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Alla scoperta del magico borgo medioevale di Castell’Arquato

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Nuovo appuntamento con la rubrica di PiacenzaSera.it alla riscoperta dei Castelli della provincia di Piacenza. In ogni puntata vi daremo conto di una roccaforte o di un maniero, della sua storia e dell’atmosfera che si respira oggi nel vederlo. La nostra meta di oggi è Castell’Arquato.

Definito per la sua complessa scenografia “San Gimignano dell’Emilia”, questo è indubbiamente il borgo medioevale più caratteristico della nostra provincia.

Ad una quarantina di minuti dal capoluogo di provincia, percorrendo in auto la strada SP6, oltrepassando l’abitato di Carpaneto, immersa tra le colline verdeggianti, a picco sul torrente Arda, fa capolino l’imponente Rocca di Castell’Arquato.

Era di fondamentale importanza strategica, Castell’Arquato era infatti stato edificato a sud-est di Piacenza, nei pressi di una strada che, dalla pianura padana, conduceva attraverso Bardi, Borgotaro e il passo della Cisa verso la Toscana e la Liguria.

Castellarquato

LE ORIGINI – Il suo stesso nome evoca lo scopo di questo luogo. In epoca remota in questa località esisteva una fortificazione, sorta probabilmente sulle tracce di un “castrum” romano, citato su antiche pergamene medioevali in differenti modi: Castell’Alquadro, Castelquadrato, Castell’Arquadro.

Nel 1416 il duca Filippo Maria Visconti ordinò che il nome del borgo venisse modificato in Castel Visconti. La nuova denominazione durò fino a quando il duca stesso rimase in vita, poi il nome Castel Visconti cadde in disuso (dopo il 1470).

Le prime notizie di questo borgo risalgono al 789, anno in cui il luogo sarebbe stato donato da un certo Magno al vescovo di Piacenza al quale veniva poi sottratto dal governo imperiale che, sua volta, lo teneva soggetto fino agli inizi del XI sec., quando cioè il vescovo Aldo ne dispose il riscatto.

Nel 1220 il vescovo Vicedomino lo vendette al Comune locale – che già si reggeva con forme autonome e regolate da propri Statuti, che furono mantenuti fino alla fine del XIII sec., ovvero fino all’avvento di Alberto Scoto. Il grande condottiero guelfo tra le numerose signorie ottenne infatti anche quella di Castell’Arquato, dove, nel 1292 fece costruire il Palazzo del Duca in contemporanea con il Palazzo del Podestà per amministrarvi la giustizia (il nome dell’edificio deriva dal fatto che qui risiedettero vari duchi, esponenti della Famiglia Sforza).

Intorno al 1300 il borgo iniziò a mutare, furono avviati i lavori per le opere di fortificazione. Dopo il dominio visconteo, Castel Visconti passò di signoria in signoria e, successivamente, dopo essere stato unito a Piacenza, fu acquistato dagli Sforza di Santa Fiora, che si imposero fino al 1707.

Castellarquato

LA VICENDA DEGLI INNAMORATI – All’epoca in cui il cardinale Francesco Sforza, figlio di Sforza Sforza e padre di Sforzino, fu signore di Castell’Arquato, si verificò una triste vicenda che coinvolse due giovani ragazzi.

Sergio Montale, figlio dell’allora sindaco Andrea Montale, era stato arrestato si trovava imprigionato assieme al suo servitore ed amico Antonio Galanti detto Spadone nella rocca, entrambi accusati di cospirazione. Nel borgo c’era Laura Dellavigna, figlia di Gaspare, custode della rocca.

Laura era molto innamorata di Sergio, il quale ricambiava il sentimento. Ma per i due prigionieri era già stata emanata la sentenza: morte per decapitazione. Laura pertanto architettò un piano per far fuggire i due amici dalla prigione. La notte dell’evasione, i rumori della loro fuga vennero uditi da una guardia che diede l’allarme.

Quella guardia, di nome Manaro, era il perfido aiutante di Gaspare. Manaro inoltre si era da tempo invaghito profondamente di Laura, la quale non ricambiava quel sentimento. Egli decise quindi di punire la ragazza sfruttando a suo favore la situazione che era venuta a crearsi quella notte: nei momenti concitati dell’inseguimento da parte delle guardie spinse il padre di Laura giù dal ponte incolpando i tre ragazzi.

Laura e Sergio vennero raggiunti e catturati dalle guardie, ma Antonio riuscì a scappare. I due innamorati furono quindi ingiustamente condannati per l’omicidio di Gaspare e decapitati il 20 maggio 1620. L’amico di Sergio, riuscito a mettersi in salvo, era deciso a vendicare la morte dei due amici. Così, tempo dopo, Antonio pugnalò Manaro per poi costituirsi all’autorità. Per lui la pena capitale fu tramutata in ergastolo.

Castellarquato

LA TORRE DEL DUCA – Si tratta dell’imponente edificio che sorge a breve distanza dal medioevale Palazzo Ducale. È costituita da vaste pareti in laterizio segnate da arconi alti quasi quanto il torrione stesso, sulla cui sommità corre un ampio loggiato da dove si domina il piacevole panorama che si estende dal levante a settentrione.

L’edificio, dalla pianta quadrata, presenta agli angoli quattro baluardi sporgenti ed inclinati. Un’ampia sala centrale, delimitata da muri perimetrali di rilevante spessore, comunica con piccoli locali ottagonali ricavati nell’interno dei tre baluardi orientati su i punti cardinali nord, est e sud. Nel rimanente baluardo, cioè quello a est, si sviluppa una bella scala a chiocciola che, con il giro dei gradini impostato su volte, conduce ai piani superiori.

Anticamente la torre era collegata all’adiacente Palazzo Ducale mediante un ponte levatoio che correva tra i due edifici come si evince dai vani, oggi murati, di quelli che erano accessi.

Inoltre gli storici concordano con l’affermare che esisteva un passaggio sotterraneo intercomunicante fra i due edifici, passaggio di cui si è perduta ogni traccia.

CASTELL’ARQUATO OGGI – È possibile organizzare visite guidate sia nel borgo che alla rocca di Castell’Arquato per gruppi (sia autonomi che per tour operator, agenzie, alberghi), telefonando all’Ufficio Turistico al numero 0523.803215 (dal martedì alla domenica) oppure inviando una mail a: iatcastellarquato@gmail.com

Nei mesi di marzo, aprile, maggio, settembre e ottobre, nelle domeniche e nei giorni festivi sono previste visite guidate individuali con partenza dall’Ufficio Turistico alle ore: 11.30 e 15.00. Il costo è di 7,00 € a persona e include il biglietto di ingresso alla Rocca Viscontea.

I MUSEILa Rocca Viscontea, edificata tra il 1342 e il 1349, mostra un aspetto fondamentale della vita del medioevo: la difesa militare. Salendo sulla torre del mastio, l’imponente baluardo difensivo di 42 metri di altezza, si scoprirà quali erano le tecniche di difesa, le armi e i modi di fare guerra nel medioevo, attraverso modelli e ricostruzioni. Il paesaggio dall’alto della torre è suggestivo. Qui furono girate le scene di “Ladyhawke”, film del 1985.

Il Museo Geologico Giuseppe Cortesi, mostra la vita di tre milioni di anni fa, quando tutta la pianura padana era ricoperta dal mare. Migliaia di resti fossili sono stati ritrovati in Val d’Arda e sono esposti all’interno di questo Museo Geologico. Dai resti delle balene, dei delfini e del granchio fossile provenienti dalla riserva geologica del piacenziano, fino a quelli di mammut, bisonti, squali e i rinoceronti arrivati recentemente al museo Cortesi.

Il Museo Luigi Illica mostra invece le atmosfere musicali italiane di fine ‘800. Le opere di Puccini e Mascagni furono infatti scritte da Luigi Illica, arquatese di nascita. Qui è possibile ammirarne i cimeli, i manoscritti, i costumi di scena usati nelle opere e la splendida casa liberty proprio di fianco al museo. All’interno si trovano inoltre installazioni multimediali che guidano il pubblico nel mondo del poeta arquatese.

Il Museo della Collegiata è situato proprio a fianco della chiesa all’interno del chiostrino. Qui sono conservate le testimonianze più importanti del medioevo religioso della Val d’Arda, tra cui un polittico del XV secolo, un paliotto d’altare del XIII secolo, un piviale di manifattura lombarda del XVI secolo e il capino di Paolo III Farnese.

Fonti: “I Castelli del Piacentino”, di Serafino Maggi e Carmen Artocchini, pagg. 658 e succ., U.T.E.P. Unione Tipografica Editrice Piacentina 1967 e “Scoprire e vivere 19 Castelli del Ducato di Parma e Piacenza”, di Giancarlo Bertuzzi, Nicoletta Perazzoli e Renzo Marchionni, pagg. 167 e succ., Quadra Editrice 1988)

Info: http://castellarquatoturismo.it

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