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La recensione di PcSera: “Skeleton tree” di Nick Cave

Album oscuro e inquietante, a tratti devastante, scritto dal maledetto Cave dopo la morte assurda del figlio quindicenne, Arthur, uno dei suoi due gemelli, precipitato da una scogliera nei pressi di casa. Non poteva essere altrimenti

NICK CAVE
Skeleton tree (2016)

Album oscuro e inquietante, a tratti devastante, scritto dal maledetto Cave dopo la morte assurda del figlio quindicenne, Arthur, uno dei suoi due gemelli, precipitato da una scogliera nei pressi di casa. Non poteva essere altrimenti.

Il disco – il sedicesimo della lista – si apre con il primo singolo – ma che razza di singolo! “Jesus alone” è una preghiera senza speranza: “You fell from the sky/crash landed in a field /near the river Adur (…) with my voice/I’m calling you”.

La successiva “Rings of Saturn” è invece una ballata più rilassata, quasi jazzy, recitata da Cave con un bel coro di risposta. Spetta a “Girl in Amber” tornare al nero e all’apocalittico, uno dei vertici compositivi e brani più intensi dell’opera, a noi ricorda il Cohen di “The Future”. Anche qui solo pianoforte e archi sommersi, orchestrati dal polistrumentista Warren Ellis. Niente percussioni: i Bad Seeds stavolta rimangono sullo sfondo.

Ancora più rarefatta l’atmosfera di “Magneto”, che sembra galleggiare nel nulla. In lontananza, ci pare di sentire il canto delle cicale. Ci vuole tutta la maestria e la classe di Cave per riuscire a tenere la scena.

La musica è come se non ci fosse. Pochi loop a far da sfondo alla sua voce tenebrosa e quasi malata. In “Anthrocene” ecco leggere folate di batteria, e poi il crescendo di “I need you”, ottimo secondo singolo: “Nothing really matters/nothing really matters/when the one you love is gone”. Più eterea “Distant Sky”, che registra un duetto con il soprano danese Else Torp, dall’ angelica voce.

Solamente alla fine c’è una flebile speranza, come un raggio di luce nell’oscurità: Skeleton tree ci riporta sulla terra, è una ballata classica e tradizionale a là Cave, di più, superlativa, come solo lui sa fare.

L’ennesimo capolavoro di una ormai lunga lista.

Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

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