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Estensione della cedolare secca,”Misura troppo limitata”

“Non si può continuare a massacrare chi ha investito due soldi in un immobile contribuendo a dare una casa in affitto a chi non l’aveva e non l’ha per dare soldi a chi non lavora e non intende lavorare (tant’è che bisogna ricorrere agli immigrati)” ha cinguettato pochi giorni fa l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, Presidente del Centro studi di Confedilizia, sul suo profilo Twitter.

Per la proprietà immobiliare, i due aspetti più rilevanti della Legge di Bilancio sono l’avvio della cedolare secca del 21% per gli affitti commerciali, da tempo richiesta da Confedilizia, e lo sblocco degli aumenti dei tributi locali, fra cui Imu e Tasi.

Quello della cedolare secca da estendere alle locazioni commerciali è una delle richieste per cui Confedilizia si si sta battendo da diversi mesi.

Per Confedilizia, introducendo questa misura si darà una boccata d’ossigeno alla proprietà immobiliare, attenuando in primis il dilagare di locali commerciali sfitti, causato – appunto -anche dall’eccesso di tassazione sui locatori.

Passata la concitata fase della legge di bilancio, l’invito dei vertici di Confedilizia è nuovamente rivolto al Governo in carica a riflettere sul futuro: è facile prevedere, infatti, che i nuovi contratti relativi ai locali sfitti da anni – obiettivo della misura – saranno stipulati, nella migliore delle ipotesi, ad anno ampiamente iniziato (occorre trovare l’inquilino, fare le trattative, rendere adatti gli immobili, ecc.). Con il risultato di non consentire neppure una valutazione degli affetti della novità legislativa.

E poi il via libera ai Comuni all’aumento di Imu e Tasi (oltre che delle addizionali Irpef). Un pessimo segnale per la proprietà immobiliare, che da tempo aspetta, invece, che si inizi a ridurre lo spropositato carico fiscale patrimoniale che dal 2012 sta mettendo in ginocchio questo settore e il suo infinito indotto.

“Il Governo, da una parte, ha iniziato, seppur molto timidamente, a dare avvio ad una misura che Confedilizia chiedeva da tempo: l’introduzione della “cedolare secca” sugli affitti commerciali – ha spiegato l’avvocato Giorgio Spaziani Testa, Presidente nazionale di Confedilizia – ma lo ha fatto in maniera davvero troppo limitata”.

“Con la Legge di Bilancio, infatti, questa misura è stata prevista solo per i contratti stipulati nel 2019 e neppure per tutte le tipologie di contratti da ora in poi. Mentre era impensabile, visti i contenuti generali della Manovra, che fosse per i contratti in essere”.

“Dall’altra parte, il Governo ha fatto una cosa gravissima, che avrà ripercussioni notevoli sul mercato immobiliare: sbloccando gli aumenti delle aliquote dei tributi locali, compresi Imu e Tasi e questo si tradurrà con una ulteriore mazzata ad una proprietà immobiliare già martoriata dalle troppe tasse”.

Un errore marchiano le cui ripercussioni andranno ad impattare anche su tutti i settori collegati all’immobiliare.

Infatti, lo sblocco delle aliquote potrebbe causare anche ricadute negative sul piano sociale, in quanto mette a rischio, in particolare, gli affitti abitativi cosiddetti “a canone concordato”, sui quali le aliquote di Imu e Tasi si erano finora mantenute relativamente più contenute (e che attendono anche la stabilizzazione della cedolare del 10%). Con la conseguenza di indurre i proprietari a scegliere i contratti a canone libero.

“Ammesso e non concesso che quest’anno i singoli comuni non aumentino le aliquote per motivi riconducibili a campagne elettorali e alle elezioni locali – ha proseguito il Presidente nazionale della Confedilizia- temo che la pressione fiscale andrà ad aumentare nel corso degli anni successivi perché lo sbocco c’è e dovrebbe poi qualcuno metterci mano per ripristinarlo”.

“In ogni caso si possono fare tanti aumenti di aliquote, e qui è l’esperienza che ce lo insegna, anche che si notano poco ma che sono in ogni caso rilevanti. Per esempio sono molto a rischio i contratti di locazione cosiddetti concordati in quanto solitamente (non sempre) hanno aliquote un poco più basse rispetto a quelle generali. E se queste dovessero aumentare cagionerebbero danni enormi alla locazione, all’affitto e all’accesso all’abitazione poiché i proprietari si troverebbero costretti ad optare per contratti non calmierati, con ripercussioni a pioggia sugli inquilini”.

“Non va poi dimenticato – ha chiosato il Presidente Spaziani Testa – che sulle tasse immobiliari il sistema d’incentivo ai sindaci di non aumentare le imposte locali vale fino ad un certo punto in quanto queste tasse colpiscono perlopiù i non residenti”.

In definitiva, per l’immobiliare c’è ancora da fare molto, Confedilizia lo ha detto ai precedenti Governi e lo ripete a quello in carica. Per riattivare un settore mortificato, oltre che dalla crisi economica generale, dalla crisi che si è venuta a creare attraverso la manovra Monti (150 miliardi di patrimoniale Imu-Tasi dal 2012 a oggi), servono misure di riduzione fiscale significative.

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