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“Come va, come va” con Sanremo 2019? Ecco il Pagellone

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Televoto o giuria di qualità? Rispondiamo a questo dilemma fondamentale per le sorti del Paese con il Pagellone del Festival di Sanremo di Giovanni Battista Menzani.

Eccolo:

3
FRANCESCO RENGA
Lo ricordiamo solo per l’enorme sciocchezza che ha detto al Dopofestival sulla voce femminile, a suo giudizio meno gradevole di quella maschile. Da condannare all’ascolto di Aretha Franklin e Janis Joplin, per un mese a fila.

4
FEDERICA CARTA+SHADE
PATTI PRAVO+BRIGA
Nulla da ricordare, invece, di questi duetti inusuali (a Patty Pravo chi l’ha fatto fare?). Con l’aggravante – nel primo caso – dell’ospitata di Cristina D’Avena.

4,5
ANNA TATANGELO
EINAR
“Le nostre anime di notte”. Gli eredi di Haruf dovrebbero chiederle i danni.
Einar boh. Per fortuna da Sanremo Giovani non escono solamente proposte così vecchie e scontate.

5
ENRICO NIGIOTTI
EX OTAGO
BOOMDABASH
Tutti a piangere per la canzone più romantica del lotto. La melodia funziona, ma il testo è zeppo di frasi già sentite. Solo decimo in classifica: troppo ruffiano?

La s sibilante da Sir Biss di Carucci (l’alter ego di Paradiso dei TheGiornalisti) ispira simpatia, ma lui litiga con la melodia e inciampa in versi non immemorabili (“Scoprire nuove tenebre/tra le tue cosce dietro le orecchie”). I Boomdabash? A Ferragosto, forse, sarebbero andati meglio.

5,5
ULTIMO
IRAMA
Primi al televoto, questi due giovanissimi sono molto ambiziosi: che siano loro i nuovi eroi del pop italiano? Ultimo aveva la canzone perfetta per vincere il Festival, ha fatto di tutto per perderlo (vedi la sua grande, grandissima spocchia). Moro, poi, ha urlato a sproposito, come spesso gli accade purtroppo.

Anche Irama, dicono, non è contento del pur lodevole settimo posto. Entrambi sono fuggiti infuriati: eppure conoscevano bene il regolamento…

5/6
IL VOLO
Non ci piacciono, ormai è noto. Ma si fanno notare per simpatia, per leggerezza e per umanità. Bravi e bravi.

6
NEGRITA
NEK
ARISA
Pau e compagni attaccano il Capitano – è il Comandante che gioca sporco – con una song in classico stile Negrita, che tradisce molto mestiere e un po’ di stanchezza. Che senso ha, poi, chiamare Roy Paci per fargli suonare i Righeira? Compitino, e vale anche per Nek (che lasciasse tranquillo Borges, però).

Lei pur influenzata si agita e strippa in un’atmosfera disneyana ed euforica, perfetta per uno spot dello Xanax: “Anche per me quello che ha preso Arisa” è la battuta più frequente sul web.

6,5
LIVIO CORI+NINO D’ANGELO
Si sono scomodati addirittura dei periti per capire se davvero Livio Cori è il misterioso rapper napoletano Liberato, insomma non si è parlato d’altro. Peccato per l’ultimo posto (scontatissimo): il pezzo era bello. Ecco, forse nella versione live i due napoletani si rincorrono troppo, facendo un po’ di confusione.

Difficile dunque comprendere il testo, ma va segnalato che su Spotify è l’unico dei 24 con l’etichetta EXPLICIT (alla faccia di Lauro…e di Salvini).

7
PAOLA TURCI
LOREDANA BERTE’
Eleganza e classe (la Turci), coraggio e grinta (la Bertè). Sono le donne del Festival. La Bertè, poi, è la vincitrice morale con tutte quelle standing ovation: aveva un pezzo forte, Vasco o non Vasco.

7,5
GHEMON
ZEN CIRCUS
ACHILLE LAURO
“Rose violaaaaaa” … Quanta tenerezza ci ispira questo Ghemon, un uomo dal look improponibile (Imbianchino? Supereroe in disarmo? Spinoza dice che aggancia le ragazze chiedendo loro se vogliono salire da lui per vedere la sua collezione di cappotti di merda). Per la sua umiltà, la sua insicurezza, la sua anima soul.

I secondi sono ormai veterani della scena indie. Partono un po’ in sordina per colpa di un pezzo difficile, dall’incedere marziale, senza strofa e senza ritornello. Ne escono alla grande, anche grazie all’aiuto di Brunori.

Pure Lauro all’inizio non ci è piaciuto. Ma il R’n’R di “Rolls Royce” ci è infine entrato in testa e non ci ha più lasciato (l’abbiamo canticchiata tutti, ammettiamolo). Lui, poi, pare tutt’altro che borioso, ed è stato più forte delle (stupide) polemiche invitando quello strafatto di Morgan. Chapeau.

8
SIMONE CRISTICCHI
“Ormai è lo zio prete da evitare al pranzo di Natale”, lo sbeffeggiano (amorevolmente) su Twitter. Lui sembra troppo buono, troppo ascetico, troppo superiore alle cose terrene per potersela prendere. Vince il premio per la migliore interpretazione.

8,5
MAHMOOD
MOTTA
Il semisconosciuto e assai bravo Mahmood (prima del festival, su Twitter aveva meno di 2000 follower) vince grazie alla giuria la 69 edizione del Festival con un clap clap memorabile e un amarissimo atto d’accusa a un padre che prima scappa e poi lo cerca per approfittarsene. Polemiche (anche politiche) a parte, ci sentiamo davvero di ringraziare la giuria.

Motta – anni fa al fianco degli Zen Circus – è secondo noi il migliore dei nuovi cantautori italiani: originale, ironico, poetico. “Dov’è l’Italia?” Boh.

9
DANIELE SILVESTRI
Beh lui è di un altro pianeta. Bravo anche Rancore (nome omen?), e venerdì ha fatto la sua comparsata anche Agnelli, coautore di “Argento vivo”. Tanta roba.

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