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“La strada per incentivare il lavoro è ridurre il suo costo” foto

Ex consulente dei governi Renzi e Gentiloni, ospite dell’Università Cattolica di Piacenza, è stato Marco Leonardi professore ordinario di Economia politica all’Università degli Studi di Milano.

Per Let’s book, il ciclo di dialoghi con l’autore promosso dall’Ufficio Comunicazione del campus piacentino dell’Università Cattolica, Leonardi ha presentato il suo libro “Le riforme dimezzate” nel quale racconta i tre anni e mezzo vissuti a Palazzo Chigi come Consigliere economico della Presidenza del Consiglio.

L’appuntamento è stato organizzato in collaborazione con la facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’ateneo piacentino e introdotto dal professor Franco Timpano.

Leonardi ha parlato delle ricette del governo attuale per ridurre la povertà, criticando il reddito di cittadinanza, indicando come strada maestra per agevolare il lavoro la riduzione del suo costo.

“Un conto è il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni – ha fatto notare – che è una misura europea contro la povertà rivolto a una platea limitata, invece il reddito di cittadinanza, per come è stato disegnato, ha una platea molto più ampia e non è solo contro la povertà.

E inevitabilmente sono coinvolte categorie molto diverse, come i disoccupati, i sottopagati, e quindi si rischia di andare a incidere su specifiche porzioni del mercato del lavoro, quelle a basso reddito, e non sulla disoccupazione.

In altri paesi si agisce con altri strumenti. Anche in Italia avevamo misure differenziate. Quelli che guadagnano poco prendono gli 80 euro che sono un’integrazione al reddito; i disoccupati hanno la Naspi ovvero il sussidio di disoccupazione più l’assegno di ricollocazione, un aiuto per trovare lavoro, mentre i poveri veri – che hanno problemi di integrazione sociale – avevano il reddito di inclusione.

Il reddito di cittadinanza invece vuole tenere insieme tutte queste platee, ma è complicato farlo con uno strumento unitario”.

In tema di salario minimo, Leonardi ha affermato: “Non sono pregiudizialmente contrario, il problema è che il diavolo sta nei dettagli. Si rischia di fare un altro disastro, perchè in un paese che vive di contratti nazionali collettivi e che contemporaneamente si è dotato di un reddito di cittadinanza, il pericolo è quello di spostare il mercato del lavoro tutto verso l’alto, costringendo le aziende ad uscire dai contratti nazionali, o diminuire le ore ai lavoratori, o anche alimentando il nero.

La strada di un governo e dello stato, di solito non è quella di aumentare i salari per legge, perchè si rischia andare nel paradosso di abbassarli. Quello che si può fare è diminuire la tassazione, ovvero il cuneo fiscale che tutti pagano sul lavoro, aziende e dipendenti. In tutti i paesi si è intervenuto così sui salari”.

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