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Pomodoro da industria “Inaccettabile decurtazione del prezzo del 15% in due anni”

"Sempre peggio, da 92 a 79,75 euro a tonnellata negli ultimi due anni. Gli agricoltori non possono accettare una decurtazione del prezzo indecente e, oserei dire, inammissibile pari al 15%» è il duro commento del presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi."

Accordo quadro pomodoro industria 2017, Tosi (Confagricoltura Emilia Romagna): “Sempre peggio. La parte agricola non può accettare una decurtazione del prezzo del 15% in soli due anni; non può accollarsi il costo delle inefficienze di una filiera produttiva guidata da Op incapaci di programmare e tutelare la redditività delle aziende agricole»

La nota stampa – Ci risiamo: i produttori sono in ginocchio e l’Emilia-Romagna rischia di perdere una (altra) coltura strategica del territorio. «Sempre peggio, da 92 a 79,75 euro a tonnellata negli ultimi due anni. Gli agricoltori non possono accettare una decurtazione del prezzo indecente e, oserei dire, inammissibile pari al 15%» è il duro commento del presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi.

La parte agricola esce con le ossa rotte dall’accordo quadro 2017 del Pomodoro da Industria del Nord Italia, chiuso ieri sera a 79,75 euro a tonnellata che varranno, però, ed esclusivamente, con una produzione non superiore a 1.700.000 tonnellate. Sopra tale soglia, infatti, scatterà la penalità di 20 euro a tonnellata, ovviamente a carico del produttore.

«Un’ulteriore ammenda – aggiunge il presidente regionale di Confagricoltura – inaccettabile per l’agricoltore, l’unico che continua a pagare il prezzo più alto e che si accolla di fatto la debacle finanziaria di una filiera produttiva inefficiente perché guidata da Organizzazioni dei Produttori incapaci di programmare e tutelare gli interessi e la redditività delle aziende agricole».

Ancora: «Che ruolo hanno giocato nella trattativa le strutture di trasformazione gestite da rappresentanti delle Op e del mondo agricolo se il prezzo concordato alla fine è risultato così penalizzante per i produttori?». E come se non bastasse, prosegue Tosi, la tabella dei parametri qualitativi è soggettiva (ambigua) e lascia ampia libertà di interpretazione all’industria di trasformazione, tanto da permetterle di pagare il prodotto a prezzi stracciati e di gran lunga inferiori a quelli spagnoli, portoghesi e californiani.

Rincara la dose il presidente regionale dei produttori di pomodoro di Confagricoltura, Giovanni Lambertini: «Le ripercussioni sul reddito degli agricoltori saranno insopportabili, con quotazioni che si attestano ben al di sotto dei costi di produzione. Ora, però, ci auguriamo che le Op sappiano almeno programmare le superfici coltivate necessarie per ottenere i quantitativi produttivi previsti dall’accordo, al fine di scongiurare lo spettro di esose penali».  

CONFAPI INDUSTRIA PIACENZA: “UN COMPROMESSO NECESSARIO” – “L’accordo quadro sul prezzo del pomodoro da industria” – ha dichiarato il
presidente di Confapi Industria Piacenza Cristian Camisa, “ è un compromesso necessario in cui c’è stato grande senso di responsabilità da parte di tutti”.
Questo è il primo commento sull’accordo raggiunto fra agricoltori e industriali che fissa il prezzo di riferimento del pomodoro da industria del Nord Italia a 79,75 euro a tonnellata.

“La trattativa è stata molto difficile” – ha continuato Camisa – “Confapi è stata determinante per arrivare alla definizione dell’accordo in tempi relativamente brevi. Rispetto all’anno scorso la firma è stata fatta con oltre un mese di anticipo, questo permetterà anche agli agricoltori di programma meglio le superfici. C’è stata una riduzione del prezzo rispetto all’anno passato, questo è vero, ma ciò è dovuto anche al fatto che purtroppo ci dobbiamo confrontare con un mercato mondiale. La Spagna ha pagato 70 Euro la tonnellata. Un altro aspetto positivo è che sono stati inseriti dei limiti alla sovrapproduzione che dovrebbero maggiormente tutelare le marginalità della filiera”.

“Siamo arrivati al momento di ripartire” ha concluso Gabriele Zanelli rappresentante di Confapi nella trattativa a Parma, “questo deve essere l’anno di
ripartenza della filiera del pomodoro. Qualcosa deve cambiare perché nella situazione di oggi non c’è spazio per nessuno”.

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