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Da Fiorenzuola, un’ambulanza in Uganda per Africa Mission

Dopo un lungo viaggio, è arrivata in Uganda l’ambulanza donata dal Rotary Club di Fiorenzuola e dalla Pubblica Assistenza Val D’Arda ad Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo, Ong piacentina attiva in territorio africano da più di 45 anni.

Giovedì 7 febbraio il mezzo per il trasporto di malati e feriti è stato infatti consegnato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Aber, struttura diocesana situata nel distretto di Oyam, nel nord del paese. Sorto negli anni ‘60 per volontà dei missionari Comboniani e, per loro volontà, regalato poi alla circoscrizione vescovile.

L’ospedale di Aber beneficia dal 2007 del gemellaggio tra la diocesi di Lira e quella di Firenze, avvenuta grazie alla nomina nella diocesi ugandese di Mons. Giuseppe Franzelli. La struttura è attualmente gestita dall’associazione Medici con l’Africa-Cuamm, presente nella zona già dal 1965.

Le gravi condizioni di arretratezza della regione non hanno permesso un vero sviluppo economico dell’area, che dipende in parte ancora oggi dai progetti di sviluppo delle associazioni umanitarie.

«La struttura sanitaria offre oggi 228 letti, tutti arrivati dall’Italia con 10 container, col determinante aiuto di Africa Mission che ancora ringraziamo – ha dichiarato Carlo Bottai, diacono della diocesi – Esaurito il ricambio di tutti i letti dell’ospedale ne furono dirottati molti anche per equipaggiare i tanti dispensari sparsi nell’ampio territorio della Diocesi, dove furono adottati impianti fotovoltaici e perforati pozzi, sempre grazie alla collaborazione con il Movimento di Don Vittorione».

Con l’arrivo dell’ambulanza sarà possibile trasportare feriti e malati bisognosi di cure urgenti in maniera tempestiva all’ospedale, tagliando notevolmente i tempi di risposta del personale medico, spesso alle prese con carenza di infrastrutture e mezzi.

«Ringraziamo davvero di cuore i donatori per il loro gesto prezioso e concreto – ha affermato Carlo Ruspantini, direttore di AMCS – Nei paesi in via di sviluppo i malati rappresentano gli ultimi tra gli ultimi, ma il caso dell’ospedale di Aber dimostra come la sinergia tra associazioni umanitarie possa fare realmente la differenza».

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