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L’economia piacentina “salvata” dall’export, più 50 per cento dal 2011

Le esportazioni hanno salvato l'economia piacentina. La frase è forse un po' enfatica ma sintetizza gli esiti della ricerca compiuta sull'andamento dell'export negli anni 2011-2015 a Piacenza condotta dal professor Paolo Rizzi

Le esportazioni hanno salvato l’economia piacentina. La frase è forse un po’ enfatica ma sintetizza gli esiti della ricerca compiuta sull’andamento dell’export negli anni 2011-2015 a Piacenza condotta dal professor Paolo Rizzi del laboratorio di economica locale dell’Università Catttolica per conto della rivista della Provincia e Camera di Commercio Piacenz@Economia.
 
I dati sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa in Provincia alla presenza di Vittorio Silva, Direttore Generale della Provincia di Piacenza, di Antonio Colnaghi, del Presidente della Camera di Commercio Alfredo Parietti e il professor Paolo Rizzi.

Nella ricerca si documenta, attraverso i numeri, il “cambiamento di pelle” subito dall’economia locale con la crescita dei flussi commerciali verso l’estero (aumento di quasi il 50 % dal 2011 al 2015), trascinati anche da un effetto-logistica. 

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Di seguito una SINTESI della ricerca pubblicata su Piacenz@Economia

LA TENUTA DELLA COESIONE TERRITORIALE – A fronte di indicatori del mercato del lavoro sempre più preoccupanti, nuove forme di disagio sociale periodicamente denunciate dalla Caritas e dinamiche delle imprese per la prima volta connotate da segni negativi, la coesione territoriale in termini di cooperazione pubblico privato e il coordinamento delle politiche territoriali hanno continuato a caratterizzare il contesto locale, fino all’esperienza di Expo 2015, dove Piacenza si è presentata con un proprio allestimento (unica città italiana) ed una serie significativa di eventi nazionali ed internazionali (Rizzi 2015).

Ma anche in termini di politiche di marketing territoriale, è continuato lo sforzo per rafforzare l’attrattività dell’area sia in termini di investimenti che di flussi turistici (Graziano 2014) e soprattutto sia da parte degli enti locali che delle associazioni di categoria e degli stakeholder locali. Da ultimo, ma non per importanza, la dinamica delle esportazioni piacentine ha continuato un trend fortemente positivo, in linea con le tendenze regionali e nazionali ma con tassi di crescita decisamente superiori a tutti i territori di confronto (Piacenz@ 2013-2014-2015, Bolzoni 2017). Se si analizza infatti la crescita dell’export provinciale a prezzi correnti degli ultimi 20 anni emerge una dinamica che evidenzia in modo eclatante le migliori prestazioni del sistema locale con valori di esportazione quadruplicati nel periodo considerato

BALZO IMPRESSIONANTE DELL’EXPORT – Anche restringendo l’analisi all’ultimo quinquennio, dopo il calo evidente provocato dalla recessione internazionale del 2008-2010, si osserva un balzo positivo delle esportazioni piacentine davvero impressionante, con un valore nominale che ha raggiunto quasi i 4 miliardi di euro nel 2015 ed un aumento di quasi il 50% dal 2011. Altrettanto sorprendente risulta il fatto che le province di Parma, Reggio, Modena e Bologna, da sempre caratterizzate da indici di apertura internazionale più elevati, abbiano registrato negli ultimi anni performance sempre positive ma assai inferiori a quelle locali. 

SETTORI STORICI IN DIFFICOLTA’ – Le difficoltà di alcuni settori storici dell’economia locale, quali i materiali da costruzione, l’artigianato e il commercio, hanno determinato significativi ridimensionamenti aziendali e occupazionali, ma l’export sembra aver compensato gli effetti recessivi con importanti commesse dall’estero e significativi afflussi di valuta pregiata.

Tanto da raggiungere un peso delle esportazioni sul valore aggiunto provinciale pari a circa il 50% nel 2015, quando tale propensione risultava pari a circa il 25% negli anni ‘90 e circa il 30% nel decennio scorso. Tale dinamica ha permesso a Piacenza di diventare la terza provincia in regione per peso dell’export sul valore aggiunto, superata solo a Reggio Emilia (60% circa) e Modena (55%), lontana da alcune aree totalmente internazionalizzate del paese come Arezzo (80%), Vicenza (70%), Belluno (66%), sedi di storici distretti industriali, ma ben al di sopra delle altre province della regione, della media emiliano-romagnola (42%) e soprattutto italiana (28%) o meridionale (13%).

Ora questi dati eclatanti meritano un approfondimento di analisi, sia per individuare i settori e le imprese a maggior propensione esportativa o le aree di destinazione a maggior crescita, sia soprattutto per verificare come sia stato possibile ribaltare le storiche caratteristiche dell’apparato produttivo locale poco orientato all’internazionalizzazione. 

CAMBIAMENTO DI PELLE DELL’ECONOMIA PIACENTINA – Possiamo quindi rispondere al quesito iniziale di questa analisi, ovvero se il boom delle esportazioni piacentine registrate nell’ultimo decennio sia da attribuire ad un cambiamento strutturale dell’economia locale verso una nuova propensione all’internazionalizzazione della produzione o se il dato sia ascrivibile ai nuovi flussi commerciali derivati dalle attività logistiche insediate nell’area.

Si può cioè affermare che il peso dell’export sul valore aggiunto provinciale (50%) sia da ridurre in realtà almeno di un quarto, proprio per l’effetto-logistica, che tuttavia va considerato come un ulteriore stimolo al business internazionale originato dall’area, anche per lo sviluppo di imprese di terziario avanzato legato ai servizi doganali (ad esempio Europool Piacenza e Sesap).

LE CONCLUSIONI – In ogni caso resta comunque evidente come i flussi commerciali verso l’estero siano davvero cresciuti in misura eclatante negli ultimi anni. Vanno in questa direzione riconosciuti gli sforzi e i successi delle imprese piacentine, soprattutto nei settori della meccanica avanzata, della raccorderia e dei mezzi di trasporto, oltre che dell’agroalimentare, ma va anche sottolineato come le recenti iniziative di enti locali e associazioni economiche siano riuscite a favorire azioni efficaci di promozione di prodotti e imprese, sviluppando forme nuove di collaborazione e network con duplice valenza, sia di irrobustimento delle compagini imprenditoriali che di marketing di prodotto e territorio. 

PENDOLARISMO E LAVORO – Sono state di recente rese disponibili da ISTAT le matrici origine-destinazione dei movimenti pendolari per ragioni di studio e di lavoro rilevati in occasione dell’ultimo censimento del 2011. Si tratta di dati di estremo interesse, anche se “datati”, perché consentono di indagare aspetti importanti delle relazioni tra Piacenza e i territori limitrofi. Ebbene, come vedremo nel seguito, l’analisi di questi dati ci consegna – non senza una certa sorpresa – il quadro di un sistema economico locale che ha fortemente accresciuto le sue capacità di attrazione dall’esterno, al punto da passare dalla condizione di “esportatore” di forza lavoro verso le altre province a quella di “importatore”.

L’economia piacentina storicamente è infatti sempre stata dipendente dai territori limitrofi per quanto riguarda il flusso interprovinciale dei lavoratori, con saldi negativi tra entrati e usciti piuttosto consistenti. Al censimento del 1991, a fronte di 4.242 ingressi avevamo 7.975 uscite, e un saldo di -3.733 lavoratori; nel 2001 invece si registravano 6.345 pendolari in entrata e 9.268 in uscita, con un saldo in diminuzione ma sempre negativo di -2.923 persone. Nel 2011 invece la situazione vede un significativo cambiamento: a fronte di 11.748 lavoratori in “uscita”, se ne sono riscontrati 11.869 in entrata, con un saldo positivo di 121 unità
 

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