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Una catena umana abbraccia Palazzo Mercanti “La disumanità può diventare un’epidemia” fotogallery

Una catena di mani che si stringono e abbracciano l’edificio simbolo dell’istituzione comunale a Piacenza, Palazzo Mercanti.

La pioggia e il freddo non hanno dissuaso più di tanto i cittadini autoconvocati – circa 300 – che nel pomeriggio di sabato 2 febbraio si sono ritrovati in centro a Piacenza per lanciare un messaggio, non solo a parole ma attraverso un gesto civile: “Al primo posto viene l’umanità“.

L’iniziativa, alla quale hanno aderito associazioni, partiti, ma anche singoli cittadini, è nata in tutta Italia come reazione spontanea di fronte al quotidiano perpetuarsi di “barbarie e crudeltà”.

“La nostra aspirazione – hanno spiegato i promotori – è quella di far sapere che non condividiamo le politiche in materia di immigrazione e di sicurezza che violano la dignità umana e i diritti Costituzionali. Assistiamo con preoccupazione al riproporsi di ideologie neofasciste, xenofobe e razziste”.

Tra i presenti anche Pierluigi Bersani e Roberto Reggi, i segretari di Cgil, Cisl e Uil, e rappresentanti del Partito Democratico e LeU.

Bersani ha affermato: “La disumanità è un’infezione che può dilagare in un’epidemia, è ora che al di là della politica il civismo si muova e non si accetti che nella testa di tanta brava gente arrivino dei pensieri cattivi. Non c’è bisogno di buonismo, basta essere razionali, cioè umani.

Vuoi piantare un chiodo con l’Europa sul tema dell’immigrazione? E’ giusto, va bene. Ma lo pianti a Bruxelles, non vai in Europa per piantare un chiodo su due decimali di deficit e poi vai piantare un chiodo sulla pelle di gente disgraziata che ne sta patendo di tutti i colori. Non si può irridere alla sofferenza, prima si salva la gente e poi si stabilisce come fare. Mi pare elementare.

E non usare il problema per il consenso, questo è il significato di questa presenza civica, perchè la politica non basta di fronte a problemi troppo grossi, c’è bisogno di un risveglio civico”.

“E’ un’ Autoconvocazione di cittadini che decidono di resistere alle scelte inumane e dannose – proseguono i promotori – di chi vorrebbe lasciare morire in mare e nei deserti coloro che scappano da guerra, fame e povertà; di chi vorrebbe respingere persone inermi nei campi libici dove verrebbero torturati; di chi interrompe i percorsi di assistenza e inclusione; di chi istiga all’odio e alla xenofobia dimenticando i nostri valori di accoglienza, apertura e convivenza garantiti dalla Carta Universale dei Diritti Umani e dalla Costituzione Repubblicana”.

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