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Sgarbi “Salvare la Ricci Oddi, deve essere orgoglio della città”

Il vulcanico Vittorio Sgarbi, a Piacenza giovedì 14 febbraio, ha espresso a chiare lettere, proprio nel giorno di San Valentino, tutto il suo affetto per la Galleria d’arte Ricci Oddi.

Vorrebbe salvarla Sgarbi, recuperarla da quasi cent’anni di trascuratezze. Proprio nel bel mezzo della sua partecipazione straordinaria per l’inaugurazione della mostra alla Biffi Arte tutta dedicata ad Antonio Ligabue, il critico d’arte ha presentato, al folto pubblico accorso, dal suo punto di vista di critico d’arte e persona di esperienza, quella che è la “malattia” di cui soffre la Galleria Ricci Oddi, avanzando, oltre che una diagnosi, anche una articolata terapia.

“INDECOROSO CHE LA RICCI ODDI SIA DISERTATA” – “Ragione di scandalo – ha affermato Sgarbi volgendo lo sguardo al presente Jonathan Papamarenghi, assessore alla Cultura del Comune di Piacenza e primo cittadino di Lugagnano Val D’Arda – è che questa mostra, benché qui abbia uno spazio perfetto, avrebbe dovuto tenersi alla Galleria Ricci Oddi”.

“Questa città deve innalzare l’orgoglio di una grande galleria d’arte, che tra ‘800 e ‘900 fu la più importante d’Italia, la quale vive nella congiuntura politica e critica una specie di abbandono che io conosco da quando ero bambino”.

“Vorrei immaginare un giorno nel quale Biffi e Ricci Oddi dialoghino tra di loro, a dimostrazione che si possono fare le cose su due sponde. Non ha senso che il pubblico sia qua (Galleria Biffi) e quell’altra (Galleria Ricci Oddi) sia privata, nel senso che ne siamo privi”.

“Mi rivolgo all’Assessore Papamarenghi – ha chiosato Sgarbi – non usando un tono di rimprovero, ma con fermezza -: è indecoroso che la più bella galleria d’arte dell’Ottocento e Novecento italiano sia oggi un luogo disertato”.

“SERVONO GRANDI MOSTRE” – “Piacenza la merita e occorre fare qualcosa per la Ricci Oddi, e la cosa migliore che si può fare è una mostra sul pittore e scultore Antonio Ligabue perché è un artista in grado di richiamare masse di turisti, e la presenza del folto pubblico oggi qui presente dimostra ciò che dico”.

“Occorre che quella grande galleria rinasca e la rinascita passa attraverso i nomi: Picasso, Bottero o Ligabue si può essere certi che le presenze saranno numerose. Oggi come oggi quale motivo spinge la gente ad andare a visitare la Ricci Oddi? I piacentini la conoscono già e quelli che non sono di Piacenza non sanno nemmeno che esiste, ergo, la Ricci Oddi è la Galleria Biffi”.

“Ma questo non è giusto. E siccome quest’ultima è così bella, dovrebbe essere un unicum, un continuum, che da là porta qui e da qui porta là. E lo dico in maniera totalmente convinta. Sono certo che l’Assessore Papamarenghi riporterà al Sindaco Patrizia Barbieri questa mia vibrata indicazione”.

PAPAMARENGHI “FAREMO TESORO DEL SUGGERIMENTO” – E la risposta di Papamarenghi non si è fatta attendere – “L’Amministrazione – le sue parole – è ben consapevole della grandezza che ha rappresentato la Galleria Ricci Oddi e soprattutto da quanto è stato grande il lascito per la nostra città e per la comunità piacentina”.

“Vittorio Sgarbi dice cose sacrosante quando fa presente che quell’unicum a livello nazionale potrebbe e dovrebbe diventare un punto di riferimento anche attraverso un percorso per far conoscere la Galleria fuori dal territorio piacentino grazie grandi nomi”.

“Faremo tesoro di questo suggerimento – conclude l’assessore -, ma anche della collaborazione che vorrà porre per la comunità piacentina e per il panorama artistico della nostra città. In questa direzione sono certo che anche la vicina struttura dell’Ex Enel potrebbe rappresentare un supporto importante proprio per un rilancio sia culturale che morale di Piacenza che si riappropria finalmente di un patrimonio così importante”.

“BIFFI, GALLERIA BELLISSIMA” – Sgarbi ha invece avuto parole di grande elogio per la Biffi Arte: “Una galleria bellissima di cui Piacenza si può vantare, al contrario di altre città italiane dalle dimensioni più ampie; neppure a Milano ne conosco di private così belle. A settembre sono già stato qui per parlare di Carlo Baruffaldi, pittore di origine ferrarese. È una galleria pubblica, in quanto aperta al pubblico per volontà della proprietaria e della titolare della galleria che non intendono trarre profitto nonostante una galleria sia vocata idealmente al mercato, che poi è quello con cui si misura l’importanza degli artisti”.

“Il mercato, a partire dal secondo Ottocento, è l’indice del valore di un artista. Un pittore come Vincent van Gogh costa molto e vale molto. E Ligabue costa molto. Le sue opere sono tendenzialmente non in vendita, ma chi le acquistasse le pagherebbe molto e sarebbe certo di avere un valore che il tempo conferma”.

“Ma non è questo l’obiettivo della proprietà di questa galleria. Qui siamo in una galleria pubblica, e pubblico non è ciò che appartiene al pubblico, che spesso tiene chiuse le cose che custodisce. Biffi come la più importante galleria pubblica italiana, che è privata ed americana, e si chiama Guggenheim (Peggy Guggenheim Collection è un museo sul Canal Grande a Venezia con sede a Palazzo Venier dei Leoni, facente parte della Solomon R. Guggenheim Foundation, ndr).”

“Allora il pubblico non necessariamente è di proprietà del pubblico, ma è ciò a cui il pubblico può accedere”.

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