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Ikea, Milani (Cobas): “Per i sospesi dopo il reintegro ci sarà la cassa integrazione”

"Non l’avranno vinta - attacca - i lavoratori continueranno la lotta davanti al magazzino finchè non torneranno a lavorare, sul piano legale faremo tutte le azioni perché i responsabili paghino per i salari non corrispondenti a ciò che stabiliscono i CCNL e per svelare le responsabilità di Ikea"

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“Che dire del fatto che in qualche lettera giunta ai lavoratori, le cooperative sostengono un provvedimento disciplinare, scaduto il quale il lavoratore deve fare cassa integrazione? Che dire del fatto che dopo aver sbandierato su tutti i giornali che nessuno sarebbe stato licenziato, uno dei sospesi ha invece ricevuto il provvedimento di licenziamento?”. Se lo chiede Aldo Milani, coordinatore nazionale Si Cobas, che interviene sulla vertenza Ikea

“E’ noto – scrive Milani – che la riforma Fornero abbia ridotto i termini di tempo per usufruire di questo strumento perché si vuole risparmiare sui lavoratori colpiti dalla crisi, ma tutti a Piacenza ( importanti personaggi delle istituzioni, CGIL,CISL e UIL, l’Ikea, il consorzio CGS, le cooperative San Martino, Cristal ed Euroservizi) hanno espresso la volontà di soccorre Ikea, che evidentemente ha presentato una situazione di crisi nel magazzino di Le Mose e, di fronte ai lavoratori che hanno osato scioperare il 17 ottobre, hanno concordato il 13 novembre di ricorrere alla cassa”.

“Un imbroglio vero e proprio – accusa Milani – che i lavoratori iscritti al Sindacato Intercategoriale Cobas svelano, denunciando, carte alla mano, all’Ispettorato del lavoro che nel magazzino si fanno straordinari a go-go. Di fronte alla nostra denuncia, i proponenti dell’accordo scoprono che “per cause allora (il 13 novembre) non prevedibili (sblocco di un alto numero di container dai porti di Genova), registrano un aumento dell’attività rendendo così necessaria la presenza negli impianti della forza lavoro al completo”. 
“Con quale serietà si può dire e con quale coerenza il sindaco Dosi si può permettere di affermare, nei riguardi di chi ha osato scioperare perché percepiva salari da fame, che la normalità nel magazzino si determinerà a partire dal 7 di gennaio del 2013? Ed intanto, come dovrebbero campare i lavoratori sospesi in questi tre mesi senza salario? Probabilmente il primo cittadino di Piacenza non si pone questo problema, visto l’alta remunerazione che ha per svolgere il suo incarico. Ci saremmo aspettati, non una parola di sinistra (ormai da tempo abbiamo rinunciato a pensare che il suo partito sia dalla parte dei lavoratori), ma almeno un giudizio non totalmente collimante con i padroni dell’Ikea e delle cooperative”.

“Non l’avranno vinta – conclude Milani – i lavoratori continueranno la lotta davanti al magazzino finchè non torneranno a lavorare, sul piano legale faremo tutte le azioni perché i responsabili paghino per i salari non corrispondenti (degli ultimi 5 anni) a ciò che stabiliscono i CCNL e per svelare le responsabilità di Ikea”. 

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