PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Dalla Val Nure #iononmenevado Ecco i nuovi percorsi per attrarre turisti

L’alta Val Nure come non l’avete mai “camminata”, o percorsa in bici o a cavallo. Attraverso un progetto cresciuto dal basso e che si è dato un hashtag eloquente #iononmenevado.

Per far comprendere che le bellezze del nostro territorio possono essere davvero attrattive, se a promuoverle sono prima di tutto coloro che le vivono.

La mappatura del “Comprensorio Alta Val Nure” è stata realizzata da Trail Valley, portale internet partner di PiacenzaSera.it, con la vocazione di promuovere in maniera innovativa tutte le attività “outdoor” della provincia di Piacenza.

Il progetto comprende oltre 350 km di sentieri percorribili a piedi, in mountain bike e a cavallo e un primo importante risultato sarà presentato a Bettola il 13 febbraio prossimo in un incontro aperto a tutti.

Si tratta di una nuova rete sentieristica, pensata per tutti, e realizzata insieme agli abitanti, che collega i 4 comuni di Ponte dell’Olio, Bettola, Farini e Ferriere e che si estende su oltre 400 km quadrati di territorio, raggiungendo le principali bellezze naturalistiche.

Ma non solo, accanto ad ogni percorso c’è un lavoro di ricerca storica e paesaggistica per offrire all’escursionista un piccolo racconto della terra che si accinge a scoprire.

Per l’equipe di Trail Valley, che ha costruito pazientemente la rete, la promozione del territorio locale – che rischia spesso l’abbandono e lo spopolamento – avviene infatti coniugando tradizione e radicamento locale, con la tecnologia digitale e lo sfruttamento dei canali web.

Trail Valley si pone l’obiettivo di ideare e sviluppare iniziative a vantaggio dell’incoming e dell’offerta turistica sostenibile, qualificata e destagionalizzata del territorio collinare e montano piacentino, ponendo come elemento aggregatore lo sport outdoor in grado di valorizzare le specificità del territorio e le sue opportunità.

Grazie al lavoro di tanti residenti della Val Nure – spiegano – si è concluso il lavoro di una prima porzione di territorio del comune di Bettola con otto percorsi ad anello tabellati. La presentazione del progetto con la possibilità di accogliere suggerimenti e nuovi spunti è in programma il 13 febbraio prossimo a Bettola, con un incontro pubblico nella sala consiliare del comune alle ore 20,45.

Trailvalley Valnure mappa

Ecco i percorsi tracciati a Bettola raccontati da Trail Valley

L’alchimia dei saperi – “Seguendo questo tracciato percorrerai sentieri un tempo caratterizzati dalla pratica di antichi saperi artigiani che da epoche immemorabili hanno dominato queste valli. La montagna è da sempre il luogo della sapienza manuale che trova nel riuso e nella trasformazione dei materiali la sua dimensione centrale. Una vera e propria conoscenza alchemica fatta di segreti tramandati di padre in figlio di cui oggi molti si sono persi nel buio della storia.

Immagina dunque di compiere, passo dopo passo, un viaggio attraverso queste antiche pratiche che vedevano boscaioli attraversare con fatica la foresta carichi di fascine di legname. Legno che, in parte, veniva utilizzato per il riscaldamento ma anche per la fabbricazione di utensili, vettovaglie e per il ripristino di strumenti agricoli danneggiati. Già, perché nel mondo dell’alchimia dei saperi tutto veniva ripensato, conservato e riutilizzato.

Attiva dunque tutti i tuoi sensi, forse sentirai i colpi di di un martello lontano o l’odore di legno bruciato, oppure scorgerai ancora i segni di questo mondo lontano scoprendo che, forse, poi così lontano non è….”

L’albero delle streghe – “E’ arrivato il momento di prestare molta attenzione. Lungo il percorso potresti incontrare l’albero delle streghe; un noce particolarmente imponente e frondoso. Leggenda vuole che in passato gruppi di streghe solessero incontrarsi proprio sotto questo grande albero allo scoccare della mezzanotte dando vita al loro sabba.

Erano esseri molto magri, dai volti appuntiti e grigi. Come prima cosa rendevano omaggio al loro grande capo, ovvero satana, che si presentava sotto forma di un imponente cane nero o di un caprone e iniziavano quindi un ricco banchetto rituale seguito da una danza sfrenata con urla, grida e strepiti infernali.

La credenza nelle streghe attraversò le società montane tra il XV e il XVI sec. ed il fenomeno ebbe al centro la demonizzazione del femminile e la persecuzione di culti pagani che andavano necessariamente combattuti.

Oggi di tali credenze rimane solo la memoria del folklore ma presta comunque molta attenzione. Se incontrerai il grande noce scegli, a tuo rischio e pericolo, se fermarti o proseguire”.

Le tracce dell’Impero – “In questo percorso ti ritroverai sulle tracce dei romani e della loro grande civiltà. Forse non lo sai ma l’impero si è spinto fino a qui creando per primo ponti e vie di comunicazione. Infatti, è proprio la famosa Tabula Alimentaria Veliate Traianea degli inizi del II secolo d.C. a elencare alcune proprietà fondiarie identificabili con le località di Missano, Ebbio, Versiano, Lugherzano e Bramaiano: tutti toponimi di origine romana.

In località Buzzetti, ai piedi del monte Zucchero, ti troverai in corrispondenza di quello che doveva essere uno dei punti di maggior fervore lavorativo dei romani presenti in valle. Sono stati ritrovati, infatti, i resti di una fornace romana per laterizi che testimoniano un insediamento molto antico. Oggi la fornace è totalmente interrata ma potrai consultare comunque un’ampio pannello informativo che ti spiegherà tutta la sua storia e le sue peculiarità.

Durante il tuo cammino, immagina dunque quale brulicare di vita, lavoro e scambi economici animavano la valle in epoca precedente alle invasioni barbariche. Immergiti nella storia e porta con te un pò della ricchezza che ha reso, e rende tutt’ora, questi luoghi unici ed emozionanti”.

Il borgo fantasma – “Stai camminando in una terra popolata anche da luoghi misteriosi e abbandonati. Lungo questi sentieri ti inoltrerai fino ad un piccolo borgo chiamato Chiappa Bosco e definito “fantasma” in quanto abbandonato diversi decenni fa. Forse, gettando lo sguardo tra le sue mura, potrai sentire ancora le voci di una vita lontana che oggi non esiste più ma di cui rimane memoria nelle rovine delle abitazioni tipiche della società montana che oggi la natura sta piano piano riconquistando.

Devi sapere che in questo borgo fantasma la luce elettrica non è mai arrivata. Stiamo parlando, dunque, di una vita trascorsa alla luce delle lampade ad olio in cui l’oscurità aveva un valore profondo oggi completamente perduto. Era nell’oscurità che nascevano le storie con al centro luoghi temuti e sinistri. Era dall’oscurità e dalle intemperie che ci si riparava al caldo del focolare o della stalla.

Una volta arrivato al borgo fantasma avrai la tentazione di accelerare i tuoi passi, sosta invece ad ammirare le mura di quelle case solitarie…chissà che tu non abbia qualche sorpresa.”

Alla scoperta dell’America – “L’avresti mai detto che camminando in questa valle avresti incontrato notizie del più famoso viaggio per mare? Forse ti sarà sfuggito ma la statua che troneggia nella piazza centrale di Bettola raffigura proprio Cristoforo Colombo. Si dice, infatti, che la famiglia del grande viaggiatore fosse originaria di Pradello, località in cui ti imbatterei proprio in questo percorso.

La questione è controversa ma numerose fonti storiche sembrano accertare che Colombo sia addirittura nato in questo piccolo borgo. Una prova di questo fatto si riscontra proprio nella sua firma a cui egli e suo fratello facevano sempre seguire la dicitura “de terra rubra”. Le terre intorno a Pradello, infatti, sono caratterizzate dalla notevole componente ferrosa ed erano, e sono tuttora, denominate “terre rosse”.

Non solo, nel borgo incontrerai anche una torre medievale che da sempre viene chiamata “Torre dei Colombo” perché ritenuta la casa natale dello scopritore. La torre ospita attualmente un piccolo museo di memorie colombiane. Dunque, è proprio il caso di dirlo….non ti resta che salpare!”.

Gli Dei dimenticati – “La storia di questa valle è fatta anche di divinità ormai perdute. Dei venerati da antiche popolazioni di cui potrai seguire le tracce soprattutto nei dettagli e nei nomi dei luoghi. Le prime civiltà che si insediarono nella valle furono, infatti, i Celti e i Liguri. Questi ultimi, in particolare, cominciarono anche a sfruttare le risorse minerarie.

Una delle vette più importanti della valle è proprio il monte Penna il cui nome deriva dal Dio celtico e ligure chiamato Pen, divinità delle foreste e delle vette. Tale culto diede origine a molti altri toponimi tra i quali anche quello del monte Penice e in generale a tutto l’Appennino. Anche in questo tragitto troverai le tracce degli Dei dimenticati.

Ti imbatterai, infatti, nel borgo di Revigozzo anch’esso di origine celtico-ligure. Il nome della località, per l’appunto. deriva da Rubacutius altra divinità boschiva cara a queste antiche popolazioni. L’invito è quello di essere cauto e rispettoso…non risvegliare gli antichi Dei. Non si sa mai quale potrebbe essere il loro umore”.

Il salto del lupo – “Percorrendo questo tracciato potrai scorgere, proprio sulle rive del torrente Nure, un grande taglio di roccia triangolare alto diversi metri la cui base appoggia sul letto del torrente. Questa roccia è detta “il salto del lupo” poiché una leggenda ormai perduta narra che in tempi lontani l’ultimo lupo presente nella valle fu spinto da un cacciatore proprio al vertice del triangolo di roccia. Trovandosi di fronte a morte certa il lupo preferì gettarsi nel vuoto piuttosto che lasciarsi uccidere dalla mano dell’uomo.

Questo animale mitico è oggi tornato a popolare la val Nure e gli avvistamenti si fanno sempre più frequenti. In genere si sposta in branco seguendo le vie di crinale. Non devi tuttavia essere timoroso. Questo splendido animale solo in casi estremamente rari e in circostanze molto particolari attacca l’uomo. Perciò procedi tranquillo, il lupo di fronte a te sceglierà sempre la fuga proprio come nell’antica leggenda”.

L’arsenale segreto – “Ora starai di certo procedendo tranquillo ma sappi che in un tempo non così lontano la val Nure fu teatro di sanguinose battaglie che videro fazioni partigiane scontrarsi con gli invasori durante la seconda guerra mondiale. La montagna era il luogo prediletto della resistenza che sfruttava l’inaccessibilità dei boschi e la conoscenza dei sentieri per sfuggire al nemico.

La solidarietà degli abitanti di questi paesi ha dato vita a situazioni e vicende che spesso hanno assunto i contorni del leggendario. Nei piccoli borghi di Rigolo e Costa di Groppo Ducale, che incontrerai proprio in questo percorso, si sono svolte le vicende di due coraggiose squadre partigiane. La banda di Rigolo, comandata da Ernesto Locardi detto “Nani”, si formò quando egli recuperò un arsenale segreto nascosto a Costa di Groppo Ducale.

La banda di quest’ultimo borgo ebbe purtroppo una fine più tragica. Capitanata da Giancarlo Finetti venne distrutta a causa della sua morte in combattimento e dall’arresto di tutti i suoi componenti. Era un mondo fatto di pericoli e di allerta continua, di fughe e di lunghi spostamenti a piedi che ancora sopravvive nel ricordo di qualche anziano abitante e che ti invitiamo a rivivere e ricordare”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.