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Con più Case della Salute meno accessi al Pronto Soccorso

Presentato in Commissione regionale Politiche per la salute e politiche sociali, lo studio di valutazione sull’impatto della Case della Salute regionali.

L’indagine conoscitiva si è basata sulla somministrazione di un questionario distribuito in 64 Case della Salute (escluse quelle dei Comuni capoluogo di Provincia) attive da almeno 9 mesi nel periodo dal 2009 al 2016. Fra gli indicatori analizzati, gli accessi ai pronto soccorso per codici bianchi (non urgenti), i ricoveri in condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale e i casi di assistenza infermieristica o medico domiciliare.

“L’obiettivo – è stato spiegato – era quello di capire se negli anni appena successivi all’apertura di queste nuove strutture, l’organizzazione abbia funzionato non tanto a livello della singola azienda ma a livello regionale; per questo era necessario avere dati che fotografassero l’esperienza di tutte le strutture e ci si è concentrati su questi indicatori”.

Le conclusioni hanno fatto emergere importanti fattori: una riduzione significativa e costante in quasi tutta la regione dell’accesso al Pronto soccorso grazie alle Case della Salute (in 14 centri la percentuale oscilla dal 40% al 60% in meno; in 26 dal 50% al 20% e in altri 14 centri dal 20% al 12% in meno), un effetto altrettanto significativo, ma meno rilevante e diffuso, sull’ospedalizzazione per condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale e sugli episodi di cura trattati in assistenza domiciliare.

Più in dettaglio, i ricoveri diminuiscono del 3% in media, ma la percentuale si abbassa ulteriormente al 4% nel caso in cui sia presente un medico di medicina generale all’interno della Casa della Salute. Altro elemento che emerge, l’ampia variabilità negli effetti tra territori e Case della Salute, che tuttavia non è stato possibile spiegare sulla base dei risultati del questionario.

“La valutazione sarà più semplice dal 2017 in avanti – è stato sottolineato – la popolazione nei territori analizzati sia cambiata rispetto al 2016. Il periodo 2009-2016 non era ancora adatto per fare una valutazione dei costi, fattibile solo dopo aver consolidato i dati dal 2017 ad oggi”.

Lo studio verrà allargato integrando con altri temi come vaccinazione e screening, anche se, nel caso dei centri capoluoghi, il monitoraggio non potrà essere continuo come quello regionale ma una tantum per la variazione della popolazione.

(nota stampa)

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