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Economix: Migliorare i processi aziendali è possibile

Alcuni giorni fà, ho avuto modo di parlare via skype con Marco Gianfranchi e Guido Zilli. Marco è consulente aziendale esperto del metodo KAIZEN con sede operativa a Carpi e Guido, piacentino, è Responsabile Innovazione, Sostenibilità e Comunicazione di Dani Spa, conceria con oltre 600 addetti e 200 milioni di fatturato

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MIGLIORARE I PROCESSI AZIENDALI E’ POSSIBILE


PREMESSA INTRODUTTIVA

Alcuni giorni fà, ho avuto modo di parlare via skype con Marco Gianfranchi e Guido Zilli. Marco è consulente aziendale esperto del metodo KAIZEN con sede operativa a Carpi e Guido, piacentino, è Responsabile Innovazione, Sostenibilità e Comunicazione di Dani Spa, conceria con oltre 600 addetti e 200 milioni di fatturato, localizzata ad Arzignano, in provincia di Vicenza. Una chiacchierata che ha avuto come tema un progetto, voluto dal Gruppo Dani, per l’applicazione del LEAN MANAGEMENT nel settore della concia, al fine di migliorare l’efficienza dei processi produttivi e del rapporto tra azienda, fornitore e cliente.

La sintesi dell’intervista può essere rappresentata dalla frase finale di Guido Zilli: “se davvero si crede nelle persone si può osare di migliorare e gestire un cambiamento”.  Ma leggiamo che cosa ci raccontano Marco e Guido.


L’INTERVISTA

Marco, puoi dire in due parole che cos’è il metodo KAIZEN e perché è importante adottarlo?

Marco
KAIZEN significa miglioramento continuo. Anche se il termine ha origini giapponesi potremmo tranquillamente tradurlo con “buon senso”. L’originalità del metodo consiste nel permettere ad una PMI di recuperare produttività ed efficienza senza dover sostenere grandi investimenti. E’ quindi un metodo innovativo che fa basso uso di tecnologie. Per buon senso si intende la capacità di prendere spunto dalle cose più semplici e risolvere i problemi in reparto, facendo leva sulla capacità e la creatività delle persone. In pieno boom industriale il buon senso era stato messo da parte.

Guido
Nella nostra azienda Marco è stato importante perché ci ha aiutato ad affrontare con metodo i problemi. Non sempre si lavora in questo modo; si mettono pezze, ma non si risolvono i problemi alla radice. Per dirla con due parole: metodo e sistematicità. Ciò permette di trovare soluzioni definitive, e quindi di creare nuovi standard. Un altro elemento importante: il coinvolgimento delle persone. Ognuno dà il proprio contributo. E’ importante fare leva sulle capacità e la creatività dei singoli addetti ed evidenziare i risultati raggiunti.


Marco, in realtà nel progetto realizzato con il Gruppo DANI hai utilizzato la LEAN MANAGEMENT. Puoi spiegarci la differenza tra KAIZEN e LEAN?

Marco
KAIZEN lo possiamo tradurre con “piccoli miglioramenti quotidiani”, LEAN come “azienda agile”; esprime un concetto più complesso, ovvero orientare l’azienda non solo alla riduzione degli sprechi, ma anche alla rapidità di risposta (nuovi prodotti, nuovi clienti, nuovi canali di vendita). Detto in sintesi la LEAN possiamo così definirla: riduzione dei tempi di attraversamento dei prodotti e dei servizi dalla fase di produzione alla consegna. LEAN è una evoluzione del KAIZEN, anche se molti strumenti risultano in comune.

Marco, puoi fare qualche esempio di casi aziendali, da te realizzati ? Quali problemi hai dovuto affrontare e come sono stati risolti ?

Marco
In generale, posso dire, senza timore di smentite, che nelle nostre imprese troviamo ancora troppi scarti di lavorazione e troppe attività a non valore. Andando nel particolare, mi viene in mente il caso di 2 aziende emiliane che hanno subito danni dal terremoto del maggio 2012. Poiché avevano già fatto dei corsi KAIZEN sono riuscite rapidamente a ripartire utilizzando la metà degli spazi di cui disponevano prima del sisma.

Per quanto riguarda i benefici, non è raro registrare che un’impresa, con l’utilizzo del metodo, sia in grado di recuperare spazio nella misura del 20-30%, e di ridurre i costi di assemblaggio per circa un 20%. Ma ci sono anche casi di maggior successo.

Un altro elemento importante riguarda il tema della sicurezza dei luoghi di lavoro. Esiste una correlazione tra l’ordine degli ambienti e la riduzione degli incidenti. Non ho dati statistici precisi in tal senso, ma posso fare riferimento all’evidenza empirica nei reparti da me trattati: minor uso di muletto, meno merce da spostare, meno rischi da affrontare.

Guido, in Veneto, avete realizzato un progetto formativo/consulenziale di filiera per l’utilizzo del “LEAN MANAGEMENT” al fine di migliorare l’efficienza dei processi produttivi, con un contributo della Regione Veneto. Ce ne puoi parlare?

Guido
Certamente. L’iniziativa è partita dall’azienda per la quale lavoro: la conceria Dani Spa. Si è operato in due fasi. Una prima fase che ha visto coinvolte le singole imprese, in interventi di miglioramento dei loro processi aziendali. La seconda fase ha previsto una interazione tra le imprese coinvolte con corsi di formazione congiunti. Sono stati quindi organizzati dei gruppi di lavoro al fine di individuare le criticità delle singole imprese e le modalità di intervento. Le imprese coinvolte, appartenenti alla filiera della conceria, operano nei seguenti settori: arredamento, calzaturiero e chimico. Il progetto ha funzionato sostanzialmente per la fiducia delle imprese in precedenti esperienze di questo tipo e per gli immediati miglioramenti che hanno potuto notare già nella prima fase del progetto. (Leggi anche l’articolo pubblicato da Luisa Nicoli su IL GIORNALE DI VICENZA.IT).


Guido, come nasce il progetto ? Quali sono i motivi che vi hanno portato a realizzarlo?

Guido
L’idea di fondo nasce dal fatto che in generale negli ultimi 4-5 anni il Gruppo Dani ha sempre svolto attività di ricerca e sviluppo, in una prospettiva di filiera. Siccome questo approccio, dal punto di vista tecnologico, ha dato risultati incoraggianti, ci siamo chiesti se non era il caso di adottare questa logica di filiera anche nell’ambito della innovazione organizzativa. Da anni ci siamo infatti resi conto che la collaborazione tra cliente, fornitore, produttore e utilizzatore finale sta dando buoni risultati, quindi l’abbiamo attivata a livello di innovazione organizzativa.

Guido, quali sono i risultati attesi del progetto e quali i risultati raggiunti?

Guido
Ti posso parlare di alcuni risultati raggiunti, a titolo esemplificativo: Il salottificio Saba Spa di Padova, ha ridotto del 50% i tempi di progettazione, individuando i colli di bottiglia che arrestavano le prove; l’industria chimica Corichem ha ridotto di circa il 30% gli spazi a magazzino e di un paio di settimane i tempi di consegna;

Dani ha visto una razionalizzazione dei prodotti chimici con interventi logistici (riordino e migliore utilizzo degli spazi) e un (quasi) annullamento degli ordini di prodotti inutili o ordinati due volte causa una non immediata visibilità sulle scorte.

Sempre in Dani spa un miglioramento, che descrive in modo chiaro il concetto di “buon senso”, ha riguardato il flusso dei materiali. In pratica è stato progettato e realizzato un piccolo carrellino che permette di fare un giro per quattro pesate, invece di un giro per una pesata come si faceva prima.

Guido, che cosa ti sentiresti di dire, o meglio di consigliare, agli imprenditori/manager, sulla base dell’esperienza che stai realizzando ?

Guido
Non voglio cadere nel banale, ma se davvero si crede nelle persone si può osare di migliorare e gestire un cambiamento.

Nella sperimentazione fatta si è lasciato spazio all’iniziativa ed autonomia dei gruppi di lavoro, non si è entrati nello specifico delle modalità operative da questi adottate. Si è cercato di creare un quadro di supporto aziendale alle loro attività e gestire le eventuali tensioni che si potevano creare in reparto.

CONCLUSIONI

Quanto sopra esposto ci porta a concludere che nei mercati a concorrenza reale avere consapevolezza di sé significa avere la possibilità di intervenire in modo veloce per rimuovere le criticità; l’azienda più snella e rapida ha maggiori possibilità di sopravvivenza, soprattutto in tempi di grandi incertezze come quelli che stiamo vivendo.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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