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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Cooperazione

L’esperienza di Abi Unicoop raccontata alla conferenza regionale della cooperazione

Cooperazione. Quasi 5 mila imprese, 243 mila addetti e 14,2 miliardi di valore aggiunto: una foto delle imprese cooperative in Emilia-Romagna dalla quarta Conferenza regionale del settore.

Anche la cooperazione piacentina è stata protagonista della conferenza regionale a Bologna: l’esperienza di Abi – Anziani e Bambini insieme, la struttura del Pubblico Passeggio è stata raccontata dalla presidente della coop sociale Unicoop Valentina Suzzani nel corso della tavola rotonda sugli ingredienti dell’innovazione sociale nell’appuntamento realizzato a Bologna dalla Consulta per la cooperazione alla vigilia della Giornata internazionale del cooperativismo.

Suzzani ha spiegato che “una buona pratica si fonda sulla sintonia tra lettura dei bisogni del territorio, lavoro di rete e nuovi paradigmi della progettazione dei servizi”.

Numeri, esperienze e tendenze delle realtà cooperative emiliano-romagnole sono state al centro della conferenza regionale, con oltre 100 cooperative nate da crisi aziendali gestite dai lavoratori (workers buyout) e quasi 1.600 posti di lavoro salvati. Fondo rotativo Foncooper, dal 2008 ad oggi finanziate 105 pratiche per circa 60 milioni, per 86 milioni di investimenti.

La giornata –  Profonde radici nel territorio, capaci di innovare e creare nuova e buona occupazione. Con 14,2 miliardi di valore aggiunto, prodotto da quasi 5 mila imprese che occupano 243 mila lavoratori, la cooperazione dell’Emilia-Romagna contribuisce alla formazione del Pil regionale per il 9,8%. Negli ultimi dieci anni le cooperative hanno creato 27.400 nuovi posti di lavoro, una crescita del 12,5% nettamente superiore al 3,5% registrato dal totale delle imprese regionali. La metà di esse ha dimostrato resilienza, vale a dire che negli ultimi 5 anni hanno aumentato il fatturato e hanno mantenuto o incrementato l’occupazione.

È la fotografia del settore in Emilia-Romagna emersa oggi durante la quarta Conferenza regionale della cooperazione, incentrata sul tema “Lavoro, territori e cittadinanza attiva: gli ingredienti dell’innovazione sociale” che si è tenuta nella sede della Regione in viale Aldo Moro, a Bologna. L’appuntamento in Emilia-Romagna ha preso spunto, come ogni anno, dalla Giornata Internazionale delle cooperative, indetta per domani sabato 6 luglio dall’Onu, dedicata al “lavoro dignitoso”. L’iniziativa, istituita nel 1994 dall’Onu in coincidenza dell’International Cooperative Day dell’Alleanza internazionale delle cooperative (International Co-operative Alliance), si celebra dal 1923. Recentemente è stato stimato che le cooperative di tutto il mondo impieghino o siano la principale fonte di reddito per oltre 279 milioni di persone, quasi il 10% della popolazione attiva mondiale.

La cooperazione in Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna il settore della cooperazione registra poco più di 243 mila addetti, il 14% del totale di quelli in regione, in crescita dell’1,5% rispetto al 2018. Negli ultimi 5 anni l’occupazione è cresciuta principalmente nei settori agricoltura, ristorazione e sociale, mentre è diminuita nelle costruzioni e nei servizi alle imprese. A marzo 2019 le cooperative attive in Emilia-Romagna sono 4.913, il 2,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Aggregando le cooperative per filiera, nell’ultimo quinquennio a crescere in termini di numero di società e di addetti sono le cooperative della filiera della cura e del benessere delle persone (tra cui il sociale), quelle che offrono servizi ad alta intensità di conoscenza (i più avanzati). In forte crescita le cooperative che si occupano di tecnologia, ancora numericamente poco rilevanti, ma molto importanti dal punto di vista strategico.

“Da parte della cooperazione emiliano-romagnola– ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, presente alla Conferenza- emerge la capacità di costruire processi di straordinaria innovazione sociale, facendo interagire le diverse componenti della comunità regionale. Un know how e un’esperienza da valorizzare, un patrimonio da mettere a disposizione della nostra economia, in un contesto in cui sempre di più l’innovazione sociale deve diventare metodo e collante di coesione territoriale, capace di generare ricadute positive nel contesto locale in termini di sostenibilità. Un metodo fatto di persone, e quindi bisogni e competenze, organizzazioni, reti, ecosistemi e connessioni, e quindi capitale sociale. E non dobbiamo dimenticare il ruolo della forma cooperativa nel salvataggio di realtà produttive e, soprattutto, posti di lavoro, in situazioni di crisi aziendali, soluzione che vede impegnati in prima persona i lavoratori nel guidare le cooperative che subentrano, i cosiddetti workers buyout”.

La cooperazione- secondo lo scenario illustrato da Guido Caselli, direttore del centro studi e statistica e vicedirettore di Unioncamere Emilia-Romagna- è una realtà che ha saputo intercettare i driver della crescita di questi anni, dalla cura e benessere delle persone fino alla tecnologia, avviando un percorso di rinnovamento in importanti comparti strategici benché abbia faticato in alcuni settori industriali, in particolare nelle costruzioni. Il percorso di rinnovamento e il tentativo di adattarsi ai cambiamenti della società lo si legge nelle attività che caratterizzano le cooperative di nuova costituzione, tutte concentrate in tre ambiti, ancora una volta cura e benessere delle persone e tecnologia a cui si aggiunge l’agroalimentare. Rinnovamento di cui troviamo evidenza anche tra le 17 cooperative classificate come startup innovative, attive nel campo della tecnologia, della ricerca e sviluppo, del sociale e dei servizi avanzati alle imprese”.

Tra gli elementi di innovazione sociale, e di politica attiva del lavoro, sostenuti dal mondo della cooperazione ci sono i cosiddetti workers buyout (Wbo), dipendenti di imprese in difficoltà rilevate e trasformate in cooperative. Oggi in Emilia-Romagna di queste nuove imprese se ne contano 105, di cui 12 da tavoli di crisi regionali, con 1.581 posti di lavoro salvati.

“In questi anni– ha aggiunto l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi- sono tante le azioni promosse e incentivate dalla Regione insieme alla Consulta regionale della cooperazione. Abbiamo sostenuto lo strumento dei workers buyout, incentivato l’innovazione tecnologica delle cooperative e la promozione al loro interno di azioni per la sostenibilità nonché affrontato di petto il fenomeno delle false cooperative. Abbiamo colto la sfida della responsabilità sociale d’impresa, la promozione della legalità e le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Sfide in cui proprio la cooperazione può ricoprire un ruolo centrale come attivatore e moltiplicatore di crescita, sviluppo e buona occupazione. Grazie a questo impegno il fondo rotativo Foncooper, che dal 2008 ad oggi, ha gestito 105 pratiche per circa 60 milioni di finanziato, pari a circa 86 milioni di investimenti, è stato rivisto e semplificato per garantire una maggiore facilità di accesso e aprirlo come opportunità ai workers buyout”.

Cooperative protagoniste dell’innovazione sociale: Monti (Legacoop), Milza (Confcooperative), Mota (Agci), Morresi (Unci): “Assieme per vincere le grandi sfide dell’oggi e del domani”

“La cooperazione e la Regione Emilia-Romagna hanno una positiva e corposa storia di innovazione sociale che sarà di grande utilità per vincere assieme le sfide dell’oggi e del domani”: così Giovanni Monti, intervenuto a nome della Consulta regionale della cooperazione (nella quale sono rappresentate Legacoop, Confcooperative, Agci, Unci) ha concluso il proprio intervento in apertura della Conferenza della cooperazione che si è svolta questa mattina a Bologna e che aveva come tema l’innovazione sociale.

“Il presidente Stefano Bonaccini, l’assessore Palma Costi, i componenti della Consulta della cooperazione hanno mostrato anche quest’anno attenzione alle tematiche poste dalla cooperazione e di questo li ringrazio – ha sottolineato il presidente di Legacoop Emilia-Romagna Giovanni Monti a margine dell’iniziativa –. Le cooperative sono protagoniste dello sviluppo sociale, ad esempio con il grande lavoro della cooperazione sociale: basti pensare che su 5.000 soci delle cooperative di tipo B, circa 2.000 sono persone svantaggiate”.

Concetti sottolineati anche dal presidente di Confcooperative Emilia-Romagna, Francesco Milza: “Le cooperative di comunità, i workers buyout, i progetti di rigenerazione urbana e, in generale, l’attenzione al lavoro di qualità, al riciclo, al perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per uno sviluppo sostenibile, vedono la cooperazione in prima fila nell’implementazione e nella sperimentazione”.

“La cooperazione persegue questi obiettivi anche rinunciando a quote di profitto – ha osservato Massimo Mota dell’AGCI – non è un caso se, pur pesando per il 9,8% sul PIL regionale negli ultimi dieci anni abbia incrementato gli occupati di oltre 27.400 unità segnando, come ha ricordato Guido Caselli, vicesegretario generale di Unioncamere, una crescita del 12,5% nettamente superiore al 3,5% registrato dal totale delle imprese regionali.

“Il lavoro come strumento per combattere le disuguaglianze e le povertà, per promuovere il protagonismo delle persone, resta al centro della missione cooperativa arricchita dai grandi temi dell’oggi – conclude la presidente dell’UNCI Renata Morresi –: ambiente, formazione continua, lotta alle disuguaglianze, necessità di creare nuove relazioni e nuova coesione sociale per affrontare positivamente i grandi cambiamenti demografici in atto”.

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