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06 ottobre 2017
"Provincia paralizzata" Il sit in dei dipendenti in Prefettura
06 ottobre 2017
il sit in
"Una riforma di facciata che di fatto l'ha paralizzata". E' lo striscione portato dai dipendenti della Provincia di Piacenza che sono scesi in sciopero oggi 6 ottobre, insieme ai colleghi delle altre amministrazioni provinciali italiane.

La protesta è stata indetta dei sindacati della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil: una delegazione di dipendenti di Palazzo Garibaldi ha promosso un sit in davanti alla Prefettura.

'Dovevamo essere una specie in via di estinzione, invece noi dipendenti delle Province siamo ancora qui a lanciare un grido di allarme' hanno spiegato i rappresentanti sindacali di Piacenza. 

'La riforma Delrio, visto anche l'esito del referendum costituzionale, è rimasta zoppa, sono state ridotte le risorse e il personale, ma le Province ci sono ancora, nonostante il drastico taglio di risorse e personale'. 

'È difficile far capire l'utilità delle Province, ma per fare un esempio tra le nostre competenze c'è la manutenzione delle strade e degli edifici scolastici.

Piacenza è stata fortunata perché - viene spiegato - molto personale è stato trasferito in Regione o in altri enti, così come in molti hanno scelto il prepensionamento, ed è sempre riuscita a chiudere il bilancio.

Ma siamo stati fortunati anche perché, ad esempio, lo scorso anno, non è nevicato. Questa circostanza avrebbe potuto metterci in forte difficoltà. Le Province hanno bisogno di risorse per andare avanti, nell'interesse non solo dei dipendenti ma anche degli stessi cittadini'. 

I SINDACATI PIACENTINI: "ADESIONE AL 50%" - Oggi si è svolto lo sciopero nazionale del personale delle Province e delle Città metropolitane indetto da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, che anche a Piacenza ha visto una partecipazione molto positiva degli operatori, vicina al 50%. 
 
La scelta di proclamare lo sciopero si è resa inevitabile a causa della riforma che ha investito questi Enti, riforma i cui unici risultati tangibili sono stati i tagli delle risorse senza una adeguata valutazione delle possibili conseguenze. Questa strada ha fortemente compromesso la possibilità di garantire quelle funzioni fondamentali che le Province assicuravano, a partire dagli interventi nell'edilizia scolastica e la manutenzione delle strade. 
 
In particolare, con la scadenza dei termini per l'approvazione dei bilanci degli enti locali – (30 settembre scorso)  il sistema di Comuni e soprattutto Province e Città metropolitane non riesce in gran parte dei casi a chiudere il proprio bilancio in regola, aggiungendo problema a problema, poiché la violazione di vincoli di bilancio comporta, per questi enti, piani di rientro che colpiscono immediatamente i cittadini attraverso l'unico strumento - di fatto - a disposizone e cioè l'incremento della tasse e, nei fatti, una riduzione della garanzia di diritti  fondamentali. 
 
Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno da sempre contestato il merito e le modalità della riforma di questi enti, perché, anche se persuasi della necessità della loro riorganizzazione, non hanno condiviso un approccio che è sembrato più propagandistico che di merito e che di fatto ha portato pressoché alla totale paralisi dell’azione amministrativa di Province e Città Metropolitane. 
 
Questa mattina, quindi, i responsabili territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, insieme a una delegazione di lavoratori, hanno incontrato il Prefetto, per rappresentargli la grave generalizzata criticità nella quale versano oggi gli Enti Provincia e Città Metropolitane e richiamare l'attenzione sulle difficoltà che i diversi servizi stanno attraversando. Il Prefetto ha accolto le istanze e assicurato che si farà portavoce presso gli organi centrali. 
 
A livello nazionale, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl propongono come possibile soluzione quella di cogliere l’occasione della prossima legge di Bilancio per rivedere le modalità e l’entità dei tagli fin qui inflitti a Province e Città Metropolitane. È necessario trovare soluzioni di buon senso che consentano di evitare le situazioni di dissesto degli enti per le quali, di certo, il prezzo più grande sarebbe pagato, come al solito, dai soggetti più deboli: cittadini e lavoratori. 
 
 
I SINDACATI: "PERICOLO LAVORO E SERVIZI" -  "Una scelta purtroppo resasi inevitabile a causa della riforma che ha investito questi Enti, della quale, gli unici risultati tangibili sono stati i tagli delle risorse senza una adeguata valutazione delle possibili conseguenze".

Così Adele Ventura (Fp Cgil Emilia-Romagna), Sonia Uccellatori (Cisl Fp Emilia-Romagna) e Loredana Costa (Uil-Fpl Emilia-Romagna) sulla protesta che ha coinvolto i dipendenti delle amministrazione provinciali.

"Manutenzione, sicurezza delle strade e degli edifici scolastici, il loro riscaldamento, servizio di polizia provinciale, - scrivono in una nota - queste sono solo alcune delle funzioni fondamentali che le province e le città Metropolitane devono garantire alla cittadinanza".

"Per dare l’idea di alcuni dati, per gli oltre 1.440 km di strade che sono di competenza della Città Metropolita Bolognese, gli addetti alla manutenzione sono scesi da 194 unità del 2008 alle attuali 79, con un calo di risorse di circa due milioni di euro per la manutenzione ordinaria, mentre per quella straordinaria sono passate da quasi 10 milioni di euro a 600.000 nel 2016".

"La situazione - proseguono - non è migliore nelle altre province della nostra Regione: a Reggio Emilia sono rimasti solo 35 gli operari e i sorveglianti addetti alla manutenzione delle strade (uno ogni 26 km), stessi dati in pratica a Modena, Forlì-Cesena e Ravenna. Per non parlare dell’obsolescenza dei mezzi utilizzati per svolgere gli interventi, nella maggior parte dei casi immatricolati alla fine degli anni '90. Le soluzioni da Piacenza a Rimini, nella maggioranza dei casi, sono quelle di abbassare i limiti di circolazione ai 30 km/ora, vista la mancanza di sicurezza dei nostri manti stradali, o il divieto di circolazione di mezzi pesanti".

"Il numero di dipendenti delle Province e delle città metropolitane, a fronte di medesime funzioni da assicurare, si sono praticamente dimezzati ovunque a causa del blocco delle assunzioni e dei pensionamenti (la loro età media è intorno ai 52 anni)".

"Proponiamo come possibile soluzione - concludono - quella di cogliere l’occasione della prossima legge di Bilancio per rivedere le modalità e l’entità dei tagli fin qui inflitti a Province e Città Metropolitane. É necessario trovare soluzioni di buon senso che consentano di evitare le situazioni di dissesto degli enti, per le quali di certo, il prezzo più grande sarebbe pagato, come al solito, dai soggetti più deboli: cittadini e lavoratori".
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