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Nozze da Bollywood sulle colline piacentine: l’amore unisce religioni diverse fotogallery

Un matrimonio degno di Bollywood. E’ quello andato in scena lo scorso week end tra le province di Piacenza, Cremona e Padova. Con ricevimento finale sulle incantevoli colline della Val Luretta nel castello di Rezzanello di Gazzola.

Oltre trecento persone, in gran parte originarie del subcontinente indiano hanno preso parte ai festeggiamenti per i due neo sposi.

Prima di raccontare nel dettaglio il cerimoniale religioso e il banchetto nuziale, è d’obbligo una premessa esplicativa.

Matrimonio indiano a Piacenza

LE RELIGIONI INDIANE – Gli indiani in Italia, che formano una comunità già alla seconda generazione, sono oltre 150mila e più del 10% di loro vive stabilmente in Emilia Romagna.

Persone che, seppur molto legate alle proprie tradizioni etnico-culturali, sono riuscite non solo ad integrarsi nel tessuto sociale europeo e italiano, ma possono vantare in tanti casi un successo lavorativo e di carriera, talvolta passando dall’occupazione prevalentemente nel settore agricolo dei padri, ad altri ambiti produttivi, come il terziario.

L’India è una nazione enorme, al cui interno convivono diverse comunità spirituali e religiose: Induismo, Giainismo, Buddhismo e Sikhismo. Sono religioni non solo da intendere come fedi di credenti o praticanti, ma sono un tutt’uno con la vita quotidiana di un indiano, influenzandone aspetti che spaziano dall’alimentazione, al rapporto con il proprio partner.

Matrimonio indiano a Piacenza

QUESTO FIDANZAMENTO NON S’HA DA FARE – Ci sono due ragazzi Tarlochan Singh, classe 1989 e Rashmi Kumari, classe 1992, entrambi nati in India e che vivono con le loro rispettive famiglie in Italia da tantissimi anni.

Tarlochan e suo fratello Parmjit, di religione Sikh, abitano nel comune di Gazzola con i propri genitori. Di professione sono imprenditori, gestiscono tre stazioni di servizio con relativi impianti di autolavaggio.

Rashmi è assistente di studio odontoiatrico, abita a Padova con i suoi due fratelli e i propri genitori. Sono di fede indù.

I due ragazzi si conoscono l’estate scorsa durante un matrimonio di amici indiani. Scocca la scintilla. Ma la famiglia di lei non approva la frequentazione, un atteggiamento dovuto anche alle diverse religioni a cui appartengono i due (la religione Sikh è monoteista mentre l’Induismo è politeista).

La famiglia dello sposo, invece, si pone in modo decisamente più neutrale sulla questione. Di più, la mamma e il papà di Tarlochan capiscono che loro figlio è sinceramente innamorato di quella ragazza, pertanto decidono di contattare con un mediatore.

Spesso le famiglie indiane prendono contatti con un “mediatore”, si tratta sempre di un loro connazionale che ha il delicato compito di trovare i punti di contatto tra le due parti in gioco. Egli funge, appunto, da mediatore culturale, analizzando in primis se l’amore che è sorto tra i due ragazzi possa loro assicurare un futuro sereno.

Matrimonio indiano a Piacenza

LE NOZZE – Passano un paio di mesi e l’intercessione del mediatore ha successo, finalmente ai due ragazzi è concesso di fidanzarsi. Sia al ragazzo che alla ragazza vengono regalati e messi al polso un braccialetto in stoffa rossa, con perline scure, che simboleggia il loro cammino di unione.

Da quel momento sono ufficialmente fidanzati. Vengono così fissate le nozze, che però non possono cadere in una data decisa a caso. C’è un calendario dove i Bramini (i sacerdoti Indù), con metodi legati alla Cabala, calcolano i mesi e le date opportune per celebrare il matrimonio in base alle date di nascita dei futuri sposi. Succede così che la data propizia per questo proprio matrimonio è fissata per il secondo weekend di marzo.

A gennaio i genitori del futuro sposo sono quindi volati in India per ulteriori preparativi: acquistare la collana di nozze da regalare alla futura nuora (rigorosamente in oro indiano, 24 carati e dalla manifattura tipicamente orientale), nonché per comprare i vestiti da sposa per la ragazza e da sposo per il figlio (è la madre dello sposo a scegliere gli abiti nuziali).

Oltre a questo vengono acquistati una serie di vestiti – poi spediti a Piacenza con un corriere – per l’altro figlio nonché da regalare ai parenti e agli amici stretti del promesso sposo.

Nel frattempo il fratello del promesso sposo ha il delicato compito di predisporre il programma dei tre giorni di festeggiamenti: trovare le location, organizzare le cerimonie religiose, stilare la lista degli invitati, occuparsi del catering, del dress code, prendere accordi con il fiorista, i fotografi e la parte di accompagnamento musicale.

Nel segno della tradizione indiana – essendo, di forma, un “Arranged Marriage”, la futura sposa, di fatto, non ha voce in capitolo per quanto riguarda il rinfresco, gli addobbi e la location.

Apro una parentesi. Semplificando, esistono due tipi di matrimonio: il Love Marriage e il famoso Arranged Marriage. Il Love Marriage è romantico e di solito sofferto. Ha dietro una grande storia d’amore seguita da lotte continue in seno alla famiglia (nella maggior parte dei casi dello sposo). L’Arranged Marriage, più comune e aderente alla tradizione, vede i genitori dei futuri sposi “arrangiare” le nozze. Da qualche anno i giovani fidanzati indiani hanno anche modo di conoscersi e frequentarsi mesi prima del matrimonio, cosa che non succedeva fino a qualche tempo fa: non erano rari i casi in cui i due sposi vedessero l’uno il viso dell’altro solo il giorno delle nozze.

Matrimonio indiano a Piacenza

GIORNO 1: LA VIGILIA DI MATRIMONIO – Lo scorso venerdì 8 marzo, a Fiorenzuola D’Arda, è stato festeggiato una sorta di addio al celibato dello sposo. Già dalla mattina una cugina, arrivata con suo marito da Mantova, ha provveduto a tatuare con l’henné le mani dello sposo, nonché di tutte le altre cugine e delle amiche (anche italiane) presenti.

La sera al Ristorante Veranda Barabasca, poco distante dal casello autostradale dell’A1 di Fiorenzuola, va in scena una cerimonia Sikh scandita dai ritmi di un tamburo e nel frattempo le donne indiane disegnano sul pavimento un fiore sacro, una sorta di margherita, utilizzando erbe essiccate e terra, come tramandato da innumerevoli generazioni.

Sempre le donne, quasi come assolvessero il compito di sacerdotesse, prendono per mano Tarlochan e lo fanno sedere su uno sgabello. Accanto a lui pongono una ciotola che contiene latte, yogurt e farina di ceci. Il ragazzo pone quindi i suoi piedi nudi su due dei petali del fiore. Mentre le ragazze più giovani gli tendono un velo rosa di seta sopra, le altre donne prendono con le mani la miscela contenuta nella ciotola e gliela spalmano sul viso, mani e piedi.

Ora anche gli uomini – che fino ad allora erano stati in disparte – partecipano al rituale. A coppie ci si avvicina al festeggiato per spalmargli altro unguento, il tutto mentre i fotografi scattano foto ricordo a ripetizione.

Terminato questo passaggio, due donne prendono due grosse anfore dalle luci colorate e trascinano tutti in una danza allegra che si spinge al di fuori del ristorante, tra i visi increduli e stupiti dei passanti, che si fermano a scattare una foto con il cellulare.

Matrimonio indiano a Piacenza

Si fa quindi rientro nel locale. La cerimonia è terminata. Alla mamma del futuro sposo spetta l’ultimo compito di recuperare a mano ciò che rimane del fiore, e porre il tutto in una busta. Il contenuto verrà successivamente disperso seguendo un altro rituale. La serata prosegue con una conviviale a base di verdura fritta, pollo al curry e dolci tipici. Gli uomini indiani non mangiano né carne di maiale né carne di mucca.

Le donne indiane non solo non bevono alcolici (solo le italiane hanno bevuto il vino, tra l’altro gutturnio dei colli piacentini) ma per scelta personale sono quasi tutte vegetariane (non mangiano mai alcuna pietanza a base di carne suina e bovina, difficilmente il pesce, ma mangiano uova e i derivati del latte. Alcuni giorni della settimana, poi, sono dedicati ad una dieta prettamente vegana e fruttariana).

Inoltre, non è cosa gradita, sia per gli uomini che per le donne, mostrarsi con un sigaretta, pertanto nessun indiano è stato visto uscire per fumare.

C’è occasione di conoscersi e presentarsi. E apro quindi un’altra parentesi. Dovete sapere che i Sikh, ortodossi o casual, usano tutti lo stesso cognome, Singh appunto, che vuol dire “leone”, per i maschi; Kaur alias “principessa” per le femmine. Questo dal loro profeta che intendeva in questo modo appianare le diversità cagionate dalle diverse caste di appartenenza.

La futura sposa, nel frattempo si trova nella sua Padova, protagonista di un cerimoniale religioso simile, al quale partecipano i suoi parenti e amici. Entrambe le feste proseguono fino notte fonda tra balli e danze tipiche.

Matrimonio indiano a Piacenza

GIORNO 2: LE FUNZIONI RELIGIOSE – Siamo a sabato 9 marzo. La giornata è divisa in due momenti: il matrimonio prima si celebrerà con rito Sikh e poi con rito Indù. In auto si raggiunge il tempio Sikh di Cremona, nei pressi di località Torre de’ Picinardi.

Anzitutto, nel tempio si entra rigorosamente a piedi scalzi e con un copricapo (sia esso un turbante o un fazzoletto per gli uomini o il chador per le donne). Si salgono le scale per arrivare al piano superiore dove si apre una larga sala, tutto il pavimento è una sorta di tatami, al cui centro è steso un lungo tappeto rosso che separa a destra i maschi e a sinistra le femmine con i bambini piccoli.

La coppia che sta convogliando a nozze è seduta, a gambe incrociate, di fronte ad un altare inclinato. Un sacerdote recita una nenia accompagnata da una musica lenta e ritmata. La celebrazione del matrimonio con rito Sikh ha una durata di poco più di mezz’ora, al termine della quale tutti i partecipanti s’inginocchiano ponendo per un attimo la fronte sul pavimento, un gesto per rendere omaggio alla divinità.

Infine, viene distribuito a tutti il jalebi (un dolcetto fatto di pastella fritta inzuppato in uno sciroppo dal tipico colore arancione. Questi dolci, che possono essere serviti sia caldi che freddi, hanno una consistenza interna leggermente gommosa e una superficie esterna più dura per via dello zucchero cristallizzato che fa da rivestimento esterno).

Si ritorna al piano terra, qui un’altra sala dove tutti gli ospiti possono bere una tazza di Masala Chai, un infuso a base di tè con latte, zucchero e aromatizzato con delle spezie. Nel frattempo i neo sposi sono in balia dei fotografi.

È ora il momento della cerimonia Induista, il “Vivaha” in lingua Sanscrita. Ci si sposta a Castelverde (Cremona). A fare da apripista l’auto degli sposi, dietro si snoda un lungo serpentone di auto che costituiscono il corteo nuziale.

Si giunge a quello che è un capannone riadattato a sorta di tempio Indù. Nella parete di fondo spiccano 5 pannelli, a misura di manifesto cinematografico, che rappresentano le 5 divinità principali: Shiva, Vishnu, Brahma, Kali, Parvati (madre di Ganesh, il dio elefante). Anzitutto parte fondamentale del rito è il “Kanyadaan” ovvero l’addio alla figlia da parte del padre.

Parte di questa fase – che definirei preliminare al matrimonio – non vede la presenza della futura sposa. Al di fuori del tempio, i genitori della sposa (per più tempo il padre) siedono di fronte ai genitori del loro futuro genero e con quest’ultimo e con la presenza del mediatore.

Matrimonio indiano a Piacenza

Accanto a loro, che sono scalzi all’interno di un perimetro costituito da tappeti, anche il bramino, ovvero un rappresentate della casta sacerdotale. Avviene quindi uno scambio di doni, per lo più da parte dei genitori della sposa. Compaiono sulla scena intere valige contenenti vestiti nuovi, a simboleggiare la nuova vita di loro figlia.

Contestualmente, la mamma dello sposo mostra la collana di nozze, precedentemente acquistata in India, che donerà alla nuora. Questa parte del rituale si conclude con l’apposizione da parte del bramino di un segno rosso sulla fronte dei quattro genitori e del futuro sposo e con il padre della sposa affida la figlia allo sposo dopo che questi promette di prendersi cura della ragazza come impegno di vita.

Prima di entrare all’interno del tempio i fedeli hanno compiuto dei giri, “pradakshina”, in senso orario intorno ad esso, essi devono sempre necessariamente essere in numero dispari e servono per purificare il corpo e comunicare la propria devozione alle divinità.

Il matrimonio prosegue quindi all’interno del tempio consacrato dove ad attendere lo sposo c’è la futura consorte. Tutto il cerimoniale ha una durata di circa cinque ore, al termine del quale la sposa saluta i propri genitori in un pianto senza fine. Adesso gli sposi salgono in auto e partono per la loro casa, quella familiare del ragazzo.

Sono le ore 21 quando la sposa entra per la prima volta in quella che sarà la sua nuova dimora. Per tradizione indiana, quella sera la sposa non potrà ancora dormire accanto a suo marito ma riposerà in un letto assieme alla suocera. Inoltre un fratello e un cugino della ragazza rimarranno per tutta la prima notte in quella casa, una sorta di rituale di protezione.

Matrimonio indiano a Piacenza

GIORNO 3: IL BANCHETTO – La location è una delle più suggestive della provincia di Piacenza: il Castello di Rezzanello.

I due novelli sposi arrivano verso mezzogiorno. Scendono dall’auto e giungono alla Sala dei Guelfi accompagnati da musiche ritmate dal tamburo. Una rappresentanza dei parenti della sposa ha il compito di tenere steso un velo, sotto il quale passanogli sposi, che rappresenta una protezione dai possibili imprevisti del futuro.

A salutare i due giovani i castellani Maddalena e Lorenzo Fiorani, che hanno dimostrato una sensibilità non comune avendo saputo accogliere, mesi fa, con grande entusiasmo la proposta di far tenere il banchetto nuziale indiano tra le mura del castello.

La giornata di sole accende i mille colori dei vestiti sgargianti delle donne. Oltre trecento gli invitati. Un catering specializzato nella preparazione delle saporite pietanze indiane si aggiudica i complimenti da parte degli ospiti, italiani in primis. Dal pollo al curry, al riso basmati. Fino ad un tripudio di dolci.

Chiude la torta nuziale millefoglie e lo champagne e lo spumante con cui vengono “innaffiati” gli sposi, invitati e fotografi. Tra le fila, qualcuno mormorava che entro fine anno arriverà anche un figlio.

Da parte della redazione di PiacenzaSera.it tanti auguri ai neo sposi!

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