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La lezione di Sgarbi con la “luce perfetta” per ammirare il Pordenone foto

A lezione con Vittorio Sgarbi che ha parlato nella basilica di Santa Maria di Campagna non solo del Pordenone e degli splendidi affreschi visibili a tutti nella cupola, ma più in generale della bellezza e dell’arte.

Vittorio sgarbi

Il critico è presente a Piacenza sabato 14 aprile con tre conferenze in occasione dell’evento Salita al Pordenone, promosso dalla Banca di Piacenza.

“Con questa luce – ha sottolineato – è la giornata perfetta per ammirare gli affreschi, che paiono ancora più luminosi, quasi fossero stati oggetto di restauro”.

La lezione dedicata a “L’arte del Pordenone” è andata in scena nella basilica di Santa Maria di Campagna davanti a un folto pubblico.

Il critico si è fermato in basilica per ispezionare alcuni affreschi. A un certo punto ha notato un ritratto di Papa Giovanni Paolo II appeso a una parete che celava un’iscrizione ben più antica. Nelle foto il momento della piccola “scoperta”.

Nel primo video padre Secondo Ballati parla della salita, qui sotto Vittorio Sgarbi.

Il secondo appuntamento alle 15, sempre di sabato 14 aprile, all’oratorio di San Giuseppe a Cortemaggiore. Terzo e ultimo incontro, alle 16 e 30, alla Rocca Pallavicino – Casali a Monticelli.

SGARBI: IN S. MARIA DI CAMPAGNA, GRAZIE AL PORDENONE, LA PRIMA GRANDE CUPOLA ROMANA DEL NORD ITALIA

Piacenza, 14 aprile 2018 – Una vera e propria lezione di storia dell’arte, dedicata non solo al Pordenone e al “Manierismo padano”, ma anche ad alcuni dei più grandi artisti rinascimentali. Una lezione tenuta questa mattina davanti ad oltre cinquecento persone nella basilica di S. Maria di Campagna dal prof. Vittorio Sgarbi, ospite della Banca di Piacenza per uno dei più importanti eventi collaterali alla “Salita al Pordenone”.

“Senza questa importante iniziativa culturale della Banca di Piacenza, fortemente voluta dall’avv. Sforza Fogliani – ha detto Sgarbi all’inizio della sua conversazione durata oltre un’ora – Giovanni Antonio de’ Sacchis sarebbe rimasto uno dei tanti grandi artisti italiani semi sconosciuti. Non ce ne hanno parlato a scuola, così come non ci hanno fatto studiare Lorenzo Lotto, perché fino agli inizi del ‘900 l’arte italiana coincideva esclusivamente con quella toscana.

La grande arte italiana comincia con Giotto e continua con Masaccio e Michelangelo, tutti straordinari maestri e tutti toscani. Solo nel ‘900 è stato tolto questo primato alla Toscana per valorizzare pittori e realtà artistiche di altre parti d’Italia”.

Sgarbi in Santa Maria di Campagna

Un merito che, secondo Sgarbi, va in parte ascritto a Roberto Longhi grazie alla mostra d’arte sul Rinascimento organizzata a Ferrara nel 1933. Un’esperienza simile fu ripetuta l’anno dopo a Bologna con una mostra che aiutò a rompere il concetto unico di arte solo toscana, e a valorizzare quello che Sgarbi ha definito una sorta di “federalismo artistico”.

“Caravaggio, grande artista milanese, trasse ispirazione in tutto il nord Italia, sicuramente anche in questa chiesa davanti agli affreschi del Pordenone e davanti alla sua Deposizione realizzata a Cortemaggiore; ma al nord non lasciò traccia, operando poi soltanto a Roma. Pordenone, al contrario, operò prima nel Veneto, rivaleggiando a lungo con Tiziano, e successivamente a Roma, tra il 1516 e il 1518, per studiare e trarre ispirazione dalle opere di Raffaello e di Michelangelo. Così riuscì a caricarsi di una dimensione che va oltre Tiziano e non a caso Vasari, nella sua raccolta di biografie, lo definì “il più bravo e celebre nelle invenzioni delle storie e nel disegno a fresco…”.

Per questo Pordenone è diventato, e va considerato, il primo vero “manierista padano”. Parafrasando Manzoni, potremmo dire che ha risciacquato le vesti in Tevere diventando il primo ad esprimere la Maniera moderna, cioè la Maniera di Michelangelo. Pordenone è il primo interprete della pittura romana nel nord Italia, che grazie agli affreschi di questa cupola fiorì a Piacenza, a Cremona, Ferrara, Mantova, Brescia e in altri centri che sono, appunto, i luoghi del “Manierismo padano”. Il Rinascimento declinato al “Manierismo padano”, quindi, si è concretizzato proprio qui, in questa città che vanta la prima grande cupola romana del nord Italia”.

Prima del lungo applauso tributatogli dal pubblico, Sgarbi ha anche ricordato i nudi femminili della cupola pordenoniana, unione tra il mondo pagano e quello cristiano, che fortunatamente non sono passati sotto la scure del Braghettone.

La mattinata, dopo i saluti di padre Secondo Ballati, è stata conclusa dall’avv. Corrado Sforza Fogliani, Presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, che ha ringraziato Sgarbi per l’alto impegno artistico profuso a favore del Pordenone, di S. Maria di Campagna ma anche di tutto il territorio piacentino.

Vittorio sgarbi

“Mi sono convinto che Leonardo sia stato a Monticelli”
Le tappe nella Bassa della giornata piacentina di Vittorio Sgarbi

Piacenza, 14 aprile 2018 “La bellezza ci aspetta ovunque. Mi auguro che questo luogo, così come tutti quelli del Piacentino, vengano conosciuti per i tesori artistici che conservano e diventino meta di un turismo che dia linfa a quella che io chiamo l’economia della bellezza e che questo sia di buon auspicio per un’Italia migliore”. Vittorio Sgarbi ha appena concluso il suo intervento a Monticelli, ultima tappa della sua giornata piacentina – ospite della Banca di Piacenza – dedicata all’arte del Pordenone (prima in Santa Maria di Campagna e poi a Cortemaggiore). Si prende la terza scorpacciata di applausi il critico d’arte, che ha sottolineato che pur non essendoci opere del Pordenone a Monticelli, c è un filo che li lega: I Pallavicino.

“Rispetto a Pordenone che portò Roma al Nord – ha spiegato Sgarbi – qui il percorso è diverso e precedente. Siamo al centro dell’Europa con il Gotico internazionale, con quello splendido esempio di miniatura degli affreschi della cappella del Bembo (che il critico d’arte è andato a rivedere, ndr), una delle opere più importanti del ‘400. L’immagine che oggi mi ha più colpito è stata l’ultima cena: ci sono dei particolari che mi portano a pensare che prima di dipingere la sua Leonardo sia passato di qui”.
Dopo la lectio magistralis sul Pordenone tenuta a Santa Maria di Campagna davanti a un numerosissimo pubblico, Vittorio Sgarbi ha fatto tappa a Cortemaggiore.

Ha dapprima visitato l’Oratorio di San Giuseppe apprezzando soprattutto le opere del Tagliasacchi e del Chiaveghino e ricordando che fu lui a dare l’input alla Banca di Piacenza per il recupero di questo piccolo gioiello, per poi trasferirsi nella basilica di Santa Maria delle Grazie, dove era ad attenderlo un folto pubblico. “Pordenone fu incaricato dai Pallavicino di affrescare la chiesa dell’Annunziata nel 1529: l’artista friulano era stato a Roma, conosciuto Raffaello, visto Michelangelo e arrivò qui con voglia di raccontare la sua esperienza, come Modigliani di ritorno da Parigi.

Pordenone portò Michelangelo a Cortemaggiore e a Piacenza”. Sgarbi ha sottolineato come la sua città natale si sia decisa solo il prossimo anno di celebrare il suo illustre concittadino. “Sforza Fogliani ha giocato d’anticipo, ma sono riuscito a stabilire un contatto tra Pordenone e Piacenza.

Porterò alla grande mostra dedicata ad Antonio de’ Sacchis a Pordenone la splendida Deposizione che avete qui nella chiesa dell’Annunziata, la pala d’altare che si trova a Capodimonte (nella cappella dei Pallavicino, come noto, c’è una copia, ndr) e anche la Pietà che è stata scoperta qualche anno fa e che avete qui in questa meravigliosa basilica”.

Il critico d’arte è stato accompagnato nel corso delle tre tappe piacentine dal presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani.

Commenti

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  1. Scritto da metabolik

    Ma dobbiamo sorbirci Sgarbi ad ogni evento di valorizzazione dei nostri tesori artistici ?
    Non abbiamo bisogno di lui per apprezzarli e goderne, e poi Sgarbi non è una figura neutrale, rappresenta un partito politico.
    Ha veramente rotto le scatole, non se ne può più, è una presenza nevrotica e squalificante.

    1. Scritto da UnPiacentino

      Per metabolik. Peccato che chi scrive abbia evidenti pregiudiziali di natura politica che casomai squalificano lui