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Export, brusco calo per le macchine utensili del distretto piacentino (-8,1%)

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Sostanzialmente stabile il 2018 per l’export dei distretti dell’Emilia-Romagna (-0,2% la variazione percentuale) come confermato anche dall’ultimo trimestre dell’anno (+0,4%).

Se si considera anche la meccatronica di Reggio Emilia, monitorata per la prima volta da Intesa Sanpaolo, le vendite estere dei distretti della regione sono aumentate dell’1,1%. Una performance solo moderatamente positiva è stata registrata dai poli tecnologici della regione che hanno mostrato un lieve incremento (+0,5%), grazie al sostegno dei due poli biomedicali, Mirandola (+5,6%) e Bologna (+1,2%).

Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia-Romagna aggiornato al quarto trimestre 2018 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e presentato oggi a Bologna in un incontro a cui hanno partecipato Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Kevin Bravi, presidente Giovani Imprenditori Confindustria Emilia-Romagna, Giovanni Foresti e Carla Saruis, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

Nei distretti industriali della regione si sono osservati risultati lievemente negativi sui nuovi mercati, che incidono per il 35% dell’export distrettuale nel 2018. Pesa la forte riduzione delle esportazioni in Turchia, India e Arabia Saudita, quasi totalmente compensata dalla crescita in Polonia e Romania. Stabili i mercati maturi: si contraggono i flussi verso Francia e Germania, totalmente pareggiati dall’aumento negli Stati Uniti, in Spagna e in Giappone.

Dall’analisi per singolo distretto emerge un quadro eterogeneo: hanno chiuso il periodo ottobre-dicembre 2018 in crescita 9 distretti su 19 monitorati; si sale a 11 se si considera l’intero 2018. La variabilità è elevata in tutte le filiere produttive.

Nel Sistema casa, al rafforzamento dell’export dei Mobili imbottiti di Forlì, che nel 2018 ha fatto registrare una crescita del 10,2%, si è contrapposto l’andamento negativo del distretto delle Piastrelle di Sassuolo, che ha subito un calo delle vendite estere del 3,1% dovuto prevalentemente ai mercati francese e statunitense.

Nella Meccanica hanno registrato una buona crescita le Macchine per il legno di Rimini (+13,1%) e le Macchine per l’imballaggio di Bologna (+7,1%); sono rimaste sostanzialmente stabili la Food machinery di Parma (+0,9%) e le Macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (+0,7%). Hanno subito un calo invece le Macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio Emilia (-4%), i Ciclomotori di Bologna (-4,2%) e le Macchine utensili di Piacenza (-8,1%).

Luci e ombre anche nel settore Alimentare. Alla crescita dei distretti dei Salumi di Reggio Emilia, Modena e Parma (rispettivamente +2,4%, +1,6% e +1%) e alla sostanziale stabilità dell’Ortofrutta romagnola (+0,1%), si è contrapposto l’andamento contrastante dei due distretti del Lattiero-caseario: mentre quello parmense è cresciuto (+2,3%) quello di Reggio Emilia è calato (-11,3%); si è inoltre consolidata la tendenza negativa dell’Alimentare di Parma (-12,8%).

Nel Sistema moda si è osservata una dinamica non omogenea: nonostante alcuni segnali di ripresa durante l’anno, ha chiuso in negativo il distretto della Maglieria e abbigliamento di Carpi (-12%), sono calate anche le Calzature di San Mauro Pascoli (-4,6%), mentre è cresciuto l’Abbigliamento di Rimini (+3,4%), spinto da Polonia e Hong Kong.

“In un quadro di rallentamento del commercio mondiale e di elevata incertezza legata alle tensioni geo-politiche presenti sui mercati internazionali, i distretti dell’Emilia-Romagna hanno confermato la propria capacità di proporre prodotti apprezzati soprattutto all’estero per qualità, innovazione e differenziazione” commenta Giovanni Foresti, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

“Alla base di questo successo ci sono alcuni fattori chiave, tra cui la buona capacità di reazione alla crisi degli ultimi anni, che ha restituito un tessuto produttivo più forte e competitivo e una filiera di approvvigionamento vicina e solida in grado di agevolare i processi di innovazione e di internazionalizzazione. A questi si aggiunge la crescente presenza sui mercati più lontani e ad alto potenziale, basti pensare che il raggio d’azione in 10 anni è aumentato di 454 chilometri”.

Secondo Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo: “L’Emilia-Romagna presenta un’alta incidenza di imprese “champion” distrettuali. Si tratta di imprese campioni per crescita e redditività, caratterizzate da un buon posizionamento strategico, in grado di valorizzare competenze e talenti. La nostra analisi ha individuato 149 “locomotive”, ovvero il 10% circa, più della media italiana. Certamente la loro rapida affermazione, se accompagnata da un adeguato rafforzamento patrimoniale, potrà dare un contributo importante al successo italiano e regionale sui mercati internazionali”.

“Nel 2018, in Emilia-Romagna, Intesa Sanpaolo ha erogato oltre 1 miliardo e 600 milioni di nuovo credito a medio-lungo termine, di cui il 58% alle imprese e il 42% alle famiglie, sostenendo le aziende che hanno investito sulla crescita del proprio business. Anche quest’anno faremo la nostra parte e continueremo a promuovere l’apertura delle imprese ai mercati internazionali e la loro crescita dimensionale, offrendo loro la consulenza e il network globale del nostro Gruppo”.

“La struttura industriale dell’Emilia-Romagna organizzata in distretti – aggiunge Kevin Bravi, presidente Giovani Imprenditori Confindustria Emilia-Romagna – ha consentito di superare, in parte, i limiti tipici della piccola dimensione di molte nostre imprese, come la scarsa dotazione di risorse finanziarie, a volte la bassa propensione all’innovazione e all’internazionalizzazione”.

“Nel corso degli anni le esperienze distrettuali, grazie all’integrazione a livello di gruppi industriali, si sono evolute verso logiche di filiera produttiva. Ciò ha consentito all’Emilia-Romagna di collocarsi tra le regioni industriali più avanzate d’Europa, tra le prime dieci aree europee quanto a presenza di addetti nel manifatturiero, con imprese d’eccellenza in tutti i settori, tecnologicamente avanzate e ottime capacità di presenza sui mercati esteri”.

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