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Pochi laureati e inquinamento elevato: nel rapporto le falle del nostro benessere

Presentato nella mattinata del 11 luglio al Palazzo della Provincia di Piacenza il primo rapporto 2019 sugli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (Bes): realizzato nell’ambito di un progetto nazionale del Cuspi (il coordinamento degli Uffici di Statistica delle province presso l’Upi, l’Unione delle Province Italiane) in collaborazione con l’Istat, ha coinvolto quest’anno 20 Amministrazioni provinciali e 7 Città Metropolitane in 12 regioni.

Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente Ricerca e Innovazione, Qualità dei servizi: sono le undici dimensioni – ognuna delle quali presenta al suo interno una varietà di indicatori specifici – prese in considerazione dal Rapporto per raccontare e descrivere in maniera complessa e dettagliata la realtà piacentina in tutte le sue sfaccettature.

“Uno strumento utile per noi amministratori, ma anche per imprese ed enti culturali per avere un’immagine completa del nostro territorio – ha commentato il sindaco Patrizia Barbieri – ne emerge un quadro nel complesso positivo ma con alcune criticità su cui poter riflettere per orientare al meglio le politiche future, anche andandoci a comparare con altre realtà a noi affini”.

E’ stata poi la volta di Antonio Colnaghi e Vittorio Silva, della Provincia di Piacenza, che hanno presentato e commentato – insieme a Paolo Rizzi e Enrico Ciciotti dell’Università Cattolica di Piacenza e al presidente della Camera di Commercio di Piacenza, Alfredo Parietti – il rapporto punto per punto. “Si tratta di un lavoro strutturale e non congiunturale – ha spiegato Silva -, che ci regala una fotografia di Piacenza nel lungo periodo. Gli indicatori – ha specificato – non sempre sono aggiornatissimi (in alcuni casi il dato è vecchio anche di 2 o 3 anni, ndr) e in alcuni casi abbiamo fatto presente ad Istat la necessità di apportare alcune modifiche, in quanto secondo noi non significativi per l’obiettivo prefissato”.

“Ogni anno sui giornali appaiono varie classifiche che vengono utilizzate come se fossero partite di calcio per vedere chi è il migliore – ha poi sottolineato Ciciotti -. Ma questo non ha nessun senso: queste statistiche non servono a dare le medagliette, ma a mostrare quello che sta succedendo per mettere le giuste azioni in campo. È necessario entrare nel merito di questi indicatori per capire dove sono le criticità maggiori”.

LAVORO – Entrando quindi nel dettaglio dell’analisi, partendo dalla categoria lavoro, positivi sono i dati relativi all’occupazione: il tasso di occupazione dei 20-64enni (74,1% a Piacenza) è sugli stessi livelli di quello dell’Emilia-Romagna e di ben 11 punti più alto di quello italiano.

Il tasso di occupazione giovanile riferito ai 15-29enni si attesta poi al 42%, tre punti sopra quello regionale e oltre undici punti in più di quello nazionale. Pure sul fronte della disoccupazione il quadro appare confortante: il tasso riferito alla popolazione di età compresa tra 15 e 74 anni, pari al 5,6%, è di fatto la metà di quello italiano e più basso anche di quello emiliano-romagnolo; anche il tasso di disoccupazione giovanile (12,7%) è inferiore di circa il 50% a quello medio nazionale, più basso anche del dato regionale.

Di contro permangono sempre elevate nella nostra provincia le differenze di genere, con il tasso di occupazione femminile inferiore di oltre 18 punti rispetto a quello maschile, meglio della media italiana (-19,8 punti), ma peggio della media regionale (-15,2 punti). Altro indicatore particolarmente negativo è il tasso di infortuni mortali e di inabilità permanente, che con circa 14 casi ogni 10.000 occupati risulta a Piacenza (ma ancor di più in Emilia-Romagna) più alto di quello che si rileva mediamente a livello nazionale.

BENESSERE ECONOMICO – Confortante il quadro che riguarda il benessere economico e le relazioni sociali: si pensi ad esempio al reddito lordo procapite, pari a livello provinciale a 17.122 euro, che risulta essere superiore del 20% a quello medio italiano e del tutto allineato al dato emiliano-romagnolo o alla alta diffusione delle istituzioni non profit, con il valore dell’area piacentina (64,9 per 10mila abitanti) sensibilmente superiore non solo a confronto con quello nazionale (56,7) ma anche con quello regionale (61,1).

SICUREZZA – Per quanto riguarda la sicurezza, poi, emerge un quadro ambivalente: da una lato risulta un buon posizionamento per gli indici riferiti alla criminalità (tasso di omicidi, delitti denunciati) ma – per contro – una situazione critica per quelli relativi alla sicurezza stradale: sono, a tal proposito, generalmente più alti del 20-30 percento rispetto a quelli medi nazionali gli indici riferiti alla sicurezza stradale, con un numero di morti per 100 incidenti stradali complessivi pari a 2,6 a Piacenza contro gli 1,9 in Italia (e i 2,2 in Emilia-Romagna) e in particolare con un numero di morti per 100 incidenti stradali sulle sole strade extraurbane di ben 5,6 a livello provinciale, quando mediamente in Italia se ne registrano 4,6 (e 4,2 in Emilia-Romagna).

AMBIENTE – Oltre agli incidenti sulle strade, un altro tema molto sentito per la nostra città è la qualità dell’aria. In questo caso il rapporto mostra una situazione, senza troppe sorprese, piuttosto negativa. I giorni di superamento del valore limite giornaliero di PM10, o polveri sottili, pari a 90, sono infatti nel nostro capoluogo più che doppi rispetto a quelli che si registrano mediamente in Emilia Romagna e in Italia (dove questo valore arriva a 40 giorni): un dato cui contribuiscono certamente la posizione geografica di Piacenza, al centro delle principali direttrici stradali e autostradali Nord-Sud e Ovest-Est del nostro paese, nonché le condizioni climatiche. Similmente, anche i giorni di superamento del valore limite giornaliero di NO2 Biossido di azoto sono a Piacenza (42 giorni) quasi il 50% in più della media nazionale (28 giorni).

Al di là dell’inquinamento dell’aria, per quanto riguarda l’ambiente non è comunque tutto da buttare: l’ambito piacentino fa infatti decisamente meglio con riferimento agli altri indicatori presi in esame: quelli sul consumo di risorse e quelli che misurano la sostenibilità ambientale. La dispersione e la perdita di acqua dalla rete idrica raggiunge a livello locale (e a livello regionale) il 30% circa, contro il 41,4% mediamente in Italia. Il consumo di elettricità per uso domestico è sostanzialmente allineato al dato emiliano-romagnolo, e comunque vicino anche alla media del paese. Molto buono è poi soprattutto il dato che riguarda la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, ben il 42,3%, un’incidenza di quasi un terzo superiore alla media nazionale e più che doppia a confronto con la media dell’Emilia-Romagna.

ISTRUZIONE E SERVIZI – Infine interessante quanto emerge dagli indicatori relativi all’istruzione e ai servizi. Nel primo caso ci sono luci e ombre: positivo il livello di competenza alfabetica degli studenti, che con un punteggio medio pari a 205,8 risulta superiore sia a quello dell’Emilia-Romagna (203,9) che a quello nazionale (198,5). Anche con riferimento al livello di competenza numerica, la situazione per la provincia di Piacenza è sempre positiva con un valore (208,9), in questo caso allineato al dato regionale (208,3), ma sempre superiore al corrispondente dato nazionale (199,2).

Un altro punto di forza della situazione locale può essere annoverato nella bassa incidenza (16%) di giovani di età compresa tra 15 e 29 anni con non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet), un dato coerente con quanto si rileva mediamente in Emilia-Romagna (15,7%), ma decisamente inferiore a quello medio nazionale (24,3%). Per quanto riguarda invece i punti di debolezza, va certamente evidenziata la bassa incidenza tra la popolazione di età compresa tra 25 e 39 anni di coloro che sono in possesso almeno della laurea, il 22,7% a Piacenza, contro il 28,6% in Emilia-Romagna ed il 24,4% in Italia.

Passando ai servizi il rapporto mostra una situazione piuttosto eterogenea nella nostra città rispetto al dato regionale e nazionale. Si prendano gli indicatori in campo socio-sanitario, dove Piacenza mostra un’incidenza di bambini nella fascia di età tra 0 e 2 anni che usufruiscono dei servizi per l’infanzia (16,1%), che, seppur più elevata della media italiana (12,6%), è sotto di quasi 10 punti percentuali a confronto col dato emiliano romagnolo (25,3%).

Ancor più ampio è il differenziale che separa Piacenza dalla media regionale con riferimento al tasso di emigrazione ospedaliera verso altre regioni, con l’indicatore provinciale (18,5%) che mostra un valore più che triplo rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (e più che doppio a confronto con quello medio nazionale). Il dato – si legge nel rapporto – è certamente influenzato dalla vicinanza di Piacenza ai poli ospedalieri dell’area metropolitana milanese, che com’è noto esercitano un forte potere di attrazione rispetto ai territori limitrofi, e non solo. Anche relativamente ai servizi di pubblica utilità la situazione piacentina si contraddistingue per un certo terreno da recuperare rispetto alla regione. Ciò vale sia per le interruzioni di servizio elettrico senza preavviso , che per la quota di rifiuti urbani conferiti con la raccolta differenziata.

Piacenza (ma anche l’Emilia-Romagna) evidenzia infine un gap nei confronti della situazione nazionale con riferimento all’indice di sovraffollamento degli istituti di pena, pari a 122,3, più elevato infatti della media Italia che arriva a 117,9, mentre – in tema di mobilità – l’indice di diffusione del Trasporto Pubblico Locale mostra a livello locale un valore (2043 posti/km. per abitante), meno della metà di quanto si rileva a livello nazionale.

Naturalmente – spiega il rapporto – quest’ultimo dato va letto tenendo conto delle caratteristiche dei centri abitati del nostro territorio, che, data la piccola dimensione, fanno sì che il servizio di trasporto urbano sia presente nel solo capoluogo.

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