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“Il Festival è tornato alle sue origini, una scommessa vinta” foto

“La 22esima edizione si è conclusa con il segno positivo, è stato un anno molto particolare per le scelte artistiche e del cartellone del Festival”.

Paola Pedrazzini, collaboratrice di Marco Bellocchio e “anima” del Bobbio Film Festival, traccia un bilancio della kermesse giunta al termine dopo due settimane intense di proiezioni, incontri e dibattiti nel Chiostro di San Colombano.

Un’edizione coraggiosa, anche nella fase della premiazione finale, che ha assunto più che nel passato i connotati di un festival vero e proprio, con premi più ambiti e contesi del solito.

Perchè a misurarsi con il concorso c’erano pellicole di qualità, allineate ai nastri di partenza da caratteristiche comuni.

Con il marchio di fabbrica di giovani registi, opere prime uscite nella stagione appena conclusa e meritevoli di essere recuperate alla visione di un pubblico non solo di nicchia.

Assente il maestro Marco Bellocchio perchè impegnato nelle riprese in Sicilia del suo nuovo film sul pentito Buscetta. Il figlio Piergiorgio ha spiegato le ragioni di questa “lontananza”: “La lavorazione di un film assai impegnativo non ha permesso che fosse qui, ci ha detto fate voi, perchè siete in grado di fare bene il festival”.

Bobbio Film Fest, la serata finale

A spiegare la cifra culturale del Festival edizione 2018 ancora Paola Pedrazzini.

“Quest’anno è stata fatta una scelta legata alle opere prime, una scelta quasi integralista, che non concedeva quasi nulla a glamour.

Una decisione nata da una serie di circostanze, nel nostro comitato direttivo formato da Marco e Piergiorgio Bellocchio, e anche da Enrico Magrelli, ci è stata segnalata la presenza di un numero elevatissimo di opere prime nella stagione appena passata, suggerendo di farne un elemento guida di questa edizione”.

“E’ stato un fattore interessante subito preso in considerazione, ci è sembrato così di tornare alle origini del Bobbio Film Festival, all’identità originaria della manifestazione”.

E’ stata una scommessa, che è stata vinta, – fa notare la Pedrazzini – dopo aver visto la partecipazione degli spettatori e la qualità dei dibattiti dopo la fine delle proiezioni, anche a detta degli artisti e dei registi ospitati, con domande non scontate e la curiosità del pubblico rispetto ai film”.

“Questa è stata l’anima del Festival, nonostante non ci siano stati i nomi di cartellone. E’ stato un banco di prova importante e la dimostrazione che il pubblico in questi 20 anni di Festival è stato educato alla visione”.

“Naturalmente questo non vuol dire che quella delle opere prime sarà l’unica impostazione del Festival, per l’edizione del 2019 siamo disponibili a riaprirci ad un cartellone che contempli anche le proiezioni mainstream”.

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