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Fauna selvatica, Confagricoltura: “Servono azioni più efficaci”

Confagricoltura Piacenza chiede alle istituzioni urgenti azioni "per risolvere questo drammatico problema e ricondurre la popolazione di selvatici entro limiti sostenibili dal territorio agricolo"

I recenti fatti di cronaca hanno riportato all’evidenza un problema sentito e diffuso non più solo in collina, ma anche in pianura, nelle zone relativamente antropizzate: quello dei danni da fauna selvatica, che da qualche anno sta assumendo dimensioni crescenti. Raccogliendo l’esasperazione frutto di questa situazione, Confagricoltura Piacenza chiede alle istituzioni urgenti azioni “per risolvere questo drammatico problema e ricondurre la popolazione di selvatici entro limiti sostenibili dal territorio agricolo”. Confagricoltura Piacenza già nei mesi scorsi non aveva mancato di sottolineare la scarsa efficacia delle misure prese per contenere il proliferare di questi animali (censimenti, monitoraggi, caccia di selezione, rimborso danni, reti antintrusione).

“Ben vengano – sottolinea Enrico Chiesa, presidente dell’associazione – le associazioni di cacciatori di cinghiali, come il neonato gruppo locale dell’Unione nazionale cacciatori cinghiali (Uncc) che si pone l’obiettivo di creare una vera unione di soggetti che operano nel settore della caccia al fine di collaborare alla conciliazione tra le esigenze del mondo venatorio e del mondo agricolo. Intanto Confagricoltura Piacenza, per tutelare i propri associati, ha dato mandato ai propri avvocati di dare applicazione alla Legge 157 del 1992 che all’articolo 15 stabilisce che chiunque possegga un fondo utilizzabile a fini venatori, dove i cacciatori sono autorizzati ad entrare anche contro la volontà del proprietario, ha diritto ad un rimborso per la penalizzazione che gli deriva da tale servitù. L’ammontare annuo di tale rimborso mediamente vale da 70 a 150 Euro per ettaro e si possono richiedere gli arretrati con gli interessi relativi agli ultimi 10 anni. Tale procedura è stata già riconosciuta dalla Regione del Veneto, che ha dichiarato che rispetterà tale obbligo appena saranno stati precisati i valori economici per calcolare gli importi per le singole richieste”.

A sei mesi dall’attivazione del protocollo operativo per l’effettuazione di interventi di controllo del cinghiale, la Provincia ha predisposto un primo monitoraggio ed introdotto alcune modifiche tra cui uno snellimento per gli agricoltori che intendono fare domanda di autodifesa: in caso di danneggiamento delle colture da parte degli animali, potranno contare su tempi ristretti per l’attivazione delle procedure e gli Atc avranno, infatti, al massimo 24 ore di tempo per fornire un riscontro alla richiesta. Tuttavia, anche alla luce di quanto attuato in Liguria e in Toscana – evidenzia Chiesa – torniamo a richiedere di aumentare il numero di capi da prelevare, ampliare ulteriormente il calendario venatorio e aumentare il numero delle giornate per i prelievi”. Per Confagricoltura si deve, dunque, lavorare prioritariamente sul contenimento della fonte di danno ed abbandonare la logica dell’indennizzo successivo e non sempre certo. “Quando i danni si verificano, poi – conclude Chiesa – qualcuno deve pagare, non sono più accettabili stime al ribasso che non includano, ad esempio, nella quantificazione del danno arrecato, il valore di trasformazione dei prodotti agricoli compromessi”.

Ghilardelli: “In corso serrati incontri con il Parco del Trebbia”
“La Provincia – interviene l’assessore provinciale all’Agricoltura e alla tutela faunistica Manuel Ghilardelli sui recenti casi di danni da animali selvatici nei terreni agricoli – segue da vicino e monitora costantemente il fenomeno dei danni provocati dalla popolazione di cinghiali presenti nel Piacentino. Si fa presente che da alcune settimane sono in corso, e altri sono già in programma, incontri serrati con il Parco del Trebbia: la volontà è quella di salvaguardare gli agricoltori da ulteriori pesanti danneggiamenti. Ricordo a tal proposito che nelle scorse settimane è diventato attivo il nuovo gruppo Uncc (Unione nazionale cacciatori cinghialai) della provincia di Piacenza che intende creare una vera unione di soggetti che operano nel settore della caccia al fine di collaborare su diversi aspetti, a partire dalla conciliazione tra le esigenze del mondo venatorio e del mondo agricolo. La nuova associazione, che ho incontrato nelle scorse ore, ha ribadito la propria disponibilità per la realizzazione di importanti interventi nell’ambito della risoluzione dei problemi legati sopratutto alla presenza di cinghiali nei terreni agricoli con riferimento particolare alla selezione e agli abbattimenti: la strada intrapresa è dunque sicuramente positiva.

Ricordo infine che la recente revisione del protocollo operativo per l’effettuazione di interventi di controllo del cinghiale, che era entrato in vigore il 28 dicembre 2012, consente un ulteriore snellimento delle procedure burocratiche e la conciliazione delle esigenze del mondo agricolo e di quello venatorio: gli agricoltori che intendono fare domanda di autodifesa (in caso di danneggiamento delle colture da parte degli animali) potranno contare su tempi ristretti per l’attivazione delle procedure: gli Atc avranno infatti al massimo 24 ore di tempo per fornire un riscontro alla richiesta. Infine, nell’ambito della revisione del Piano faunistico venatorio provinciale si cercherà di trovare ulteriori strumenti gestionali per far fronte al problema”.

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