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Un altro capolavoro per i Radiohead. La recensione di PiacenzaSera

Non ci aspettavamo così presto un disco di inediti. Invece arriva, preceduto da un marketing sin troppo ricercato - post cancellati e false piste - e dal singolo "Burn the witch", questo nuovo "A moon shaped pool", disponibile da una settimana o poco più sulle piattaforme digitali

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La reunion dei Radiohead era già una grande notizia, e non ci aspettavamo così presto un disco di inediti. Invece arriva, preceduto da un marketing sin troppo ricercato – post cancellati e false piste – e dal singolo “Burn the witch”, questo nuovo “A moon shaped pool”, disponibile da una settimana o poco più sulle piattaforme digitali (ma non su Spotify, proprio adesso che avevano ceduto… disdetta).

In apertura proprio il singolo, un brano sincopato e spiazzante, coronato dagli archi della London Contemporary Orchestra, che lasciava prevedere un’opera conplessa e avanguardistica. Ma poi in sequenza ecco le ballate pianistiche “Daydreaming” e “Decks dark”, dolci e spettrali, e “Desert island disk”, un folk che batte territori già conosciuti. Tre canzoni tutto sommato semplici, che deluderanno quelli che da loro si aspettano sempre una Rivoluzione – ma quale Rivoluzione? – ma non noi, che in fondo ci accontentiamo di ascoltare grande musica contemporanea e senza compromessi. 

“Ful stop” è probabilmente il vertice compositivo dell’album, tra kraut ed elettronica, dominato dal canto dolente di Yorke, che si supera poi in “Identikit” con barocchismi degni del miglior Tim Buckley. “The numbers” e la bossanova di “The present tense” sono due invettive sul futuro incerto del pianeta e del suo ecosistema.Il finale è tutto di “True love waits”, una commovente canzone d’amore scritta negli anni ’90 e dedicata alle moglie di Yorke, dalla quale si è recentemente separato.

“A moon shaped pool” è un disco intimista e malinconico, ispirato e tecnicamente perfetto, che dipinge un passaggio desolato e rarefatto come quello lunare, appunto. Quasi una colonna sonora. Una meravigliosa colonna sonora.

Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

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