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Pericolo ragnetto rosso per il pomodoro “Strategia condivisa per difendere coltura storica”

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C’è una strategia di lotta condivisa a più livelli per difendere il territorio piacentino dalla minaccia del ragnetto rosso, acaro del pomodoro da industria che lo scorso anno ha provocato non pochi problemi – in primis riduzione di produzione e decadimento qualitativo – in provincia di Piacenza, zona storica della produzione di pomodoro dove nell’ultima campagna, quella del 2018, sono stati coltivati 9.962 ettari.

Le modalità di intervento – condivise da agricoltori, trasformatori, produttori di agrofarmaci ed istituzioni – sono state presentate durante l’incontro “Pericolo ragnetto rosso: la filiera e la strategia di lotta” promosso dall’OI Pomodoro da industria del Nord Italia, dalla Regione Emilia-Romagna e dal Consorzio fitosanitario di Piacenza ed ospitato nella sala Bertonazzi di Palazzo Agricoltura a Piacenza proprio alla vigilia delle semine per il 2019.

L'incontro sul ragnetto rosso

“Il ragnetto – spiega il Servizio Fitosanitario della Regione – è un fitofago che è in grado di alimentarsi a spese di molte specie vegetali passando con facilità da una coltura all’altra ed in grado, soprattutto, di acquisire molto velocemente tolleranze e resistenze alle diverse sostanze attive utilizzate per contrastarne il proliferare”.

“L’aumento dell’investimento economico sulla difesa con agrofarmaci ha dimostrato di non andare di pari passo con il successo nel contenimento di questo temibile acaro – aggiunge l’OI -. Va adottata quindi una strategia condivisa di lotta che va applicata su tutto il territorio e che coinvolga anche le altre colture, non solo il pomodoro, per salvare un territorio dall’insorgere delle resistenze a tutti i trattamenti acaricidi”.

“Come Oi confidiamo che questa strategia venga adottata e rispettata da tutti i produttori di pomodoro e da tutti gli operatori commerciali, con l’obiettivo comune di contenere i danni da ragnetto per ottenere un risultato commerciale soddisfacente, sia per l’imprenditore agricolo che per l’impresa di trasformazione”.

Il quadro dell’ultima campagna – La campagna del pomodoro da industria del 2018 è stata funestata dalla presenza del ragnetto rosso, acaro che attacca le foglie della pianta di pomodoro, provocando un diradamento della copertura fogliare, arrivando talvolta al completo disseccamento della pianta.

L’areale maggiormente a rischio per la diffusione e per le ricadute negative del ragnetto rosso è quello della zona a sud di Piacenza, nel territorio dei comuni di Gossolengo, Gazzola, Podenzano, Rivergaro, Vigolzone, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino e Pontenure. Il restante territorio piacentino e i territori vicini di Parma, Alessandria, Pavia, ma anche zone nel Ferrarese, non presentano il fenomeno in modo così spiccato, ma iniziano a registrarne la comparsa.

L'incontro sul ragnetto rosso

Il nuovo approccio di lotta – Le problematiche emerse durante la campagna 2018 sono state segnalate all’OI, sede di discussione relativa alla materia prima fra la produzione e la trasformazione. L’OI, sin dallo scorso agosto, ha promosso l’attivazione di un’azione tempestiva da parte della Regione Emilia-Romagna, in particolare al Servizio Fitosanitario regionale.

Le consuete strategie di difesa, applicate utilizzando un numero molto ristretto di molecole, si sono però dimostrate di limitata e temporanea efficacia. Si è quindi avviato un tavolo di lavoro per tentare un approccio di tipo territoriale, con la partecipazione anche dell’Università, dei Consorzi Fitosanitari Provinciali, delle professionali agricole, dei Consorzi Agrari e che prevede anche il coinvolgimento dei rivenditori di agrofarmaci, per comprendere le dinamiche del propagarsi dell’avversità e studiare insieme una strategia di difesa efficace.

Da confronti interni alla filiera del pomodoro è emerso infatti che vi è un rapporto fra la presenza del ragnetto e le varie scelte colturali del territorio, e che la dinamica di diffusione andava al di là del perimetro della sola coltura del pomodoro, ma interessava anche le colture dei cereali e delle leguminose.

Dalle ricerche compiute dal dottor Emanuele Mazzoni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è emerso che l’inefficacia dei trattamenti acaricidi, attualmente in commercio, deriva dall’insorgenza di resistenze negli acari che vengono trattati ripetutamente con le stesse sostanze.

Raccomandazioni per le aree a maggior rischio (Area a Sud di Piacenza, nel territorio dei comuni di Gossolengo, Gazzola, Podenzano, Rivergaro, Vigolzone, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino e Pontenure)

– Il trattamento acaricida deve essere effettuato solo dopo la comparsa delle prime popolazioni di ragnetto rosso; per prevenire i fenomeni di resistenza occorre effettuare il primo trattamento con prodotti che contengano sostanze attive con meccanismo d’azione diverso da quelli utilizzati nel corso dell’anno precedente. Ad esempio qualora, come primo intervento dell’anno precedente sia stato utilizzato un prodotto a base di abamectina (Gruppo Irac 6), si raccomanda di impiegare, come primo intervento di quest’anno, una sostanza attiva che non appartenga a quel gruppo.

– Occorre alternare sempre l’utilizzo di acaricidi dotati di differenti meccanismi d’azione; non è sufficiente cambiare semplicemente il nome del formulato commerciale, in quanto potrebbe contenere la stessa sostanza attiva o anche un differente principio attivo, dotato però dello stesso meccanismo d’azione;

– rispettare scrupolosamente le indicazioni delle etichette per evitare sovra/sotto dosaggi; mettere in atto buone pratiche applicative per massimizzare l’attività del prodotto, con una bagnatura accurata e uniforme della vegetazione tenendo presente che il ragnetto è localizzato prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie;

– attenersi, oltre che alle indicazioni del disciplinare di produzione integrata, alle raccomandazioni locali fornite dai tecnici delle Op, del Consorzio Fitosanitario e dai bollettini provinciali di produzione integrata;

– tenere monitorata la presenza del ragnetto, allo scopo di rilevare eventuali cali di efficacia dei prodotti utilizzati e, nel caso, darne segnalazione al tecnico dell’Op di riferimento.

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