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Soppressione cane Jeff, Ordine Veterinari: “I volontari non sono medici”

Un veterinario Ausl era stato accusato di maltrattamento animali per aver emesso un parere che ha comportato la soppressione del cane. Nei giorni scorsi il tribunale ha confermato l'archiviazione del procedimento a carico del professionista

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Pubblichiamo l’intervento dell’Ordine dei Medici Veterinari di Piacenza sulla vicenda della soppressione del cane Jeff, a seguito della quale un veterinario dell’Ausl di Piacenza era stato accusato, dopo un esposto da parte di un’associazione locale, di maltrattamento animali “per aver emesso, quale compito di istituto, un parere che ha comportato la soppressione del cane, al canile comunale”. Nei giorni scorsi il tribunale ha confermato l’archiviazione del procedimento a carico del professionista.

L’INTERVENTO – L’Ordine dei Medici Veterinari è un’istituzione che si fa garante anche dell’operato dei propri iscritti e il lungo dibattito sul “caso Jeff” – che ha visto anche l’intervento della Magistratura – è l’occasione per ricordare che il medico veterinario è chiamato ad operare secondo scienza e coscienza, con dignità e decoro, conformemente ai principi etici e deontologici propri della medicina veterinaria e come recita il giuramento professionale: “dedicare le competenze e le capacità alla protezione della salute dell’uomo, alla cura e al benessere degli animali, promuovendone il rispetto in quanto esseri senzienti; di impegnarsi  nel continuo miglioramento, aggiornando le conoscenze all’evolvere della scienza; di svolgere l’attività in piena libertà e indipendenza di giudizio.”

Dunque al veterinario è affidato anche il delicato compito di applicare le competenze, conoscenze e risorse della professione veterinaria ai fini della protezione e del miglioramento della salute umana nel rapporto tra collettività e animali.

In occasione dei recenti episodi successi sul nostro territorio e dopo l’insindacabile conclusione del Tribunale, è doveroso chiarire alcuni elementi di grande importanza che talvolta sfuggono agli occhi di chi, seppur impegnandosi in buona fede e con amore verso gli animali, non ha competenze in materia di medicina veterinaria.

Ogni medico veterinario che opera seriamente e risponde quotidianamente alla vocazione della professione veterinaria, è una persona che dedica la propria vita alla salute e al benessere degli animali, decide in base ad elementi oggettivi l’azione da intraprendere per la tutela della salute dell’animale e di quella dell’uomo nei rapporti con l’animale stesso.

Alla luce di elementi scientifici, valutazioni di rischio/beneficio e margini possibili di miglioramento in scienza e coscienza, il medico veterinario (e solo lui) ha capacità, strumenti e facoltà legale per poter intervenire e dovere intervenire operando una scelta nell’interesse della salute umana.

Certamente, quando si parla di animali molti sono i fattori che fanno parte della sfera emotiva, molti i sentimenti talvolta fuorvianti che non fanno cogliere ciò che invece permette ad un professionista di decidere le possibili soluzioni di un caso clinico e soprattutto prevenirne ricadute sulla salute della collettività.

Gli operatori che collaborano e aiutano nella gestione dei randagi svolgono un ruolo fondamentale, sono mossi da nobili sentimenti di tutela del modo animale, ma un contatto quotidiano con animali bisognosi non sostituisce un percorso accademico, nè tantomeno uno studio approfondito e totalmente dedicato al mondo animale e alla medicina veterinaria.

L’Ordine dei Medici Veterinari favorisce quindi un rispettoso controllo dell’attività dei propri iscritti da parte di privati cittadini e Associazioni di volontariato, ma auspica che ciò avvenga entro i dovuti limiti e tenendosi in debito conto che spesso i sentimenti si devono scontrare con gli obblighi, le leggi e il primario interesse della tutela della salute pubblica.

Quindi, secondo i principi essenziali che appartengono ad una società civile, si invita al rispetto dei ruoli e delle decisioni della Magistratura.
 

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