PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Jazz e stampa 3D: al Bettinardi vince l’innovazione foto

Un’imboccatura da sassofono prodotta artigianalmente con una stampante 3d e un’insolita formazione con doppia batteria e doppio sax, novità assoluta per il concorso Bettinardi, sono gli elementi di innovazione che hanno accompagnato alla vittoria i Teik chu e il Tmb Trio.

Il pubblico ha invece preferito l’esecuzione più tradizionale dell’Ergio Valente Trio, votata da quasi la metà dei presenti al Milestone per la finale della competizione per i gruppi.

La serata dei nuovi talenti del jazz italiano si era aperta con ​i​ Pure Joy, quartetto bergamasco caratterizzato dall’unica presenza femminile del contest, ​l’​energica contrabbassista e leader del gruppo. ​In scaletta Scarlet River, un atto di rivolta contro il femminicidio, poi il grande classico My favorite things e infine l’autobiografica Pure Joy, un’esplosione di energia e di suoni.

Una macedonia di ricca di spunti, con un ingrediente forse troppo pre​varicante​ sugli altri.

Sul palco e’ poi salito il Tmb Trio di Treviso, che ha stupito per la bravura tecnica e la perfezione stilistica. Per loro un inedito ispirato ad un quadro di Magrit​t​e e gli standard Round midnight di Thelonious Monk e ​Countdown di John Coltrane.
Una tagliatella con il ragù eseguita come dio comanda, cioè un piatto della tradizione magari non ricco di intuizioni ma carico e quasi perfetto.

A seguire, sempre dal Veneto, i Teik Chu di Lonigo, primi a portare sul palco del club di Via Musso una doppia batteria ​e ​un doppio sassofono, per il progetto più originale e coraggioso di questa edizione. La temuta assenza degli strumenti a corde non si è affatto sentita negli arrangiamenti singolari dei classici di Duke Ellington, Thelonious Monk e Gil Goldstein.
Un piatto da nouvelle cuisine, innovativo e coraggioso.

La palma per il gruppo più sfortunato e’ andata all’Alessio Falcone Open Quartet, che ha pagato dazio alla dilagante influenza presentandosi in forma ridotta senza il trombonista. Il quartetto diventato Trio si è cimentato nei brani originali Claudio of Ger e Studio n. 3 e lo standard Black narcissus di Joe Henderson, facendo irrompere finalmente il pianoforte sulla scena e creando un’atmosfera più ovattata e notturna. Una lasagnetta vegana ben eseguita, che ha lasciato pero’ la sensazione che mancasse qualcosa.

A chiudere e’ salito sul palco l’Ergio Valente Trio, giunto da Mondragone di Caserta per presentare un progetto di jazz pulito e piacevole, tanto da meritarsi il riconoscimento del pubblico. Per loro gli originali The starter e Ritratto e uno standard di Frank Loesser: uno zuppa di fagioli alla napoletana, semplice, calda e sostanziosa.

Sabato prossimo al Milestone la finale dei solisti, poi la grande kermesse del Piacenza Jazz Fest.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.