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Cresce la distanza tra ricchi e poveri “Alimenta la rabbia sociale”

Il rapporto Oxfam 2019 dal titolo “Bene pubblico o ricchezza privata?”, ci presenta un quadro sconcertante sulla situazione sociale ed economica dell’intero pianeta.

Iniquità sociale nel mondo – Secondo il rapporto l’1% della popolazione mondiale detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (per la precisione il 47,2%), mentre 3,8 miliardi di persone, (il 50% dell’intera popolazione mondiale), ne detengono appena lo 0,4%.

“L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari – si legge nel rapporto – possedevano l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. Una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico”.

Sempre più persone in povertà estrema da una parte, pochi Paperoni ultra-miliardari dall’altra.

Una marcata disuguaglianza sociale ed economica che non accenna a diminuire. Tanto nei paesi ricchi, Italia compresa, quanto in quelli da ormai troppo tempo definiti “in via di sviluppo”.

La lotta alla disuguaglianza sociale ed economica – Il “rapporto” individua alcune misure, di immediata applicazione, che risolverebbero in gran parte il problema:

1.    lo sviluppo di servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione;

2.    la lotta all’elusione fiscale;

3.    un’imposizione fiscale che chieda a tutti di contribuire a una società più equa in base alle proprie possibilità.

L’ingiusta distribuzione della ricchezza, infatti, potrebbe essere risolta in parte se l’1% dei più ricchi pagasse lo 0,5% in più di imposte sul patrimonio. Occorre tenere presente che negli anni, i governi dei Paesi più ricchi (o meglio, dove sono presenti i Paperoni del Pianeta), hanno ridotto se non addirittura eliminata la cosiddetta “imposta patrimoniale”.

Nel 2015 nel mondo, infatti, solo il 4% delle entrate fiscali si riferiva a imposte sul patrimonio. E nel tempo la situazione è peggiorata. Il carico fiscale si è sempre più spostato sui redditi da lavoro e sui consumi.

Ciò che sorprende del rapporto del 2019, è che in sostanza, vengono dette le medesime cose del rapporto del 2015. A distanza di (solo) quattro anni il divario “ricchi – poveri” è aumentato, ma le misure per ridurlo sono più o meno le stesse.

La situazione in Italia – In Italia la situazione non è diversa. Nel 2018 il 5% degli italiani possedeva la medesima ricchezza del restante 90% della popolazione.

Il 10% degli italiani con il maggior patrimonio, possiede più di sette volte la ricchezza detenuta dalla metà più povera dei cittadini del nostro paese. Un divario che si è ampliato nel corso del tempo.

Dal punto di vista fiscale, anche l’Italia, come altri Paesi a capitalismo avanzato, ha ridotto se non addirittura eliminato l’imposta patrimoniale, con l’aggravante che soffre di un’evasione fiscale che vale circa il 7% del PIL nazionale (praticamene il PIL del Piemonte).

Conclusioni

La distanza crescente tra ricchi e poveri “alimenta la rabbia sociale in tutto il mondo” e “danneggia le nostre economie”, si legge nel rapporto.

Anche se non è più di moda parlare di “equità sociale ed economica”, o detto in altri termini, una più equa ridistribuzione della ricchezza, ciò che può sembrare un nuovo paradigma, è in realtà un concetto vecchio ormai di secoli.

I Paperoni delle società moderne per tutelare i propri patrimoni hanno bisogno di rinunciare ad una piccola parte della loro ricchezza, per ridistribuirla a quella parte della popolazione che sta superando, se non l’ha già superata, la soglia della povertà. Può sembrare assurdo, ma in una prospettiva di lungo periodo è assolutamente conveniente.

Solo le società dove è garantita “la quota di medio benessere” possono crescere e migliorarsi. Solo se ci si può permettere di realizzare investimenti a vantaggio dell’intera collettività, e garantire servizi socio-sanitari ed educativi a tutta la popolazione, si può creare la visione di un futuro sostenibile. Gli esempi? Molto vicini a noi.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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