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Locandine rovesciate, anche a Piacenza la protesta degli edicolanti

Anche gli edicolanti di Piacenza stanno attuando una piccola protesta esponendo le locandine dei quotidiani al contrario.

Questo per attirare l’attenzione sul comportamento degli editori che – sostengono gli edicolanti – sfruttano una categoria ormai decimata.

Edicolanti sul piede di guerra capovolgono le locandine – La nota

Locandine a testa in giù, per attirare l’attenzione sulla vertenza che riguarda gli edicolanti. E’ la forma di protesta – cui ne seguiranno altre – degli edicolanti piacentini aderenti al Sinagi (sindacato nazionale giornalai d’italia, affiliato a Sic-Cgil), scesi sul piede di guerra, come preannunciato dopo lo sciopero del 28 gennaio scorso, perché “stanchi di essere inascoltati dagli editori sulla partita del rinnovo dell’accordo nazionale, che latita da ben dieci anni” .

Mercoledi 20 Febbraio in via XXIV Maggio si è svolta l’assemblea dei giornalai aderenti al Sinagi: nel corso della serata – oltre ad altri argomenti , quali le modifiche nell’assetto societario del distributore locale e dell’incognita del nuovo assetto – sono state approvate una serie di iniziative di protesta che proseguiranno ad oltranza.

Il primo atto di contestazione indetta a livello nazionale è stato quello di capovolgere le locandine dei quotidiani, “per suscitare la curiosità delle persone e spiegare loro che la nostra categoria è in gravissima crisi”.

Un’altra forma di protesta consisterà nell’astenersi dall’inserire gli inserti cartacei gratuiti (non quelli a pagamento, come i femminili o il Venerdì di Repubblica, bensì i dorsi economici o settoriali a cadenza settimanale) all’interno della mazzetta dei quotidiani.

“Lasceremo gli inserti gratuiti esposti, avvisando con un cartello i clienti di servirsi in autonomia sei li gradiscono. Non intendiamo proseguire nel fare questo “favore” agli editori senza riscontro economico. Avviseremo anche gli sponsor e le ditte che fanno pubblicità sugli inserti”.

Il Sinagi sta valutando altre strategie per i prossimi mesi. L’ipotesi è allestire presidi davanti alle sedi di quotidiani nazionali e locali, sempre con l’obbiettivo di dare visibilità al malessere della categoria

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