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La Piacenza nascosta svelata da Philippe Daverio. Un tuffo nella storia, “seme” di ogni arte foto

E’ stato un tuffo nella storia, seme di ogni arte, l’incontro con lo storico e critico dell’arte Philippe Daverio alla scoperta della città di Piacenza.

Penultimo appuntamento, quello con Daverio, della rassegna culturale Estate al Farnese in attesa del gran finale di stagione, che vedrà protagonista stasera (12 settembre) Eugenio Finardi in concerto, nella stessa meravigliosa cornice.

Non un posto libero per la serata con Daverio, nome internazionale dell’arte e della cultura, numerose le persone in piedi, alle quali gli organizzatori hanno fatto pagare un prezzo ridotto.

Forse il pubblico si sarebbe aspettato un viaggio dal sapore più propriamente artistico tra i tesori di Piacenza: palazzi, chiese, monumenti noti e meno conosciuti descritti da un grande maestro, “inviato speciale” sui luoghi dell’arte”, e accompagnato da Lamberto Curtoni al violoncello.

Daverio però nel suo itinerario è andato molto oltre questa prospettiva, arrivando all’arte dalla porta della storia. Un’arte accennata in maniera discreta e sottile (Palazzo Farnese, S. Antonino, le statue del Mochi per esempio), illuminando soprattutto le dinamiche storiche che hanno determinato la fisionomia del centro cittadino, così come lo vediamo oggi.

“Perché – ha detto Daverio – la critica dei palazzi la trovate anche nei miei libri, ma per comprendere l’arte bisogna partire dalle radici profonde che l’hanno resa possibile: quindi dalla storia”.

Un incontro-scontro tra poteri religiosi, civili, militari, quello ripercorso dal critico, da Carlo V, a Papa Farnese, ai Ducati di Milano, Parma e Piacenza tra Cinquento e Ottocento. Tutto questo ha portato alla Piacenza di oggi, che per la sua storia e la sua ricchezza artistica, potrebbe, secondo Daverio, essere legittimamente eletta a “capitale d’Europa”.

“Un’Europa che – evidenzia – è, e dovrebbe essere, molto più di euro, economia e burocrazia. Dovrebbe essere soprattutto crogiuolo e unione di cultura, pur nel rispetto delle differenze”.

L’applauso finale e prolungato del pubblico ha rivelato che le aspettative non solo non sono state deluse, ma, forse, superate. A confermarlo il commento conclusivo dell’organizzatore Max Marchini: “mai registrata una presenza di pubblico tanto folta, è stata una gradita sorpresa”.

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