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“Quattro colpi per Togliatti”: l’attentato che sconvolse l’Italia tra Storia, cronaca e attualità foto

Stefano Zurlo, “Quattro colpi per Togliatti”: l’attentato che sconvolse l’Italia tra Storia, cronaca e attualità

Forse non tutti sanno che l’Italia, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, è stata sull’orlo della guerra civile.

Era il 14 luglio del 1948 (casualmente data della presa della Bastiglia) – una coincidenza davvero fortuita nonostante le infinite congetture e dietrologie che ha fatto sorgere – e il Paese si avviava faticosamente a uscire dalle macerie del rovinoso conflitto, quando un giovane di 25 anni cercò di uccidere Palmiro Togliatti, capo del Partito comunista.

Si tratta di Antonio Pallante, al momento dei fatti studente colto di giurisprudenza fuori corso. “Cattolico e patriota convinto” che vede nel comunismo la “radice di ogni male”.

Sull’attentato a Togliatti hanno scritto diversi storici e giornalisti. Ma Stefano Zurlo (giornalista di punta de “Il Giornale”, con una prestigiosa carriera in ambito giudiziario: l’inchiesta Mani Pulite è solo un importante tassello della sua fama) è l’unico che, dopo anni di silenzio, ha raccolto in lunghe conversazioni la testimonianza di Pallante stesso.

Proprio a questo fondamentale capitolo della storia d’Italia, è dedicato l’ultimo libro del giornalista, dal titolo “Quattro colpi per Togliatti. Antonio Pallante e l’attentato che sconvolse l’Italia”.

E Stefano Zurlo ha presentato il suo volume a Palazzo Galazzi della Banca di Piacenza lunedì scorso in conversazione con Emanuele Galba, dimostrando oltre che le sue doti di abile giornalista, quelle di brillante conferenzierie.

La Storia nel suo libro e nella presentazione diventa cronaca,senza dimenticare sè stessa. E la cronaca non manca di anedotti, battute, più o meno tra le righe, arguti riferimenti all’attualità.

“È emozionante”- dice subito Stefano Zurlo rivolto al pubblico- “essere qui oggi in questo luogo pieno di prestigio e di fascino. Ed è stato molto emozionante per me sentirmi raccontare a viva voce da Antonio Pallante fatti avvenuti 70 fa, ricostruiti con una precisione maniacale, che li fa sentire vivi. Come accadessero in quel momento, o pochi giorni indietro. Schegge di storia che tornano alla cronaca, un’esperienza straordinaria, di quelle che capitano raramente nella vita”.

Ma è bravissimo anche lui, Zurlo, a raccontare la Storia, attualizzandola, a coinvolgere gli spettatori, attraverso le sollecitazioni di Galba.

“Nessun registratore, nessuna foto, niente appunti durante l’intervista a Pallante”- spiega il giornalista- ” Solo una lunghissima conversazione di dieci ore nella sua abitazione di Catania”.

Come è riuscito a ottenere il colloquio dopo anni di silenzio dell’attentatore?

Tramite l’intercessione del figlio di Pallante, Carmine, grazie a una fortunata e “commovente” coincidenza: l’attentatore di Togliatti era famigliare a Zurlo fin dall’infanzia , attraverso i racconti emozionanti del padre su quei tragici giorni.

Poi il racconto di fatti e personaggi, avvincente come un film d’azione e preciso come per un’opera storiografica.

Il background di Antonio Pallante, imbevuto di ideali risorgimentali, corrispondente dell’Uomo qualunque (“per certi aspetti similare al profilo dei 5 stelle di oggi”- non manca di far notare Zurlo”) e segnato dagli scontri violenti con i militanti comunisti siciliani, che riteneva responsabili della morte di molti italiani.

Convinto che, uccidendo Palmiro Togliatti, si possa porre fine al “pericolo rosso in Italia”, Pallante decide di agire.

La pistola comprata al mercato nero di Catania, le pallottole, buone per il tiro assegno, ma troppo scarse per uccidere.

Poi l’attentato in via della Missione, adiacente a Montecitorio. La Iotti che grida china su Togliatti e il finimondo che in breve scoppia in Italia.

In Parlamento dove il Pci gridava al complotto anticomunista dei “traditori” divenuti “stampella” del Governo- “Oggi non si capisce chi è stampella di chi, sottolinea acutamente Zurlo – e chiedeva le dimissioni di De Gasperi. Nelle fabbriche, dove la Cgil, allora sindacato unico, indisse lo sciopero generale, faticoso compromesso rispetto ai venti tumultuosi di insurrezione generale.

Nelle piazze, dove la base comunista infuriata inscenò dimostrazioni di protesta violente che provocarono una trentina di morti e centinaia di feriti, tra civili, manifestanti e forze dell’ordine.
Intanto dall’ospedale Togliatti si salva, pregando i compagni di “stare calmi e non perdere la testa”. E forse salvando anche l’Italia.

Ma Gino Bartali e la sua clamorosa , inaspettata vittoria al Tour non si può certo dimenticare. Insieme a Mario Scelba, che con la Celere dispiegò al massimo le forze di sicurezza e cercò di “mantenere il controllo della situazione”.

“Lui fu il whisky, mentre Bartali fu la camomilla per l’Italia del ’48”- dichiara simpaticamente Pallante. Che aveva già sparato una volta, nel’43, causando grossi guai al fascismo. Ma le prove della sua colpevolezza erano state oculatamente insabbiate, come si addice all’Italia che tutti conosciamo.

E il caos del Parlamento nel ’48 è analogo a quello di oggi? I paragoni tra epoche differenti sono difficili e spesso neppure possibili.

Si tiravano torte in faccia, accuse a vicenda, uno contro l’altro, le raccomandazioni fioccavano. Ma almeno non si tiravano torte contro sè stessi.

“Ed è troppo presto per capire come andrà a finire oggi”- conclude Stefano Zurlo- “celebriamo l’anniversario del Governo del cambiamento, probabilmente insieme al suo funerale”.

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