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Tra storia e fantasmi, i segreti del castello di Gropparello nel romanzo di Gianfranco Gibelli

Una vicenda di fantasmi tra le colline piacentine, ma soprattutto una dichiarazione d’amore per la Storia e per un suo testimone di pietra. La storia di una scelta di vita che assomiglia molto a un salto nel vuoto, ma anche quella di un “gigante” che chiede di essere scoperto, attraverso i propri misteri, nella sua ostinata resistenza a ogni epoca.

E’ stato lo stesso Castello di Gropparello (Piacenza) a ospitare la presentazione de “La Compagnia Invisibile” il secondo romanzo pubblicato per BastogiLibri da Gianfranco Gibelli, attuale proprietario del maniero sulle colline piacentine, che nel 1993 ha chiamato l’autore e la sua famiglia creando i presupposti per diventare il coprotagonista e lo scenario di un libro che, pagina dopo pagina, diventa doppiamente autobiografico.

E, a proposito di duplicità, è una delle figlie di Gibelli, Chiara, a raccontare come quello che ospita il Parco delle Fiabe – il primo parco emotivo d’Italia, capace di proporre ogni giorno ai bambini un salto all’indietro nel tempo – sia anche stato fin da subito un compagno dispettoso e dal carattere difficile. “I miei genitori hanno sempre vissuto con una visione: toccare con mano un mondo che fosse grande, testimone e incarnazione della storia e delle vite passate – spiega -. Forse tutta questa enormità, questa somma di esistenze ci ha suggestionato, perché a un tratto è stato chiaro che non eravamo soli”.

Cosa abbia spinto Gianfranco Gibelli, dipendente di una ditta informatica, ad abbandonare l’ormai consolidata routine della propria vita milanese per lanciarsi in quest’avventura lo si capisce solamente se si accetta che esistano passioni più forti della ragione: quegli scatti della mente e del cuore, riconducibili al classico colpo di fulmine, che ti convincono – magari non proprio in un attimo – a fare i bagagli, caricare in macchina la famiglia, e cambiare tutto.

Certo, ci voleva anche la volontà – o forse la complicità – della moglie Rita, restauratrice di strumenti antichi, per dare vita a un’impresa che si è presto rivelata fonte di scoperte continue, tanto da rendere evidente la necessità di raccoglierle in un libro.

“Sapevamo che il Castello era appartenuto a famiglie prestigiose fin dall’epoca carolingia – racconta l’autore -, ma solo col tempo abbiamo scoperto altri tipi di segreti e leggende come quella di Rosania Fulgosio, castellana morta per mano del marito Pietro da Cagnano”.

Come si evince dal romanzo, i nuovi abitanti del castello non sono persone che si lasciano suggestionare facilmente. In particolare, un matematico che ama filosofeggiare come Gibelli non può accettare senza combattere di avere a che fare con quelli che qualcuno chiamerebbe fantasmi.

Eppure, tra le sale e gli angoli bui di Gropparello succedevano cose davvero inspiegabili. “Dal solaio, attraverso un tetto molto antico, sentivamo un passo pesante e un classico suono di trascinamento. Ma sulla polvere del pavimento non c’erano impronte. L’attrezzatura del personale di servizio spariva di continuo in maniera misteriosa. Stava diventando un problema anche trovare qualcuno che fosse disposto a lavorare qui”.

È inutile dire che questi e altri episodi sono solo una parte delle vicende descritte in un romanzo che – come assicura Roberta Manuali di Bastogilibri – si lascia leggere tutto d’un fiato e rappresenta un’occasione per conoscere un po’ più a fondo un luogo che – affollatissimo di spiriti di ogni epoca – sembra essere lì da sempre e forse anche da prima della sua stessa esistenza, da quando i Celti ne avevano scelto la terra come luogo di culto, nel IV secolo a.C. Ma questa è un’altra storia. O forse una delle tante de “La Compagnia Invisibile”.

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