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Ikea, attività sospesa a Piacenza. Il Comune: “Stop ai blocchi”  foto

Lo stabilimento di Ikea di Piacenza resterà chiuso anche nella giornata di giovedì. E’ la decisione della multinazionale svedese, che già mercoledì ha sospeso le attività sul deposito 2 a seguito dei blocchi attuati agli ingressi

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AGGIORNAMENTO – Lo stabilimento di Ikea di Piacenza resterà chiuso anche nella giornata di giovedì e probabilmente fino a domenica E’ la decisione della multinazionale svedese, che già mercoledì ha deciso di sospendere le proprie attività sul deposito 2 di Le Mose a seguito dei blocchi attuati dai manifestanti agli ingressi del magazzino. Circa 140 lavoratori, secondo quanto riferisce la cooperativa San Martino, non sono riusciti ad iniziare il turno di lavoro, costretti a rimanere fuori dal deposito: alcuni di loro hanno riferito di aver subìto minacce ed intimidazioni da parte del gruppo di manifestanti per le quali hanno sporto denuncia.

Una situazione che ad oggi non sembra trovare una soluzione: nelle intenzioni di Ikea vi è al momento la volontà di non riaprire il deposito fino a che i blocchi agli accessi non verranno rimossi.


IL COMUNE: “DANNO INACCETTABILE”
– Sulla vicenda in serata è intervenuta anche l’amministrazione comunale per voce del sindaco Paolo Dosi e del vicesindaco Francesco Timpano: “Già lo scorso anno – affermano – l’Amministrazione comunale si era adoperata per ricomporre il conflitto favorendo il raggiungimento di un accordo tra cooperativa e soci lavoratori mirato a riportare serenità operativa all’impianto dove, come provato dagli organi competenti – specificamente, la Direzione del lavoro – non sono state rilevate violazioni di norme a tutela dei lavoratori. Dove, al contrario, come è stato dimostrato recentemente, sono invece praticate condizioni contrattuali migliorative ai lavoratori rispetto ai contratti nazionali. L’Amministrazione comunale chiede pertanto che si metta fine immediatamente al blocco dell’impianto”.

“L’interruzione dell’attività produttiva è inaccettabile perché limita il diritto al lavoro dei tanti lavoratori occupati presso lo stabilimento Ikea (diretti e indiretti) che non intendono aderire alla protesta. Inoltre, l’interruzione dell’attività produttiva genera un danno inaccettabile all’azienda che può metterne in pericolo la redditività. La protesta contro i provvedimenti di sospensione è ovviamente legittima, ma esistono tutti gli strumenti per esprimerla nelle dovute sedi istituzionali e con modalità che non danneggino i lavoratori, l’azienda e tutto il sistema territoriale piacentino con un danno di immagine per il polo logistico che non è ulteriormente sostenibile, contrariamente a ciò che sta succedendo in queste ore”.

“L’Amministrazione comunale – concludono – è determinata nello scongiurare qualsiasi situazione che possa provocare danno all’occupazione ed alle imprese del nostro territorio”.


TENSIONE CON LA POLIZIA
– Stesso copione di martedì questa mattina all’Ikea di Piacenza, con la protesta di un gruppo di circa 150 persone, lavoratori aderenti al Si Cobas e altri manifestanti giunti da fuori, che hanno cercato di imporre il blocco all’ingresso dello stabilimento all’inizio del turno intorno 6 e 30. Le forze dell’ordine sono intervenute nuovamente per consentire di entrare a chi intende lavorare e un paio di manifestanti sono rimasti feriti in maniera lieve, sul posto è intervenuta l’ambulanza del 118.

Alla luce di quanto accaduto, Ikea ha deciso di sospendere l’attività almeno per la giornata odierna. Una scelta che ha pesanti conseguenze economiche sulle cooperative in appalto e su tutto l’indotto piacentino, con una perdita di fatturato.

“In seguito al blocco ai cancelli attuato questa mattina ad opera di un gruppo di manifestanti, blocco che impedisce l’accesso sia dei lavoratori di Ikea che delle cooperative, sia dei mezzi di trasporto e quindi delle operazioni di carico e scarico, Ikea Italia distribution ha deciso di sospendere le proprie attività sul Deposito 2 di ’Le Mose” a Piacenza, precisando che “questa sospensione parziale permarrà con il permanere del blocco agli accessi”. Lo rende noto il comunicato stampa di Ikea dopo gli scontri di questa mattina e a cui hanno preso parte anche manifestanti provenienti da fuori Piacenza. 

“Stante l’impossibilità di accedere ai depositi in una situazione di sicurezza, i lavoratori del primi turno sono tornati alle proprie abitazioni” e Ikea ha comunicato la sospensione delle attività anche ai lavoratori del secondo turno. Ricordiamo che la situazione di tensione è scaturita dal provvedimento di sospensione per 33 lavoratori della cooperativa San Martino che opera all’interno del terminal di Torre della Razza.


LE REAZIONI

Chiesa (Filt Cgil): “Situazione preoccupante”
“Ci sono quattro elementi da considerare in questa vicenda. C’è un patrimonio importante per il nostro tessuto occupazionale che appare a rischio, c’è un tema che riguarda la sicurezza interna allo stabilimento Ikea e uno che riguarda la sicurezza fuori da Ikea. E c’è chi getta benzina sul fuoco in un momento in cui si stavano tenendo rapporti industriali per i quali era in corso una trattativa per condizioni contrattuali migliorative, con premi, per tutti”.

E’ questo il commento di Claudio Chiesa, segretario Cgil della categoria dei trasporti, che ha seguito gli avvenimenti delle ultime ore di fronte al deposito Ikea e che è intervenuto in serata. “La violenza è sempre da condannare, noi siamo contro ogni genere di violenza” premette Chiesa prima di motivare la sua analisi: “Tutto è nato dalla rimozione d’incarico di un lavoratore che non aveva i requisiti di sicurezza per svolgere una determinata mansione, il carrellista, da qui è partito il putiferio a cui abbiamo assistito in queste ore. Da un lato c’è il diritto di sciopero, dall’altro il diritto dei lavoratori che volevano entrare a lavorare e che invece sono stati costretti a restare fuori dai cancelli. Il clima di minacce intimidazione non è di lotta, ma un clima miope. La situazione oggi è preoccupante, con Ikea che ha deciso la sospensione delle attività sia per i dipendenti diretti che indiretti per domani, 8 maggio. La Cgil insieme alle altre confederazioni era al tavolo nei giorni scorsi per discutere di aspetti contrattuali migliorativi per tutti. E lì a quel punto dobbiamo tornare, e non ci torneremo di certo così”. 

Marco Bergonzi (Pd): “Le istituzioni e la politica si pronuncino in modo forte e chiaro”
Intervento di Marco Bergonzi,capogruppo Pd in consiglio provinciale

Con almeno un’azienda al giorno che chiude, con migliaia di piacentini che non chiederebbero altro che un posto di lavoro, un’azienda importantissima che a suo tempo ha deciso di insediarsi sul nostro territorio deve essere ostaggio di un manipolo di facinorosi ingestibili che riescono a causare danni gravissimi sia al datore di lavoro che ai propri stessi colleghi, cui illegalmente impediscono di entrare a lavorare?

Tutti costoro hanno un regolare contratto di lavoro, tutti i controlli effettuati in passato, in occasione di altre contestazioni hanno certificato l’assoluta regolarità della situazione, oggi non c’è alcuna rivendicazione plausibile ne’ sostenibile, se non la volontà di innalzare il livello dello scontro fino al punto di mettere a rischio una realtà che da lavoro a centinaia di persone.

E’ un fatto gravissimo, così come è parimenti gravissimo l’appoggio che viene dato da qualcuno, peraltro una sparutissima minoranza. Ma è ora che il territorio risponda in modo forte e chiaro, schierandosi per quanto mi riguarda, dalla parte di chi ha voglia di lavorare, di chi dà lavoro regolare, rispettando i contratti e contro i prepotenti che illegalmente impediscono l’attività.

A furia di difendere l’indifendibile, come avvenne per coloro che rubavano i bagagli a Malpensa, non solo non si è più credibili quando si trattasse di fare delle battaglie giuste, ma si finisce per danneggiare soprattutto chi ha voglia di intraprendere e chi ha voglia di lavorare onestamente. Si pronuncino pertanto sia la politica che le istituzioni piacentine, che per quanto mi riguarda DEVONO affermare e difendere il diritto dei lavoratori a poter entrare nello stabilimento dove lavorano, non possono essere minacciati, o peggio impediti di farlo da nessuno. E’ ora di dire con assoluta chiarezza da che parte si sta.

Propongo che amministratori ed uomini delle istituzioni, diano la propria disponibilità ad entrare all’inizio di ogni turno, nello stabilimento insieme ai lavoratori, difendendo così anche con la propria presenza fisica, il diritto che viene negato con intollerabili metodi teppistici e violenti. Ovviamente proponendolo, la mia disponibilità c’è fin d’ora.



La preoccupazione di Fit-Cisl e Uiltrasporti: “Società indotta a guardare altrove” 

FIT-CISL e UILTRASPORTI esprimoni “la preoccupazione per i recenti fatti che interessano ancora una volta lo stabilimento IKEA di Piacenza ad opera dei “soliti noti” che ben poco hanno a che fare con la normale pratica sindacale”. “Sorvoliamo – scrivono in una nota – sul fatto che tutto ciò accada, come in precedenza, all’approssimarsi di una scadenza elettorale, ma ci lasci almeno il dubbio. Tuttavia, restando al merito, riteniamo sconcertante che si protesti contro l’applicazione di norme quali quelle sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro, che per ottenerle il Mondo del Lavoro ha lottato a lungo e dolorosamente”.

“Ma in particolare, ci preme dichiararci enormemente preoccupati per la decisione di IKEA di sospendere le attività nel deposito 2. Pur comprendendone le ragioni legate alla sicurezza dei Lavoratori, evidenziamo i possibili effetti futuri nel protrarsi delle proteste ingiustificate, sia per la perdita economica dei salari ma soprattutto sulla permenenza delle attività di logistica nel nostro territorio”.

“È del tutto evidente – concludono – che una tale situazione, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe indurre la società a guardare altrove per i propri investimenti, aprendo una voragine, in virtù dell’importanza del nome dell’Azienda, su altri soggetti imprenditoriali presenti o in procinto di scegliere Piacenza come ubicazione”.


Lavoro – Ferrero (Prc): «Stop repressione all’Ikea di Piacenza: vengano reintegrati i 33 lavoratori sospesi” 

Anche Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, interviene sulla vicenda Ikea: “Questa mattina – afferma – le forze dell’ordine sono intervenute a suon di manganellate e lacrimogeni per interrompere il blocco – a cui ha aderito la maggioranza dei lavoratori – dei cancelli dello stabilimento dell’Ikea di Piacenza. Ancora una volta la risposta per chi lotta è il manganello. I blocchi dei cancelli sono partiti ieri dopo la sospensione di 33 lavoratori dipendenti della Cooperativa San Martino, che ha in appalto gran parte del personale operante all’interno dell’Ikea. Chiediamo il reintegro dei lavoratori sospesi e l’avvio immediato di un confronto tra le parti al fine di migliorare le condizioni di lavoro interne ad Ikea, così come richiesto dai lavoratori in lotta”.

Sel (Sinistra Ecologia e Libertà): “Reintegrare i facchini”
“Questa mattina – commenta Sinistra Ecologia e Libertà – davanti ai capannoni della ditta Ikea son avvenuti scontri e cariche da parte delle forze dell’ordine e con contusi e feriti. il motivo della protesta è l’allontanamento di alcuni dipendenti della cooperativa che ha in appalto il servizio di facchinaggio. Come Sinistra Ecologia Libertà siamo a stigmatizzare ogni forma di violenza, soprattutto se proviene dalle forze dell’ordine, inoltre siamo a sottolineare che un istituto come la cooperazione abbia in troppi casi perso l’originaria finalità, trasformandosi nei fatti in luoghi di sfruttamento e di minori tutele che non in altri articolazioni nelle quali si possono avere maggiori diritti e che dovrebbe indurre tutti ad una approfondita riflessione”.

“Come Sinistra Ecologia Libertà, benchè non sempre in sintonie con il S.I. COBAS rispetto alle modalitàdi lotta tenute, anche in passato, chiediamo comunque alla Cooperativa S.Martino di rivedere la decisione di sospensione dei dipendenti iscritti a tale sindacato perché tale provvedimento appare chiaramente come una ritorsione e riteniamo che non sia accettabile che imprenditori o presidenti di cooperative si scelgano soggetti sindacali a proprio piacimento.

Sinistra Ecologia e Libertà Federazione di Piacenza”.


Colosimo (Piacenza Viva) “Ora basta, il diritto al lavoro deve essere garantito” 

Intervento di Marco Colosimo, Consigliere Comunale Piacenza Viva

Ora basta!

Qualcuno deve intervenire ad alta voce. Non è tollerabile che a numerosi lavoratori questi mattina sia stato impedito di accedere sul posto di lavoro da parte di opportunisti pseudo sindacalisti, accompagnati dai centri sociali di stampo comunista che approfittano dell’ignoranza economica e sociale di soggetti che lavorano all’interno di Ikea tramite la Cooperativa San Martino.

Il diritto allo sciopero è garantito, cosi come deve essere garantito l’ancora più importante diritto al lavoro se non vogliamo ritrovarci per l’ennesima volta, a distanza di un anno, di fronte alla seria minaccia di Ikea di delocalizzazione dello stoccaggio merci.

E ancora, è inaccettabile che IKEA sia stata costretta a chiudere i capannoni e quindi a rispedire a casa tutti i lavoratori chiamati in servizio, una situazione vergognosa, che sicuramente si ripeterà nei prossimi giorni, con un conseguente danno economico ingente che certamente non farà felice nessuno.

Sono pronto, a mobilitare tutti i lavoratori che vantano la pretesa, giusta e legittima, di poter accedere sul posto di lavoro, perchè in una situazione di crisi , come quella che stiamo vivendo è importante a mio parere, salvaguardare l’occupazione e quindi i diritti dei lavoratori ad accedere senza alcun pericolo e ostruzione all’interno di Ikea e di poter quindi svolgere le loro normali mansioni per un orario di lavoro non inferiore alle sei ore.

L’Amministrazione dica la sua, perchè se davvero vogliamo salvaguardare e sviluppare l’occupazione bisogna porre rimedio a queste strumentalizzazioni, perchè a rimetterci non saranno i vertici del movimento Si.Cobas e dei centri sociali, bensi solo ed esclusivamente i lavoratori.

LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE – Il Si Cobas ha spiegato le ragioni della mobiltazione e dello sciopero in una nuova nota diffusa in serata 

A protestare davanti ai cancelli del deposito dell’IKEA di Piacenza contro la politica ed i provvedimenti antisindacali della San Martino/Confcooperative oggi non c’era un “numero limitato di soci lavoratori”, come recitava ieri il comunicato della cooperativa, ma la maggioranza di quelli operanti presso l’appalto.

La tesi della minoranza facinorosa, esposta dai “signori delle cooperative” cade miseramente dopo 24 ore. Si rafforza, invece, la nostra convinzione che ci fa ritenere che questa iniziativa repressiva sia deliberata ed orchestrata scientificamente per arrivare ad un licenziamento di massa per far fuori il Sindacato SI.COBAS.

Domani si prosegue, stesso copione, e così sarà nei prossimi giorni, perché siamo pronti ad una lunga battaglia. La notizia intanto ha fatto il giro del paese e la solidarietà ci è giunta da molte città e situazioni che chiedono come poterci sostenere.

Domani, l’assemblea operaia prenderà le sue decisioni e lancerà un appello ed una campagna di mobilitazione e lotta per rilanciare ed estendere la solidarietà attiva alla nostra lotta. Una lotta che è parte integrante della battaglia di dignità e giustizia che il movimento degli operai della logistica ha saputo costruire in questi anni e patrimonio di tutto il movimento dei lavoratori stanchi di ricatti e soprusi.

Oggi ci hanno chiesto di fare un incontro con personale che non poteva decidere nulla, ci ha chiesto cosa volevamo e per dovere di cronaca lo riportiamo per farlo conoscere a chi legge:
1. Ritiro di tutti i provvedimenti disciplinari.
2. Riconoscimento formale del SI.COBAS, delle RSA – Rappresentanze Sindacali Aziendali – ed un accordo sindacale sui seguenti punti:

· Applicazione delle tariffe del CCNL del 1 agosto 2013. Le cooperative stanno applicando le tariffe del 26.01.2011. Nelle nostre buste paga compare una voce “anticipo futuri aumenti/AFA” erogato in base al raggiungimento di un indice di produttività. Quei soldi non devono essere legati ad indici di produttività, al pari dei lavoratori IKEA che hanno il nostro stesso CCNL (contratto nazionale). Si deve porre fine al dumping contrattuale nel Deposito Ikea. A titolo esemplificativo la paga base di un 5° livello è attualmente di 1385.91 mensile e di 8,2494 oraria, mentre le cooperative continuano ad applicare 1355.15 mensile e 8,06637 oraria.

· Istituti contrattuali di 13^, 14^ , TFR, FERIE, PERMESSI, ROL/EX-FESTIVITA’ non devono essere calcolati sulla base delle ore lavorate ma sulla base delle 168 ore mensili previste dal Contratto nazionale che specifica che per i mesi in cui il lavoratore lavora frazioni di mese superiori a 15 giorni gli istituti devono essere conferiti al 100%

· La copertura integrale di malattia ed infortunio, senza nessuna deroga a pretestuosi cavilli, al pari dei nostri colleghi assunti da IKEA. Le cooperative non possono parlare di mutualità quando lasciano il socio-lavoratore ammalato od infortunato senza adeguata copertura economica. Questa, per noi, è una questione di civiltà, inderogabile!

Sindacato Intercategoriale Cobas
Coordinamento provinciale – Piacenza

La Cooperativa San Martino in una nota replica alle tesi del Si Cobas, affermando di garantire il pieno rispetto dei diritti sindacali e la libertà sindacale di tutti i propri soci lavoratori applicando pienamente quanto previsto dalle norme vigenti.

“La Cooperativa San Martino ribadisce la piena applicazione di quanto previsto dal Contratto Nazionale di lavoro e delle norme in materia di lavoro, anzi arrivando ad applicare condizioni di miglior favore rispetto al Contratto quali ad esempio applicazione di tariffa mensa agevolata pari a 3,00 euro a pasto completo, piuttosto che l’attivazione per tutti soci lavoratori di assicurazione integrativa di tipo sanitario oltre a prevedere un accordo di premialità che ha permesso di erogare sino a 200,00 euro in più su base mensile oltre alla normale retribuzione.

Rimette pertanto in sede istituzionale, già da domani, la certificazione delle proprie affermazioni per porre fine alle pretestuose affermazioni e richieste di cui apprende notizia attraverso gli organi di stampa. Alla Cooperativa San Martino non interessa ridurre i luoghi di lavoro in posti di “lotte” e “violenze” e se qualcuno vuole farlo in un momento così difficile per il tema “Lavoro” se ne assumerà le relative responsabilità”.


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