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Il corteo “transfemminista” attraversa Piacenza VIDEO foto

Corteo e manifestazione “transfemminista”. E’ quello organizzato a Piacenza da R-Esisto Collettivo femminista Piacenza e ControTendenza Piacenza nel pomeriggio dell’otto marzo.

La mobilitazione è partita da barriera Genova per percorrere il Facsal. Circa 150 i manifestanti che hanno sfilato con slogan e bandiere, tra loro anche rappresentanti dei Si Cobas.

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“Uno sciopero per denunciare gli innumerevoli casi di violenza di genere – hanno spiegato gli organizzatori – relegati a semplici fatti di cronaca, presto dimenticati e verso i quali rimaniamo indifferenti”.

“Per denunciare tutti gli stupri e i femminicidi, che sono solo l’espressione più estrema di una cultura patriarcale che si manifesta in tutti gli aspetti della vita. Per ribadire che la violenza di genere non conosce nazionalità e provenienza, ma è frutto della violenza patriarcale, la quale va felicemente a nozze con la violenza razzista e classista”.

Uno sciopero “contro le condizioni di sfruttamento e ricatto che le lavoratrici e i lavoratori si trovano a vivere, contro la precarietà economica ed esistenziale a cui ci condannano e di cui noi donne siamo le prime a fare le spese. Contro la flessibilità e i lavori sottopagati che ci impongono e contro la retorica paternalista che costringe le donne ad abituarsi ad assolvere un fantomatico dovere di madre stabilito da uomini”.

“Per denunciare – proseguono – lo smantellamento del welfare e dei servizi che scarica tutto il lavoro di cura sulle spalle delle donne e le costringe a chiudersi nella gabbia casalinga, a fronte di asili troppo cari e nonni costretti a lavorare fino alla tarda età”.

“Contro le leggi degli ultimi governi, come il Jobs Act e la Fornero, che non hanno fatto altro che smantellare diritti e garanzie conquistate in anni di lotte e condannare le persone a morire prima di vedere la pensione, spacciandola pure come un segno di parità tra uomini e donne”.

Uno sciopero “contro le politiche razziste come il Dl Salvini, che penalizza le donne e gli uomini migranti e criminalizza chi lotta per i diritti e la dignità delle persone o semplicemente chi solidarizza con le proteste sociali, ambientali, lavorative; contro la mancanza di finanziamenti e riconoscimento dei Centri Antiviolenza, contro l’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici che ancora nel 2019 non garantisce il diritto alla salute e a decidere sul proprio corpo”.

“Uno sciopero per denunciare la mancanza di progetti di educazione sessuale nella maggior parte delle scuole, per combattere la cultura dello stupro, educare al rispetto delle differenze e sconfiggere i tabù; per dire no a qualunque forma di strumentalizzazione dei nostri corpi, usati per fomentare l’odio razziale e le derive securitarie che legittimano la militarizzazione delle città”.

“Uno sciopero – concludono – per ribadire che non ci devono essere uomini contro donne, o bianchi contro neri, ma solo sfruttati contro sfruttatori”.

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