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Nota su nota, il Serse di Händel conquista il Municipale fotogallery

Nota su nota, aria su aria, scena su scena, il Serse di Georg Friedrich Händel ha finito per conquistare il numeroso pubblico del Municipale riscuotendo lunghissimi applausi a fine opera e concludendo così con un altro splendido successo una felice stagione lirica.

C’era una certa titubanza all’inizio per un pubblico notoriamente verdiano con divagazioni pucciniane. Perplessità che la moderna regia ed il complesso intreccio della trama avevano alimentato in un pubblico piuttosto restio alle novità: d’altronde la musica barocca non è di facile ed immediata assuefazione.

Non c’è voluto molto tempo, però, per apprezzare la notevole bravura dei cantanti, tra cui ha primeggiato una straordinaria Arianna Venditelli nel ruolo (maschile) di Serse, la capacità orchestrale di esprimere colori e contrasti, sempre di musica raffinat,a grazie all’elevato livello dell’Accademia Bizantina diretta al clavicembalo dal maestro Ottavio Dantone. Così l’opera ha finito per coinvolgere ed ammaliare il grosso pubblico, premiando una scelta coraggiosa ed innovatrice.

Sì, perché Serse è una delle tante opere e composizioni musicali di Georg Friedrich Händel, uno dei più grandi musicisti (compositore, organista, violinista, direttore d’orchestra, impresario musicale) di tutti i tempi con origini tedesche (nacque ad Halle nel 1685), un breve ma molto significativo passato italiano (Firenze, Roma, Napoli e Venezia) per finire in Inghilterra (1710) dove visse e morì nel 1759 a Londra, giudicata tra le peggiori del musicista probabilmente perché si ostinava ad usare libretti in lingua italiana.

Proprio nella capitale inglese andò in scena la “prima” di Serse sul libretto di Niccolò Minato nel marzo del 1938, dopo solo un paio di settimane di lavoro. L’opera non riscosse grandi consensi e, dopo tre repliche, passò ad opera oratorio.

Il Serse è un’opera innovativa perché ai consueti temi tragici si uniscono sprazzi di comicità. Per la prima volta compare la figura del basso buffo, con molte arie raffinate e meno recitativi; il tutto in un magnifico eclettismo degli elementi stilistici del suo tempo, cercando un tipo di musica che, per la plasticità delle idee e la grandiosità degli effetti, si avvicina all’idea del barocco così diversa dal contemporaneo grandioso Sebastian Bach.

La trama di Serse è piuttosto complicata e ruota attorno alla passione di Serse (re dei persiani in versione contemporanea), già promesso sposo della principessa Amastre, per Romilda, di cui ignora il legame sentimentale col fratello Arsamene a sua volta ambito amante e sposo di Atalanta, sorella di Romilde. Dopo inganni vari tutto ritornerà a posto.

Dell’allestimento abbiamo già tessuto gli elogi, in modo particolare per le sfavillanti scene e gli eleganti costumi. Se della regia di Gabriele Vacis non tutto ci ha entusiasmato (certi filmati su schermo grande non ci hanno convinto), accumuliamo in un convinto applauso tutto il cast dei cantanti, voci molto ben educate e capaci di esprimere vibrazioni ricche di densità emotive.

Naturalmente ci riferiamo ad Arianna Venditelli, ma anche Marina Di Liso (Arsamene), Dalphine Galou (Amastre) e Monica Piccinini non sono state da meno, mentre Francesca Aspromonte, Luigi De Donato e Biagio Pizzuti si sono guadagnati meritati consensi.

Foto Alfredo Anceschi

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