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Energia dalla vite e scarti per produrre olio, come sviluppare virtuosamente le imprese

Energia dalla vite e scarti utilizzati per produrre olio; un esempio sostenibile di sviluppo per le piccole e medie imprese di Piacenza ideato dal laboratorio BebbrainLab e presentato nei giorni scorsi all’ E-Qbo, struttura simbolo di tecnologia e innovazione dell’Urban hub, situato nel piazzale antistante la stazione di Piacenza.

“Faremo presto la stessa fine della rana bollita in pentola, se non cambiamo modo di intendere ambiente, economia e società in cui viviamo” insegna Noam Chomsky.

Il grande filosofo e linguista statunitense, con il famoso principio della rana bollita, spiega in modo semplice ed efficace la comune tendenza umana ad accettare passivamente le situazioni per paura del cambiamento: comodamente adagiata in acqua, la rana muore in pentola perché si accorge dell’aumento della temperatura quando ormai è troppo tardi.

Eppure cambiare si può e si deve per tutelare dalla deriva il pianeta Terra e i suoi abitanti. Cambiare mentalità innanzitutto: e per farlo, occorre gettare nuove basi culturali e con esse un diverso approccio alla natura e all’economia, che solo l’educazione ambientale può offrire.

Contro la massificazione dei profitti, tipica dell’economia lineare e oltre la conservazione ambientale, cavallo di battaglia della green economy, la vera svolta innovativa sembra oggi essere l’economia circolare. Lo sa bene Gunter Pauli, che nel 2013 abbraccia il modello economico circolare fondando la blue economy: “Ispirarsi alla natura”, ai suoi meccanismi, all’efficienza del mondo animale è l’unico modo per realizzare un futuro sostenibile secondo l’economista belga.

Pauli non propone infatti di investire più denaro nella tutela dell’ambiente, ma di sfruttare da subito le innovazioni che, in ogni settore, permettono di effettuare minori investimenti utilizzando sostanze già presenti in natura.

Nella considerazione di tutte le fasi, il modello economico circolare intende cogliere ogni opportunità di limitare l’apporto iniziale di materia ed energia e di minimizzare quindi (fino ad azzerare) scarti e perdite finali, creando di riflesso nuovo valore sociale e territoriale.

Sulla scia di Ganter Pauili si sono mossi i collaboratori di BebbrainLab a Piacenza, laboratorio che si occupa di innovazione e sviluppo di impresa e del territorio. Modelli pratici di economia circolare presentati dagli ingegneri energetici Priscilla Aradelli e Giacomo Cantù.

Coordinatore capofila dei progetti Beblab è Confcooperative Piacenza, che contribuisce insieme alle cooperative Solco Piacenza e Agrisivila a definire lo schema di diffusione dei nuovi modelli di business (individuati anche con il supporto di Irecoop Emilia Romagna), la partecipazione attiva di aziende pilota del settore agroalimentare nella fase di avvio e la collaborazione di Palm Spa., partner per la filiera del legno e per il modello di economia sistemica implementato sul prodotto Greenpallet.

“Beblab intende esplorare e diffondere metodi innovativi di sviluppo economico per le piccole medie-imprese al fine di sostenere il territorio e valorizzare il tessuto economico e produttivo locale”- ha spiegato Samuele Bortolotti, addetto Beblab alla comunicazione. “Un processo virtuoso che a sua volta provoca nuove forme d’interazione tra formazione e valorizzazione delle risorse umane, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico.

Quattro i progetti pilota sviluppati dai collaboratori di Beblal nei settori agroindustriale, vitivinicolo e agriforestale.

Nel tentativo di applicare razionalmente i principi dell’economia circolare, hanno coinvolto aziende impiegate in ambiti chiave per il territorio. “Dal recupero del cippato ricavato dagli scarti di potatura della vite o dall’attività di manutenzione dei boschi, è ricavabile energia termica (tramite caldaia alimentata a cippato) o energia frigorifera ad assorbimento”- ha spiegato ad esempio Ardelli.

O ancora :“I residui della vinificazione, bucce e vinaccioli solitamente scartati, possono essere reimpiegati per produrre rispettivamente mangime e olio attraverso processi di macinazione, frantumazione e pressione. Tutti meccanismi virtuosi che hanno evidenziato anche la possibilità di abbattere i costi e risparmiare energia”.

“Cambiare dunque si può, ma bisogna impegnarsi a farlo insieme: per questo la nostra collaborazione con le aziende sarà sempre più stretta”. E agli scettici che ritengono queste misure solo una goccia nel mare, ben lontana da un significativo cambio di rotta, gli ingegneri di Beblab rispondono: “Spesso i grandi cambiamenti nascono dalle piccole cose; accorgimenti poco evidenti, crescendo di numero, possono diventare con il tempo processi macro-economici”.

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