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Sgarbi tiene a battesimo la mostra di Antonio Ligabue “Protagonista del Novecento”

È stata inaugurata nel tardo pomeriggio del 14 febbraio 2019 la mostra tutta dedicata ad Antonio Ligabue.

Nella splendida cornice della galleria Biffi Arte, a Piacenza, il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha presentato l’esposizione di un ventaglio di opere di quello che senza mezzi termini definisce «uno degli artisti italiani più popolari del Novecento».

Una mostra allestita (dal 15 febbraio al 28 aprile) grazie alla “Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma” e, nello specifico, nella persona di Augusto Agosta Tota. In tanti decenni, infatti, la Fondazione ha portato avanti l’impegno di far conoscere la vita e le opere di Ligabue a livello internazionale, sia sotto il profilo di artista completo e di alto livello creativo, sia per lo stile personalissimo, affascinante ed attualissimo.

La mostra piacentina è la prima che la Fondazione concepisce osservando anche un profilo antologico, in una galleria privata; per cui, se da una parte la Fondazione in toto ed in pieno svolge la sua funzione culturale estranea a qualsiasi compromesso commerciale – che ne snaturerebbe le finalità -, dall’altra permette a collezionisti, proprietari delle opere, operatori culturali, mercanti d’arte, e investitori, se lo vogliono, di confrontarsi lealmente con il mercato, com’è specifico di una struttura privata qual è la galleria, oltre e al di là delle indicazioni, spesso fuorvianti, dei risultati raggiunti dalle opere dell’artista in alcune aste.

È stata stipulata un’alleanza di “cultura e per la cultura” tra la Fondazione Cavallini – Sgarbi e la Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, formalizzata recentemente ma che ha premesse lontane. Innanzitutto in una intensa collaborazione più che decennale con Vittorio Sgarbi, anima della Fondazione, che ha portato a mostre importanti, dove Ligabue è stato accostato a Ghizzardi, come quella al Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato nel 2015, per arrivare a quella allestita oggi nella Galleria Biffi di Piacenza.

Una partnership della quale lo stesso Vittorio Sgarbi ha ricordato i natali nel corso dell’inaugurazione, animando il suo intervento con un simpatico siparietto.

“Erano i primi anni 90, ed io ero già in televisione quando incontrai Augusto Agosta Tota, con un nome solenne ma con un catalogo (su Ligabue) grosso, un po’ greve – ha ricordato Sgarbi – quindi dissi “grande pittore, ma con uno schifoso catalogo” e lo calpestai in televisione”.

“Da quel mio atto affettuoso nacque un’amicizia che ha portato lui a migliorare un po’ la qualità grafica dei cataloghi e io a diventare amico suo al di là di questa iniziale reciproca ingiuria. Io sentivo che quell’edizione era un po’ troppo “rustica” per un pittore così raffinato, d’altra parte la dimensione rustica è la chiave di Ligabue, è ciò che lo rende, in qualche modo, vicino ad Augusto Agosta Tota che non è potuto essere qui per un problema di salute, pare abbia preso il colpo della strega”.

“È scomparso, non è presente – ha proseguito ironico Sgarbi, tra le risate del pubblico – nel giorno in cui si nomina curatore di questo nuovo libro”.

“Di più – ha aggiunto uno Sgarbi sorridente – c’è una sola cosa che io non sopporto: i titoli (nelle copertine dei libri) messi in obliquo (o in verticale). Augusto Agosta Tota ha mostrato anche in questa occasione la sua rustica capacità di grafico”.

Sgarbi ha quindi gettato a terra il libro salendoci su con i piedi. “Per la seconda volta gli calpesto un catalogo per punire l’improvvido e l’audace – ha detto Sgarbi ridendo – però il libro è utile – ha aggiunto con tono decisamente più deferente – infatti contiene anche una preziosa cronologia di come la critica e anche letterati, registi e scrittori hanno capito Ligabue”.

“I critici d’arte, per lo più, non l’hanno per la verità compreso; critici come Achille Bonito Oliva, non l’hanno capito perché troppo poco d’avanguardia, non esponeva merda d’artista, ma quadri dipinti e pieni di passione. Siamo di fronte ad un grave tradimento della critica rispetto ad un grande artista, grande come Morandi”.

“Morandi rappresenta la dimensione intimistica, quella in cui uno riflette sul suo destino, Ligabue una visione dantesca, realistica, di verità e confronto anche difficile con il mondo. Ma su Morandi hanno scritto tutti e su Ligabue non ha scritto nessuno. E per nessuno intendo di quei critici togati, universitari”.

“Una cronologia che parte addirittura dalla fine degli anni ‘20 – ha spigato Sgarbi critico d’arte – Ligabue è un artista nato nel 1899 che negli anni ‘30, nel clou di un’arte italiana molto importante, è un protagonista. Nei successivi anni ‘40 e ‘50 sorpassa il fascismo e come Morandi lo ignora, per via di un mondo selvaggio di foresta, di sogno”.

“Anche Morandi lo ignora, ma per motivi differenti: non esce dalla sua stanza, luogo dove non ha evidentemente la possibilità di vedere animali – nessun animale compare nelle opere di Morandi – ma vede solo bottiglie e gli oggetti che lo circondano. Sono due espressioni di una stessa reazione ad un infausto momento storico”.

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