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Restaurata l’Imago Pietatis, prezioso bassorilievo nella farmacia dell’ospedale foto

Nel chiostro dell’ex Monastero Olivetano di San Sepolcro (all’interno dell’ ospedale di Piacenza) è stato presentato il restauro conservativo del bassorilievo policromo Imago pietatis. L’opera, di autore ignoto, risalente presumibilmente alla seconda metà del XV secolo, è collocata in un locale della farmacia ospedaliera, in un ambiente molto simile a quella che poteva essere una piccola cappella.

imago pietatis

La scultura rappresenta una cosiddetta Imago pietatis, raffigurante Gesù morto in posizione eretta, visibile dalla vita in su fuori dal sepolcro, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul ventre. L’opera è stata restaurata, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza (presente Anna Coccioli Mastroviti), da Davide Parazzi (nel video), grazie al contributo determinante del Rotary Club Piacenza Farnese (presente Paolo Bosi, presidente). Continua l’impegno dell’Azienda Usl di Piacenza per valorizzare il proprio patrimonio storico, culturale e artistico e renderlo fruibile alla cittadinanza.

Con ogni probabilità l’opera non era collocata originariamente in questa postazione ma in un luogo di passaggio, forse anche in esterno, dove le persone potevano toccarla in atto devozionale: forse poteva essere in ambiente attiguo all’ospedale, non escludendo la grande chiesa, oggi perduta, che sorgeva dove attualmente abbiamo San Giuseppe.

In epoca ignota il bassorilievo è stato spostato, causando perdite o rotture di parte dell’immagine. La somiglianza della singolare posizione con cui è raffigurato Cristo ha portato alcuni a supporre che sia stata direttamente ispirata alla Sindone, il che rafforzerebbe il legame del telo con il mandylion o immagine di Edessa, venerato dalle comunità cristiane orientali, sul quale era raffigurato il volto di Gesù.

Imago pietatis

L’Imago pietatis potrebbe essere datata attorno agli anni ’80 del 1400 e da attribuirsi ad Agostino De Fundulis, che nel 1482 si trovava a lavorare in Piacenza, per la decorazione di Palazzo Landi, oggi sede del Tribunale. La raffigurazione è tipica nella fascia basso lombarda che passa soprattutto dal pavese e lodigiano fino al cremonese e mantovano. La fisiognomica facciale potrebbe suggerire alcune consonanze con i De Fondulis ma le botteghe dei coroplasti erano molte per arrivare a stabilirlo con certezza.

L’intervento di ripristino ha previsto diverse fasi. Il restauratore Parazzi ha cominciato rimuovendo lo sporco superficiale e le stesure di film protettivo inserite durante i precedenti restauri. Il professionista ha quindi stuccato le lacune di preparazione tramite polvere di marmo e calce idrata (grassello di calce) e lisciato.

Per riportare il bassorilievo ai colori originali, sono tati utilizzati pigmenti legati con gomma arabica (acquerello), realizzata con tecnica a selezione rigatino. Questo tipo di reintegrazione consente di mimetizzare le lacune creando un’uniformità visiva, permettendo allo stesso tempo una facile identificazione della parte cromatica aggiunta. Inoltre, l’utilizzo degli acquerelli rende l’intervento estetico di facile rimozione qualora in futuro se ne presentasse la necessità.

Tra il folto pubblico presente all’inaugurazione anche l’ex presidente della Banca di Piacenza Luciano Gobbi.

Imago pietatis

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