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I due hospice di Piacenza. ‘Coinvolgere tutti i Comuni della Provincia’ foto

La conferenza socio sanitaria presieduta da Patrizia Calza si è riunita oggi per fare il punto della situazione su due strutture che svolgono, ormai da anni, un servizio tanto fondamentale quanto delicato

Piacenza e i suoi due hospice. La conferenza socio sanitaria presieduta da Patrizia Calza si è riunita oggi per fare il punto della situazione su due strutture che svolgono, ormai da anni, un servizio tanto fondamentale quanto delicato.

Cavalcando la facile onda del populismo, da qualche tempo era arrivata la proposta di accorpare la struttura di Borgonovo e di Piacenza, per l’obiettivo di agevolarne la sostenibilità economica. 

Durante l’audizione aperta ai sindaci è stato chiarito che questo non è possibile, perché si tratta di due soggetti dalla diversa natura giuridica. L’hospice di Borgonovo è un soggetto pubblico, è uno dei servizi offerti da Asp Azalea, mentre quello di Piacenza è nato su impulso di soggetti pubblico – privati, ed ha un gestore (privato) con una concessione di 30 anni.

Raffaella Berté, responsabile dell’unità operativa di Cure Palliative, insieme a Davide Cassinelli, case manager dell’unità operativa, ha chiarito che l’accesso a questi servizi avviene in maniera equa, attraverso un’unica lista di attesa, in modo da poter travere la soluzione idonea al paziente nel più breve tempo possibile.

L’accesso ai servizi di cure palliative è in aumento, dalle 593 richieste del 2013 si è passati alle 734 del 2017. Di questi pazienti, il 60% viene ricoverato presso i due hospice presenti a Piacenza. Entrambe le strutture, viene chiarito, hanno tassi di accoglienza molto elevati, superiori al 90%, più elevate rispetto a quel 75% di accoglienza minima indicata dalla Regione. 

Nel complesso, i posti a disposizione sono 24 (16 a Piacenza, 8 a Borgonovo), su 468 ricoveri il 43% fa riferimento a Piacenza, il 32% al distretto di ponente, il 25% a Levante. Il criterio prevalente, nella scelta della struttura, è la residenza del paziente. ‘Ma avendo una lista unica – spiega Cassinelli – riusciamo a dare una risposta immediata e flessibile ai pazienti, nel giro di poche settimane’. 

Francesco Botteri, amministratore unico di Asp Azalea, ripercorre la storia dell’hospice il primo ad essere fondato in Provincia nel 2005. Un servizio molto apprezzato ma che si scontra con difficoltà di bilancio, nonostante i 50mila euro raccolti attraverso donazioni dall’associazione ‘Amici dell’Hospice: il disavanzo è di 218mila euro, dovuto in gran parte dai costi del personale 530mila euro), da rette fissate a livello regionali ormai insufficienti (197 euro al giorno), e da un numero di posti letto che risulta essere non funzionale. ‘Abbiamo fatto una simulazione, se i posti letto da 8 passessero a 10, il disavanzo si ridurrebbe a 89mila euro’ dice Botteri.

Sergio Fuochi e Vittoria Avanzi, volontari de La Casa di Iris, ripercorrono invece la nascita dell’hospice di Piacenza. ‘Il servizio svolto è pubblico, ma viene erogato da privati – spiega Fuochi -. Nel 2008 si è costituita l’associazione che ha consentito di far partire il progetto. E’ stato fatta una gara pubblica per individuarne il gestore, cui è stata affidata una concessione di 30 anni. A fianco dell’associazione si è poi costituita una Fondazione, con l’obiettivo di reperire risorse per gantire l’attività dell’hospice: nel 2017 sono stati raccolti 182mila euro. L’anno dovrebbe chiudersi in pareggio’.

Nell’arco degli anni alcune realtà piacentine che figuravano tra i fondatori dell’associazione hanno fatto venir meno o sensibilmente ridotto il proprio contributo: Provincia e Camera di Commercio, ad esempio, mentre la Fondazione è scesa da 100mila a 50mila euro all’anno. Un sostegno che nell’arco dei prossimi anni non sarà più erogato, con l’obiettivo di rendere la Casa di Iris autosufficiente. 

Il sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali, ha proposto di chiedere ad Ausl di autorizzare l’aumento dei posti disponibili presso l’hospice di Borgonovo, oltre a estendere a tutti i Comuni della provincia di sostenere entrambe le strutture, stanziando un contributo di 50 centesimi per abitante, visto che di questo servizio beneficia tutto il territorio. 

Francesco Zangrandi, primo cittadino di Calendasco, fa notare come “nella costituzione della Casa di Iris siano comprese tutte le realtà di peso a livello imprenditoriale e non solo di Piacenza”. 

‘Qui non c’è campanilismo – ribatte il primo cittadino di Piacenza, Patrizia Barbieri – ma due realtà partite in modo diverso una con il pubblico, altra con i privati. Anche Confindustria non da più nessun contributo, la Fondazionme ha ridotto il proprio sostegno. Giusto sensibilizzare tutti i sindaci’. 

‘Concordo che non debbano esserci campanilismi – osserva Raffaele Veneziani di Rottofreno -. Sono strutture diverse, ma dobbiamo ugualmente risolvere lo stesso problema. 

Gabriele Girometta (Cortemaggiore) attacca la Fondazione di Piacenza e Vigevano. ‘Se Non aiuta l’hospice, chi dovrebbe aiutare? Rispetto al contributo chiesto ai Comuni, credo sia importante sensibilizzare e coinvolgere i nostri cittadini attraverso iniziative di solidarietà’. . 

Lucia Fontana, sindaco di Castelsangiovanni e presidente Asp Azalea, ringrazia per l’occasione di confronto e chiarezza sui due servizi. 

Tira le fila Patrizia Calza. ‘I numeri di questi servizi sono importanti, rispetto all’aumento della quota a carico dell’Ausl, so già che per valutazione dovrà essere fatta prendendo in esame la situazione oltre i confini della Provincia. Riprenderemo il discorso con la Fondazione e esamineremo la proposta di coinvolgere, nello stanziamento di contributi, anche i Comuni del distretto di Levante’.  

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