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“Oltre la notte”, struggente chiusura della rassegna all’Arena Daturi

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È terminata il 4 settembre la rassegna cinematografica serale all’aperto, promossa dal Comune di Piacenza e dall’Associazione culturale Cinemaniaci presso l’Arena Daturi.

In proiezione l’ultimo film del regista turco- tedesco Fatih Akin “Oltre la notte”, con ingresso gratuito causa concomitante concerto dei New Trolls a Palazzo Farnese.

Oltre la notte la luce può anche non tornare e continuare a rimanere buio. Questo il messaggio drammatico e disperante lanciato dall’opera di Akin a fronte della violenza gratuita perpetrata dagli attentati neonazisti in Germania, ma soprattutto dell’insanabile tragedia personale vissuta da Katia, la protagonista (Diane Kruger, Palma d’oro a Cannes 2017 come miglior attrice).

La donna perde infatti il marito, immigrato tedesco di origine turca, e il loro unico figlio in un attentato terroristico di estrema destra. Un pomeriggio come tanti, in un quartiere multietnico di Amburgo.

Il regista, nato a sua volta in Germania da genitori emigrati dalla Turchia, torna qui a quelle visioni di frontiera e di conflitti più o meno visibili che ha sempre prediletto, non lontano dal suo “La sposa turca” del 2004.

Denuncia dell’odio xenofobo che non ha colore né Dio, ma nasce ovunque e cresce strisciante all’interno della società per intolleranza verso l’altro, il film assorbe e trapassa l’elemento socio- politico nel racconto di un lutto e di un dolore impossibili da elaborare.

I fatti di cronaca a cui Akin si ispira sono numerosi omicidi di non tedeschi realmente commessi in Germania da NSU (Clandestinità Nazionalsocialista) tra il 2000 e 2011, ma è attorno alla figura della protagonista che il film si muove. Gli altri personaggi, appena tratteggiati, sono funzionali a costruire la sua tragedia.

La bomba che esplode accanto all’ufficio del coniuge manda in frantumi all’improvviso la vita serena della donna, conquistata a fatica dopo un passato non proprio immacolato dell’uomo. È l’inizio di un dramma intenso e violento, che non lascerà scampo. Un film veloce, ansiogeno, difficile da dimenticare.

La scansione in tre capitoli conferisce all’opera una certa unità, pur nella diversità di genere che internamente la attraversa: nel melò della prima parte gli occhi vuoti e scavati di Katia, una donna che a tratti appare sconnessa da una realtà insopportabile.

Le grida di disperazione di chi ha perso tutto e deve anche fare i conti con i pregiudizi insinuanti di poliziotti e società civile sui trascorsi da spacciatore del marito. La pioggia che cade ossessiva, confondendosi con le lacrime. Poi la narrazione processuale di una giustizia urgente e necessaria, che non arriva per falle, cavilli e falsità legali assolvendo i colpevoli.

Qualche ralenti di troppo, alcuni momenti eccessivamente prolissi, ma l’interpretazione magistrale di Diane Kruger, completamente aderente al proprio personaggio e alla sua vicenda, riesce a prendere per la gola lo spettatore, fino alla fine.

Dopo la mancata condanna degli assassini, sorge e si acuisce il dramma morale della protagonista: arrendersi allo scorrere degli eventi, o cercare i colpevoli, preparando lei stessa “un altro finale”?

Si apre quindi l’ultima parte del film, sorta di “action movie” su un malinconico litorale greco. I colori cambiano: l’azzurro del mare, il rumore del vento, l’erba. Gli occhi, ora asciutti, di Katia. Potrebbe sembrare una vacanza per dimenticare, ma non è possibile.

L’unica arma che la protagonista ha ora per ottenere giustizia è la vendetta, ma sarà un’azione sofferta: bravo il regista a rendere i momenti di dubbio, ripensamento; i moti insomma dell’animo tormentato.

Se il finale, in parte inaspettato, ha fatto moralmente discutere sulla sua legittimità (specie in epoca di terrorismo internazionale) si può comprendere profondamente come scelta di una donna e di una madre abbandonata dalla giustizia e sopraffatta dal dolore.

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