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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Universi

Quando la disabilità è “invisibile”, Universi racconta “Mettiti nei miei panni”

“Mettiti nei miei panni” edizione 2019 all’Università Cattolica di Piacenza è stata un successo di partecipazione.

Gli studenti sono stati invitati a compiere l’esperienza della disabilità attraverso diverse prove sensoriali nell’arco di una giornata.

La redazione di “Universi” era presente e attraverso il racconto dei suoi redattori ci ci spiega come è andata.

“Mettiti nei miei panni 2019″: alla scoperta dell'”invisibile”, la disabilità uditiva – di Micaela Ghisoni

Un piccolo viaggio alla scoperta della disabilità meno scontata e conosciuta, con il laboratorio dedicato ai non udenti di “Mettiti Nei panni 2019”.

Giornata organizzata dai Servizi per l’integrazione degli studenti con disabilità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per Piacenza quest’anno è stata la terza edizione.

Obiettivo, aumentare l’inclusione verso i più fragili, facendo “calare i normodotati nei panni “di coetanei con disabilità motoria, visiva e uditiva, attraverso simulazione di percorsi costruiti ad hoc. Il laboratorio per non udenti è tra questi.

La maggior parte delle disabilità fisiche “si vedono”, o sono facilmente intuibili. Quelle motorie e di comunicazione risultano evidenti fin dal primo contatto con la persona portatrice di handicap. Le visive, pur più subdole, sono spesso veicolate da ausili, o sostegni, a cui l’ipovedente si accompagna.

Una sola ,”invisibile agli occhi” genera esclusione nascosta, opprimente per chi la vive, isolato dai rumori del mondo: la disabilità uditiva.

Per questo motivo si è deciso di aprire uno squarcio su questa esperienza poco sentita dai più, ma molto sofferta da chi ne è protagonista.

L’esplorazione del laboratorio per non udenti organizzato da “Mettiti Nei Miei Panni” 2019, servirà al difficile compito di dischiudere consapevolezza.

Ma ad aiutare saranno soprattutto le sollecitazioni presentate a fine esperienza delle pedagogiste dei Servizi per l’integrazione degli studenti con disabilità dell’Università Cattolica di Piacenza e Milano, e in particolare il contributo di Cristina Tagliarini, una studentessa con disabilità uditiva che frequenta il corso di laurea in Scienze dell’Educazione proprio nella sede di Piacenza, co-conduttrice del laboratorio sensoriale.

Un intervista le ripercorre:

A cosa si deve ad esempio la scelta di far utilizzare ai partecipanti tappi e cuffie, l’anno scorso assenti?

Le modalità di fruizione di tutti e tre i percorsi sono rimaste invariate, ma per tutte le esperienze di role taking viene pensata una piccola miglioria ogni anno, anche al fine di permettere a quanti avessero già partecipato in precedenza di ritornare.

La vera novità di quest’anno, che ha riscosso grande successo è stato proprio l’utilizzo di tappi e cuffie per rappresentare una concreta simulazione di diminuzione o assenza di udito: si voleva cercare di far percepire ai partecipanti ciò che si prova e si comprende in presenza di una minorazione “artificiosa” di udito. Per qualche partecipante è stata una forte emozione provare a non sentire nulla di quello che si stava dicendo a voce.

Ogni modifica apportata ai percorsi risponde all’esigenza di rendere più completa e partecipata l’esperienza. il coinvolgimento emotivo è infatti il canale attraverso il quale pensiamo che “Mettiti nei miei Panni” agisca in modo dirompente, trasformandosi ben presto in riflessione.

In questo contesto, tappi e cuffie rientrano nella sperimentazione viva che il role taking mette in luce: sento poco, sento meno, non sento.

Sordità prima come assenza di suono, poi come impossibilità di comprenderlo. Ripercorriamo i tratti salienti di questa “forzata esclusione” attraverso i filmati utilizzati in laboratorio? Quali i più importanti? Quali i criteri e gli scopi della scelta?

Tutti i filmati sono stati costruiti appositamente per far comprendere in breve tempo tante sfaccettature della sordità: ognuno ha un proprio significato preciso quindi tutti rivestono uguale importanza.

La lettura labiale di certi film non è ad esempio sempre comprensibile, causa svariati fattori: barba che copre la bocca, lontananza della persona che parla, i più importanti.

Aspetto rilevante sono poi i programmi culturali trasmessi in diretta televisiva con sottotitolazione simultanea: la sottotitolazione non è sempre fedele alla conversazione.
L’argomento trattato non viene quindi assimilato da un sordo, che risulta così penalizzato e privato di un’ importante opportunità di acculturamento.

In tali circostanze, rimane allora solo la lettura di notizie da internet e quotidiani.

Talvolta poi sottotitoli sono anche troppo semplificati rispetto al dialogo, la persona sorda “perde” quindi la possibilità di imparare modi di dire, espressioni del linguaggio che non si trovano nei libri.

Ogni stimolo fornito in laboratorio, racconta qualcosa del mondo della sordità, che non può essere ridotta ad una definizione univoca. Temi quali accessibilità e problematiche di comprensione. esempi concreti di limiti e risorse (barriere e facilitatori), vissuti da ogni persona nella propria quotidianità, non sono percorsi omogenei, nè semplici. Meritano senz’altro maggiore consapevolezza.

Interessante alla fine il test dell’udito on-line. Cosa intendeva mostrare e dimostrare?

Intendeva mostrare la percezione sonora di un ipoudente, la difficoltà a discriminare le parole di un dialogo in presenza di rumori di sottofondo. Soprattutto mirava a sottolineare la fatica di restare sempre concentrati per cercare di comprendere il più possibile in modo corretto, cercando di non compromettere tutto il significato di ciò che si sta ascoltando.

“Per noi sordi è stancante”- dice la non udente Cristina Tagliarini, protagonista attiva e guida del laboratorio-. “A volte è sufficiente che una parola non sia ben compresa per cambiare completamente il senso della frase, creando equivoci, talvolta anche gravi. A volte, invece, è impossibile comprendere l’intero dialogo. In tal caso si ricorre forzatamente ad altri canali di comunicazione”.

Il test, così come ogni stimolo mostrato vuole quindi rispondere all’esigenza di mettere in luce le diverse difficoltà che la sordità porta con sè.
Si tratta di una condizione che consideriamo spesso molto lontana da noi: questa prova dimostra che non è effettivamente così.

Sordità e progresso tecnologico e sociale. Quanti e quali benefici? Quanto ancora da fare?

Questa domanda merita una risposta ampia, la sordità è purtroppo una disabilità nascosta. Tutto è costruito a dimensione degli udenti.

Il progresso tecnologico si vede, ma lentamente. In qualche cinema si cominciano a proiettare film con sottotitoli; gli sportelli non hanno più barriere, quindi per il sordo è più facile accedere alla comunicazione frontale; un docente viene formato su come deve parlare in presenza di alunni sordi.

Ma c’è ancora molto da abbattere muri culturali e tecnologici. Basti pensare, per esempio, il campanello d’allarme negli ascensori: se si ferma, il sordo non sa come interloquire con i soccorsi. Oppure alla diffusione del servizio call-center attraverso il cosiddetto numero verde: i sordi devono dipendere da un udente per poter espletare un servizio di propria competenza.

Nel sociale poi una persona sorda, spesso viene equivocata come distratta o stupida, incapace di comprendere.

La mancata informazione da parte degli udenti è tutt’ora presente: chi è informato e più consapevole, spesso ne ha fatta esperienza propria , o tramite familiari. Oppure attraverso studi su questo tipo di disabilità.

Per il resto della popolazione la sordità è ancora tabù.

Un nuovo microfono tecnologico che scrive automaticamente ciò che viene detto. Come nasce? Qualche dettaglio per capirlo meglio?

Negli anni ’90, a una fiera di informatica in ambito medico appresi che era stata messa a punto un prototipo di microfono tecnologico in cui è possibile dettare al computer per scopi medici: era possibile per un medico dettare la lettura di un referto mentre lo teneva in mano, velocizzando quindi la trascrizione manuale. Azione faticosa, se non impossibile, per un sordo , per chi è disabile agli arti, per chi ha disturbi di apprendimento.

Si tratta pertanto di microfoni in grado di effettuare il riconoscimento vocale durante le lezioni in aula, a supporto degli studenti sordi e con disabilità motoria. Grazie a questa strumentazione, gli allievi hanno potuto ricevere in tempo reale una conversione in testo di ogni parola pronunciata dal docente.

Dispositivi presenti in tutte le sedi dell’Università Cattolica, ne possono fare richiesta gli studenti con disabilità che hanno necessità di supporto durante la frequenza alle lezioni e ai laboratori. Si tratta di un impegno concreto dell’Ateneo per garantire a tutti, non solo la partecipazione attiva alle attività didattiche e culturali ma anche, una maggiore autonomia individuale in un settore decisivo della vita:l’istruzione personale.

Questa terza edizione piacentina, rispetto alla precedente, ha potuto contare su un miglior rodaggio organizzativo? Quali i dati di partecipazione?

Si, quest’anno si è potuta constatare la continuità del laboratorio. Esclusa la pausa pranzo, non si è mai fermato ed è stata una grande soddisfazione.

All’evento hanno partecipato 80 persone, ognuna libera di compiere 1 o 3 delle esperienze proposte. La macchina organizzativa ha contato un numero elevato di tutor con disabilita’ e volontari, circa una trentina.

“La fatica di contare i gradini” – Il racconto di Alex Manfrin

“La giornata sulla disabilità mi è piaciuta molto, innanzitutto perché alcune delle persone normodotate hanno voluto, in qualche modo, vivere per un tempo limitato le difficoltà che viviamo noi quotidianamente. Anch’io, disabile, su una carrozzina, mi sono imbattuto in una diversa disabilità (sembra un gioco di parole….), quella di una persona non vedente… e ho provato a mettermi nei suoi panni…. ho chiuso gli occhi e ho immaginato di vivere nel buio.

Non ho più visto per alcuni minuti i colori del mondo che ci circonda. Ho immaginato di trovarmi davanti al mare e di non vederne l’azzurro, né i colori del cielo, dell’erba, del pavimento, della terra, delle nuvole, dell’asfalto, dei capelli di una ragazza, del maglione che indosso, del portafoglio che uso, del caffè che ordino al bar, della pizza che mangio, del divano su cui mi siedo, degli occhi del mio cane, del viso dei miei genitori, del sorriso dei miei amici… potrei andare avanti all’infinito, perché è infinito tutto ciò che ci circonda… mi sono immedesimato nella fatica di contare ogni volta i gradini che ti accompagnano da qualche parte, la difficoltà di rimettere tutto al proprio posto con assoluta precisione… per poterlo ritrovare.

Ho pensato che è impossibile per una persona non vedente immaginare anche solo un colore: colore verde… e che colore è? Se non l’hai mai visto? “Sta passando una macchina”… ma come se la immagina? Che forma le attribuisce? E le portiere? Cosa sono queste portiere se non le ha mai viste? Allora ho apprezzato la fortuna di non vivere nel buio… Ho un grande desiderio: che le persone non vedenti abbiano, anche solo per un giorno, la possibilità di intravedere tutto ciò che ci circonda, così da immaginarne le forme e i colori, e camminando in spiaggia possano “vedere” il blu del mare ed il movimento delle onde”

“Interessante e coinvolgente” – Il racconto di Roberta Capannini

Con la redazione di Universi abbiamo partecipato quest’anno (io per la prima volta) all’iniziativa “Mettiti nei miei panni” che si è svolta lo scorso 2 aprile presso l’Università Cattolica di Piacenza, una manifestazione organizzata dall’Ateneo per la sensibilizzazione nei confronti della disabilità, motoria, visiva e sensoriale.

Tutti i partecipanti, universitari e non, sono stati invitati a provare l’esperienza delle varie disabilità, effettuando brevi percorsi all’interno dell’università in carrozzina o ad occhi bendati, accompagnati da tutor con disabilità e volontari normodotati.

Per quanto riguarda invece la disabilità uditiva è stata organizzata la visione di spezzoni di film, privati in tutto o in parte del sonoro o sottotitolati, con l’utilizzo di tappi o cuffie per le orecchie.

Personalmente ho partecipato a quest’ultima esperienza, che ho trovato interessante e coinvolgente, in quanto mi ha fatto riflettere sulle difficoltà che incontrano tutti i giorni le persone sorde o che ci sentono poco e sulle emozioni che provano quando sono fraintese o non capite ma anche sulle piccole accortezze che si potrebbero tenere nel relazionarsi con loro senza farli sentire in difficoltà.

E’ stato interessante anche vedere come i recenti prodotti delle tecnologie informatiche possono essere d’aiuto nel seguire le lezioni per gli studenti che hanno problemi uditivi.

Io che sono in carrozzina posso dire che non è facile dipendere dagli altri e molto spesso superare le numerose barriere non solo architettoniche ma anche di pregiudizi che ci circondano.

Ritengo che questa iniziativa sia molto importante perché permette ai normodotati di rapportarsi con una realtà diversa e solo la conoscenza della disabilità senza preconcetti o pregiudizi può permettere l’avvicinamento fra i due mondi senza sguardi di compassione ma consentendo l’inclusione.

I disabili si adattano sempre alle esigenze dei “normali”, ma anche i normodotati devono capire le esigenze dei disabili – di Chiara Ruggeri

Lo scopo dell’iniziativa “Mettiti Nei Miei Panni”, che ha luogo all’Università Cattolica di Milano da 8 anni, è quello di sensibilizzare chi non ha nessun problema fisico, uditivo o visivo nei confronti di chi, invece, deve lottare tutti i giorni contro patologie che privano, spesso fin dalla nascita, di quelle capacità che sono innate e indispensabili per essere autonomi.

Martedì 2 aprile dalle 9 alle 16 si è svolta la III° edizione dell’evento nella sede piacentina della Cattolica e, come negli anni precedenti, molti studenti si sono offerti volontari per compiere percorsi guidati in carrozzina o bendati sotto la guida di loro colleghi disabili.

Noi di Universi abbiamo partecipato volentieri all’evento perché crediamo molto nella possibilità di creare una reale empatia fra chi si mette in gioco per la prima volta e chi lo aiuta con gentilezza e risponde senza nessun imbarazzo alle domande che vengono spontanee.

In particolare, ho apprezzato l’esperienza che ho vissuto nel laboratorio sensoriale, dove Cristina, studentessa con disabilità uditive, ha tenuto una lezione sulle problematiche di chi è sordo profondo e non percepisce nessun suono e di chi è ipoacusico e sente dei suoni, ma non riesce a discriminare le parole. Abbiamo assistito alla proiezione di alcune sequenze, tratte da film famosi e da trasmissioni televisive, che sono state private appositamente dell’audio per creare una situazione analoga a quella che vivono quotidianamente gli studenti sordi.

Ho osservato con attenzione le labbra degli attori per cercare di capire cosa stessero dicendo, ma era quasi impossibile perché spesso mettevano una mano davanti alla bocca mentre parlavano oppure si giravano di spalle. Inoltre, una scena tratta dal film musicale “La La Land”, sia pure accompagnata dai sottotitoli, risultava monotona e priva di senso perché un attore cantava una canzone muovendosi a tempo di musica e questo risultava incomprensibile per noi, che avevamo messo dei tappi nelle orecchie per simulare una ridotta percezione dei suoni e capivamo la situazione solo attraverso i sottotitoli. A questo proposito mi preme sottolineare che questi sono molto approssimativi e poco aderenti ai dialoghi dei film.

Alla fine Cristina ha risposto ad alcune nostre domande spiegandoci come sia difficile affrontare la vita di tutti i giorni senza l’aiuto dell’udito: ci si sente prima di tutto “esclusi”, “isolati”, incapaci di comunicare le proprie esigenze e si trova conforto nella famiglia e anche nei propri simili perché si vivono le stesse difficoltà e soprattutto le stesse frustrazioni, che non si sfogano con attacchi di rabbia o col pianto, ma vengono in genere sopportate in silenzio per molto tempo finché si riesce.

Ho molto ammirato Cristina perché è forte e non si lamenta, ma ho ben capito quanto la sua vita sia dura e piena di ostacoli, esattamente come la mia.

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