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Tra reperti e innovazione, “Annibale mito mediterraneo” è una scommessa vinta foto

Con “Annibale, un mito mediterraneo”, il memorabile condottiero cartaginese e le sue imprese tornano a Piacenza dopo duemila anni.

Grazie alla mostra-evento che trova spazio – fino al 17 marzo 2018 – negli incantevoli sotterranei di Palazzo Farnese recentemente restaurati, l’uomo che più di ogni altro insegnò a Roma paura e ferocia rivive tra i visitatori dell’esposizione.

Non è un’impostazione “classica”, quella della mostra, diacronicamente incentrata solo su recupero e valorizzazione dei reperti storici, quella che il visitatore deve aspettarsi.

“Annibale, un mito mediterraneo” – evento promosso in sinergia dalla Fondazione Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza e Diocesi di Piacenza – Bobbio e Cariparma Credit Agricole – è un viaggio nella storia del “Mare nostrum” al tempo delle Guerre Puniche, ma è anche e soprattutto un’innovativa esperienza multimediale, in cui chi guarda è diretto protagonista.

Pochi ma significativi ritrovamenti (complice anche la distanza temporale) si inseriscono, preziosi tasselli di un tempo indimenticabile, in una pluralità dinamica di linguaggi e con essi armonicamente dialogano.

Arte, tecnologia, oggetti perduti “riportati in vita” da teche oleografiche interattive, reperti storici di istituzioni culturali nazionali e internazionali, si integrano e si compenetrano nella ricostruzione dei miti di Annibale, di Roma e di Cartagine; con il Mediterraneo centro nevralgico dei diversi conflitti.

Uno sguardo di rilievo viene poi dedicato all’importanza strategica di Piacenza e dell’Emilia – linea di confine settentrionale dell’Italia romana.

Lo stesso curatore della mostra, Giovanni Brizzi, massimo esperto del generale cartaginese, evidenzia le due linee direttive che animano il percorso: “Da un lato Annibale, un personaggio che viene visto come maieuta, colui che muterà per sempre natura e destini, non solo di Roma e dell’Italia, ma dell’intero Mediterraneo; dall’altro, la città di Piacenza”- colonia fondata dai Romani nel 218 a. C, “balcone privilegiato da cui si osserva questo passaggio e nucleo tematico, che riguarda anche e soprattutto l’Italia romana”.

Divisa in 10 sezioni, la mostra si apre quindi con due distinte linee del tempo, che ripercorrono cronologicamente i principali eventi geopolitici dell’epoca e i nodi salienti della vita e delle imprese di Annibale; il volto del generale cartaginese – o forse quello del padre Amilcare Barca -, ritratto sulla moneta proveniente dalla Bibliothèque Nationale de France, accoglie lo spettatore subito dopo l’entrata.

È a partire da qui, da questa moneta di cui si sente il suono e si vede il movimento, che inizia immediato il percorso immersivo dello spettatore nel mito di Annibale, a delineare fin da principio quella che sarà la natura dell’intero progetto: un itinerario suggestivo che unisce alla spettacolarità degli effetti tecnologici l’accuratezza della ricerca storica.

Attraverso video installazioni, teche olografiche, proiezioni, messaggi brevi, o commenti più approfonditi Annibale incontrerà le due grandi figure classiche che gli furono modello nella sfida contro Roma: Alessandro Magno ed Eracle.

Il primo, esempio da emulare sul piano tattico-militare per realizzare un sogno di conquista; il secondo – semidio – modello etico per giustificare un’impresa epocale. Dell’Eracle Epitrapezios è esposta la copia in bronzo, proveniente dal Museo Archeologico di Napoli.

Fino all’incrocio tra il condottiero cartaginese e i suoi modelli, ci si trova ancora nella parte superiore della cittadella viscontea trecentesca.

Se il destino d’odio di Annibale verso Roma (segnato fin dall’infanzia) si snoda lungo tutto il percorso, saranno i sotterranei di Palazzo Farnese – in un passaggio “simile ad un valico montuoso”- a condurre il visitatore nel cuore dell’impresa del Barcide: la traversata delle Alpi.

Una sezione totalmente immersiviva per lo spettatore questa, in cui a raccontare è lo stesso Annibale, grazie a video-wall in motion graphic che riproducono la suggestiva ambientazione.Al dramma storico di una discesa improba, si unisce quindi la sensazione giocosa e innovativa di “partecipare” agli eventi.

Subito dopo, in un’altra sezione ancora dedicata al passaggio delle Alpi, è invece la pittura a dialogare con la Storia: l’incantevole bozzetto preparatorio di Francisco Goya, Annibale vincitore che rimira per la prima volta dalle Alpi l’Italia, proveniente da Museo del Prado di Madrid, coabita con i reperti degli strumenti distintivi di Annibale in battaglia: gli elefanti. Questi però, precedenti in realtà la seconda guerra punica e probabilmente risalenti alla guerra d’Epiro.

Restano poche testimonianze dirette del passaggio di Annibale in Italia; è possibile tracciare invece un quadro della cultura e delle popolazioni da lui incontrate, restituito da fonti storiche e ritrovamenti.

Numerosi sono – ed è solo un esempio tra altri di differente natura – i reperti dei commerci tra celti ed etruschi in pianura padana, fin da prima dell’arrivo del Barcide; con gli etruschi mediatori commerciali tra celti ed ellenici.

Ai ritrovamenti dell’entroterra piacentino è dedicata una sezione specifica: proprio a Piacenza è stata rinvenuta un’oinochoe acroma, anfora databile tra il III e il II sec a.C.

Un percorso di approfondimento sulla preparazione strategica, militare, politica e sull’abbigliamento degli eserciti romano e cartaginese conduce poi il pubblico nel mezzo della seconda guerra punica: ancora una volta il virtuale dialoga con ritrovamenti di armature, probabilmente risalenti ad epoche posteriori; quelli che, ad un occhio disattento, potrebbero sembrare semplici fumetti, sono in realtà video-ricostruzioni di costume accuratissime, grazie alla perizia scientifica di Giovanni Brizzi.

Si giunge così al climax dello scontro fra Cartagine e Roma, con tutte le battaglie principali: Trebbia, Trasimeno, Canne, e infine Zama. Ultima, incredibile proiezione immersiva del pubblico, che vede schierati gli eserciti avversari e ne percepisce i movimenti di manovra – tra buio della sala e luci del video – sentendo ancora una volta il Barcide raccontare accoratamente vittorie e sconfitte.

L’itinerario storico- biografico della mostra si chiuderà con gli ultimi giorni d Annibale, e con l’immagine del busto del suo acerrimo nemico, ma estimatore, Scipione l’Africano, prestito del Museo Nazionale di Napoli.

Poche fonti storiche in mostra? La distanza temporale è cospicua, molte le incertezze, ma i reperti presenti bastano a delineare la significativa immagine di un’epoca. Chi ne critica la penuria di accuratezza storica, non ha forse ben compreso – destabilizzato dall’impiego imponente della tecnologia – la portata innovativa e nazionale che l’intero progetto assume.

Proprio grazie alla pluralità di linguaggi che l’attraversa, la mostra riesce infatti a catturare l’attenzione di ogni tipo di pubblico, diversificando i livelli di approfondimento; senza tuttavia precludere il rigore scientifico della ricerca.

Un progetto ad ampio respiro – corredato anche da una sala Cinema – capace di portare alla mente e al cuore di tutti una realtà storico – geografica estremamente attuale, ai tempi di Annibale quanto ai giorni nostri: l’intero bacino Mediterraneo.

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