione promossa da Si-Cobas, Network Antagonista e Rifondazione Comunista

Una scia di bandiere rosse nel cuore della città. Dopo l’agitazione dei giorni scorsi, si è tenuta, nel pomeriggio di sabato 20, la manifestazione di Si Cobas, Network Antagonista e Rifondazione Comunista per protestare contro il mancato rispetto del contratto nello stabilimento Ikea di Piacenza. Oltre 150 persone, in gran parte lavoratori della multinazionale svedese, hanno sfilato, dai Giardini Margherita a Piazza Cavalli, al motto “Dignità e giusti salari”.

“La manifestazione – ha spiegato Aldo Milani, coordinatore nazionale di Si Cobas – nasce per denunciare il mancato rispetto dell’accordo che disciplina il monte ore mensile dei dipendenti. Alcuni di loro lavorano 80 ore, altri 220: il risultato è che i primi, in busta paga, percepiscono uno stipendio di 300 euro mentre i secondi anche gli straordinari”. Oltre a questo la manifestazione nasce perché – ha aggiunto – “ad essere penalizzati sono soprattutto gli iscritti al Si Cobas e, questo, indica che c’è un attacco a questa organizzazione del lavoro che opera all’interno dell’azienda”.

“Al polo logistico – ha detto Edoardo Pietrantoni, coordinatore provinciale di Si Cobas – ci sono ancora tante cose che non vanno. E vanno sistemate. Se la busta paga di un lavoratore, che lavora tutto il mese, risulta 600/700 euro c’è qualcosa che non va. Avere una dignità significa avere un giusto salario che consente, al lavoratore ad alla sua famiglia, di vivere”.

“Chiediamo, per prima cosa, il rispetto del contratto nazionale – ha aggiunto il collega Mohammed Arafat – e che le ore di lavoro vengano gestite in maniera equa. Poi rispetto perché, all’interno dell’azienda, ci sono capi che discriminano i lavoratori.”.

Presente alla manifestazione anche il consigliere comunale di Rifondazione Comunista Carlo Pallavicini. “Sembrava che ad Ikea avessimo risolto con la mobilitazione di giugno, invece si sono presentati, ancora, dei problemi sia contrattuali che di agibilità sindacale, di repressione dei rappresentanti Si Cobas. Per risolvere quest’ultima problematica facciamo richieste semplicissime: così come in Fiat Marchionne è stato costretto a riconoscere l’agibilità sindacale della Fiom, le aziende della logistica piacentina debbono accettare la rappresentanza sindacale”. 

LA POSIZIONE DE IL CONSORZIO CGS E DELLE COOPERATIVE EUROPERVIZI, CRISTALL E SAN MARTINO

Il Consorzio CGS e le cooperative Euroservizi, Cristall e San Martino in relazione a quanto riportato nella stampa locale sono a far presente che i livelli retributivi sull’impianto IKEA sono quelli previsti dal CCNL Logistica e Trasporti così come verificato e riconosciuto dagli stessi Si Cobas anche nel tavolo sindacale convocato presso l’Amministrazione Provinciale.

La problematica emersa riguarda aspetti legati ai flussi di merci variabili e conseguentemente di ore lavorate che comportano nell’arco dell’anno buste paga mese che possono andare dai 400/500 euro ai 1700/1800 euro mese e comunque prendendo in considerazione il periodo settembre 2011/agosto 2012 hanno permesso di erogare ai lavoratori stabili dell’impianto una busta paga media netta di circa 1.100 euro mese.

E’ su questo tema che il tavolo si è impegnato, chiedendo da parte nostro il coinvolgimento di tutte le Organizzazioni Sindacali, a trovare per quanto possibile, soluzioni più omogenee.

Facciamo presente che il ccnl Logistica e Trasporti risulta tra i primi venti, degli oltre centocinquanta, contratti nazionali per remunerazione ai lavoratori, superiore per esempio al contratto del Commercio piuttosto che a tutti i Contratti artigiani.

Pertanto rifiutiamo categoricamente di essere assoggettati a fenomeni purtroppo tutt’ora presenti nel comparto logistico di Piacenza ma che sono stati sempre da noi denunciati presso le sede competenti, essendo per noi stessi concorrenza sleale che mette in seria difficoltà le nostre cooperative che, ricordiamo,operano da vent’anni sul nostro territorio occupano 2.500 persone a cui corrispondono altrettante famiglie.

Ci auguriamo pertanto ,anche grazie all’intervento dei soggetti istituzionali, che il confronto torni ad essere in linea con quello che devono essere normali situazioni di relazioni sindacali e non modalità che poco hanno a che vedere con il normale confronto dialettico.

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