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Cesi, verso la chiusura del laboratorio chimico di Piacenza

A lanciare l’allarme in Regione è il consigliere Stefano Cavalli (Lega Nord) che in un’interrogazione presentata oggi invoca “l’immediato intervento dell’assessore Gian Carlo Muzzarelli, perché non sia un Natale amaro per i lavoratori piacentini"

Lavoratori Cesi a rischio per la paventata chiusura “per scarsa competitività” del laboratorio chimico di via Nino Bixio a Piacenza, che si occupa di prove e certificazioni di apparati elettromeccanici e di consulenze sui sistemi elettrici. L’azienda intenderebbe affidare le analisi – oggi realizzate dal polo piacentino – ad un’altra struttura, che farebbe lo stesso lavoro, in maniera molto più superficiale e basandosi su precariato e riduzione allo stremo dei costi, contestano le sigle sindacali Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uilctem-Uil, che hanno avuto un primo incontro con l’azienda avviando un percorso di confronto.

A Piacenza la società, che impiega una sessantina di dipendenti, è operativa nei settori ambiente e ingegneria; la quota di maggioranza del pacchetto azionario è di Enel e Terna. Undici i lavoratori che operano all’interno del laboratorio, per i quali si parla di riqualificazione e ricollocamento e in parte di prepensionamento: “Ci opponiamo con foza alla chiusura del laboratorio – afferma Floriano Zorzella (Cgil) – un vero e proprio valore aggiunto per quanto riguarda le prestazioni e per livello di soddisfazione delle esigenze dei clienti”.

LA VICENDA IN REGIONE – Sulla vicenda a lanciare l’allarme in Regione è il consigliere Stefano Cavalli (Lega Nord) che in un’interrogazione presentata oggi invoca “l’immediato intervento dell’assessore Gian Carlo Muzzarelli, perché non sia un Natale amaro per i lavoratori piacentini”.

“Quelle dell’azienda – sostiene – sono motivazioni che non rendono ragione di anni di attività sempre all’altezza delle aspettative aziendali, sia in termini di operatività che di risultati economici. Per questo ci saremmo aspettati investimenti in attrezzature e personale, fondi che, peraltro, risultano essere stati annunciati negli ultimi anni, ma non concretizzati” dice l’esponente del Carroccio.

“Parliamo di una realtà importante, collocata in una sede, Piacenza, che è da sempre capitale energetica dell’Emilia Romagna e del Paese”. “Non si capisce come un centro di servizi di livello internazionale come Cesi possa pensare di disperdere un patrimonio professionale e di competenze come quello piacentino, da sempre punto di riferimento per Enel, Edipower, Sogin e molte altre società del settore”. “La perdita del centro rappresenterebbe l’ennesimo duro colpo alla produttività locale, già seriamente provata da una lunga serie di ‘chiusure eccellenti’ e ‘delocalizzazioni selvagge’ che stanno avendo drammatiche ripercussioni occupazionali e, di conseguenza, sociali”.

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