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Il capolavoro di Bertolucci “Novecento” rivive grazie alla magia del Museo Guatelli foto

Nell'ambito dell'Appennino Festival presentazione del docufilm "Il tempo lungo" dedicato a Novecento. 

C’è un capolavoro del cinema, e un museo che ha raccolto oggetti e rappresentato la cultura contadina come in nessun altro posto al mondo. E c’è un gruppo di autori piacentini che hanno deciso di rendere omaggio a “Novecento” recuperando i luoghi e le persone che quarant’anni fa sono state protagoniste del film di Bernardo Bertolucci. Un progetto dal titolo “Il tempo lungo”, che coinvolgendo protagonisti e comparse di allora, vuole scrivere un possibile seguito di Novecento, realizzando un film che sia nello stesso tempo omaggio a quell’opera e promozione di un territorio, dei suoi valori e della sua gente.

Gli autori, su invito dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli, in occasione della tradizionale festa che si tiene ogni anno in ricordo di Ettore presso la casa museo di Ozzano Taro, hanno presentato un’anteprima inedita e di grande impatto emotivo del loro progetto. Uno spettacolo di musica e parti recitate, basato sulla storia di Novecento, che ha saputo accompagnare i numerosi spettatori in un un viaggio all’interno del secolo scorso, raccontando della terra, della fatica, del fascismo, della guerra, della povertà, utilizzando le parole del film stesso.

Sul palco si sono alternati i musicisti Maddalena Scagnelli e Franco Guglielmetti, che hanno proposto musiche tradizionali della cultura popolare e contadina. L’attrice Mariangela Granelli ha recitato alcuni brani tratti dalla sceneggiatura di Novecento, scelti dal regista Andrea Canepari. Nel mezzo della musica e delle parole, gli autori hanno intervistato Demesio Lusardi, il vero protagonista e testimone di tutto quello che Novecento ha saputo raccontare.

Demesio, classe 1927, nato in provincia di Piacenza ad Agazzano, da sempre agricoltore, ha attraversato come contadino il secolo scorso, lavorando fin da ragazzo la terra; prima fittavolo, poi mezzadro presso la Corte agricola Le Piacentine, a Roncole Verdi. Luogo dove nel 1975  incontrò Bertolucci, che scelse quella bellissima cascina come set del suo film e dove Demesio, sempre per volere del maestro, finì per recitare insieme a Robert De Niro e Gérard Depardieu. Un cortocircuito tra finzione e realtà; il contadino chiamato a recitare se stesso, insieme a giovani ma già affermati attori, che diventeranno, anche grazie a quel film, delle star internazionali del cinema. 

Un racconto, quello di Demesio e di sua cognata Anna, pieno di episodi ed aneddoti, un vero e proprio “dietro le quinte” di un capolavoro che ha segnato la storia del cinema; il materiale che allora Ettore Guatelli, grande amico del padre Attilio Bertolucci, prestò a Bernardo per il film e che non fece più ritorno al museo, le uova che la famiglia Lusardi doveva nascondere alla troupe romana, la singolare morte in piedi recitata da Demesio, che colpito da Attila, un cattivo Donald Shutterland, cadde lento e non del tutto a terra, per evitare le pozzanghere della finta pioggia artificiale che aveva inondato il set.

Un viaggio costruito sul filo dei ricordi e delle emozioni, in uno spettacolo che, nella bellissima cornice del museo Guatelli, ha saputo far rivivere con forza il capolavoro di Bertolucci.

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