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La “piacevol provincia”, Bersani presenta il libro di Achilli foto

Nell’ambito dell’iniziativa dell’Istituto Storico della Resistenza, in occasione della Giornata dell’Unità nazionale, all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato presentato il volume di Fabrizio Achilli 

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Nell’ambito dell’iniziativa dell’Istituto Storico della Resistenza, in occasione della Giornata dell’Unità nazionale, all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato presentato il volume di Fabrizio Achilli sulla storia e l’identità piacentina, nell’ambito della costruzione dell’identità nazionale dall’ Unità al fascismo, dal titolo “La piacevol provincia”, Piacenza e la formazione dell’identità nello Stato unitario. 

A fianco dell’autore, due ospiti d’eccezione, l’ex ministro Pierluigi Bersani e Piergiorgio Bellocchio, che hanno fornito la loro lettura storica dell’evoluzione dei rapporti sociali nella nostra provincia, anche in relazione alla formazione della coscienza politica e al contesto culturale. Bersani in particolare ha approfondito il ruolo storico delle tradizioni politiche sul territorio piacentino, con la spaccatura di carattere sociale ed economico tra montagna e pianura: nel primo ambiente, di natura rurale, il cattolicesimo ha sempre mantenuto una particolare centralità. 

IL LIBRO – L’ identità di?cile di una provincia italiana, alterna e contraddittoria come la sua storia. Un libro di oltre 300 pagine, una ricca documentazione e un’amplissima bibliogra?a, per raccontare fatti, comportamenti di uomini e ceti, cambiamenti economici e di paesaggio, trasformazioni della città e della società, ma anche per ri?ettere e considerare criticamente, al di là della retorica sulla piacentinità, la formazione dell’identità locale nell’ambito del processo di costruzione dell’identità nazionale lungo il tragitto dello Stato liberale unitario.

La piacevol provincia è quella di Piacenza, che ha voluto con convinzione e da “primogenita” superare il localismo, credendo di avere le carte in regola per un proprio rilancio – dopo le sottomissioni politiche di lunga data e le frustrazioni di carattere economico nel Ducato – attraverso un’adesione al nuovo corso italiano ed europeo che ne avrebbe – secondo le speranze – liberato e valorizzato propositi e risorse.

Un cammino intrapreso con coraggio e con la consapevolezza della propria storia da parte delle classi dirigenti che lo concepirono, ma che incontrò – lungo le fasi della storia del secondo Ottocento e il primo ventennio del Novecento ?no alla Grande Guerra e all’avvento del fascismo – disillusioni e ulteriori frustrazioni, scontando ritardi storici ma anche remore di potere e preoccupazioni di classe, insieme a momenti di scossa, di iniziativa innovatrice e associazionistica in campo agrario (Comizi, Federconsorzi) e lavorativo (Camera del Lavoro, leghe socialiste) e di sviluppo anche industriale, sperimentazioni municipaliste e alleanze politiche e sociali riformatrici, poi interrotte e naufragate nei climi nazionalisti e antidemocratici, che travolsero – con un fascismo troppo facilmente passato in provincia – principi e istituzioni di radice risorgimentale.

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