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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Camminate piacentine

Camminate piacentine, Oasi naturalistica Isola de Pinedo foto

La passeggiata che viene proposta questa settimana da Piacenza Sera trascura le colline dell’Appennino piacentino, avendo come meta l’oasi naturalistica dell’isola De Pinedo, che occupa uno dei tratti più interessanti del fiume Po; in questa zona protetta sono rappresentati, infatti, tutti gli ambienti tipici delle zone di golena: lanche, canneti, boschi ripariali e residui di vegetazione planiziale oramai scomparsi da gran parte del territorio padano.

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La passeggiata che viene proposta questa settimana da Piacenza Sera trascura le colline dell’Appennino piacentino, avendo come meta l’oasi naturalistica dell’isola De Pinedo, che occupa uno dei tratti più interessanti del fiume Po; in questa zona protetta sono rappresentati, infatti, tutti gli ambienti tipici delle zone di golena: lanche, canneti, boschi ripariali e residui di vegetazione planiziale oramai scomparsi da gran parte del territorio padano.
Di grande importanza la ricca vegetazione, soprattutto palustre, acquatica e arbustiva, ma è presente anche una preziosa siepe con esemplari secolari di querce, pioppi bianchi, olmi, robinie e ciliegi selvatici.
Ma è sotto l’aspetto faunistico che l’oasi riveste la massima rilevanza: sull’isola è infatti presente l’unica colonia di garzette e nitticore del territorio provinciale.
Durante l’inverno si possono osservare le specie nordiche di uccelli acquatici, e durante i passi è possibile incontrare quasi ogni specie di volatile europeo: dai fenicotteri alle cicogne, dai germani reali agli svassi maggiori che svernano in questo angolo del fiume.
La passeggiata ha inizio a poche centinaia di metri dalla frazione di Zerbio (Caorso), a 43 metri sul livello del mare e a circa 13 chilometri da Piacenza; il punto di partenza è privo di esercizi commerciali, ma a Zerbio è presente il bar trattoria Ghioni (tel. 0523-821252).
L’itinerario ha uno sviluppo lineare di circa 6 km, tutti su sterrato o sentiero; è di tipo turistico, e non presenta alcun tratto pericoloso o esposto; ha un dislivello complessivo irrilevante (14 metri), e può essere percorso in circa 1 ora e mezza, oltre alle soste per le osservazioni, in ogni stagione, anche se la tarda primavera e l’estate sono ovviamente da sconsigliare a causa della fastidiosa presenza delle zanzare.

DESCRIZIONE

Dalla località di Case Nuove si imbocca a piedi una carraia che scavalca l’argine maestro del fiume Po, e raggiunge uno spiazzo erboso in vicinanza di una idrovora.
A destra si stende uno specchio d’acqua, creatosi a causa delle attività di estrazione della sabbia dal sottosuolo, alimentato direttamente dalla falda; è possibile osservare la vegetazione che lo circonda, ed in particolare il canneto che occupa le sponde, drasticamente ridotto nelle dimensioni per la presenza delle nutrie, la cui dieta si basa essenzialmente sulla vegetazione acquatica.
Passando direttamente sull’idrovora, si scavalca un canale: in realtà si tratta dell’antico letto del torrente Nure, il quale un tempo sfociava nel Po in un punto più a valle rispetto ad oggi, poco prima del paese di San Nazzaro.
Il grande fiume, in una delle sue frequenti esondazioni, ha “catturato” il tratto finale del corso del Nure alcuni chilometri prima della sua foce, trasformandolo in un proprio meandro, per poi abbandonarlo.
Si cammina per una decina di minuti lungo la recinzione della centrale elettronucleare di Caorso, fino a raggiungere la sponda del fiume, proprio dinnanzi all’isola De Pinedo.
Appena prima di raggiungere la riva, si svolta a destra, verso valle; il sentiero, tra alberi e canneti, passa sotto l’elettrodotto che scavalca il fiume, e in dieci minuti raggiunge una radura e quindi un capanno per l’osservazione dell’avifauna, all’altezza della punta orientale dell’isola: il ramo del fiume che scorre in questo punto è poco profondo e caratterizzato da una corrente tranquilla, ed è certamente uno dei punti migliori di osservazione degli uccelli acquatici che frequentano l’area, sia stanziali che migratori.
Si ritorna indietro fino al punto in cui si era svoltato a destra, e si prosegue diritto, parallelamente al fiume verso monte; sulla destra è visibile, tra gli alberi, il fitto saliceto che occupa l’isola.
Dopo una decina di minuti si incontra un altro capanno, in corrispondenza di un importantissimo settore dell’oasi: un ramo abbandonato dal fiume, ma in collegamento con il suo corso principale, crea un’area umida che presenta interessanti lembi di riva coperti da saliceti ripariali e lanche orlate da canneti.
Tra tronchi parzialmente sommersi e specchi di acqua quasi ferma, con un po’ di fortuna è possibile osservare aironi, garzette e altri uccelli alla ricerca di cibo.
Al termine delle osservazioni, ci si allontana dal fiume, svoltando verso l’argine maestro in direzione sud, e in breve si raggiunge una grande siepe costituita da farnie secolari. Percorsa una brevissima rampa si penetra al suo interno e si imbocca verso sinistra il sentiero, ben segnato, che corre tra alberi centenari, sopraelevato rispetto alla campagna.
Nonostante la contenuta larghezza della fascia alberata, passeggiando tra questi antichi esemplari di farnie, olmi, aceri, noccioli e prugnoli, è possibile farsi un’idea di come doveva essere la pianura Padana quando era interamente coperta dalla foresta planiziale.
Giunti al termine della siepe ci si immette su un’ampia carraia, raggiungendo un piccolo ponte in cemento che attraversa il Nure Vecchio, e si prosegue fino all’argine maestro, da percorrere in direzione est girando a sinistra. Si giunge così all’incrocio con la strada sterrata che, scendendo dall’argine, ritorna al piazzale di partenza.

Achille Menzani

La mappa

La scheda

La presentazione

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