16 febbraio 2017
Colpo all'Unieuro, preso il boss della banda: 42 furti per 1,3 milioni FOTO
16 febbraio 2017
la conferenza in Procura
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
la banda in azione nei filmati di video sorveglianza
Un colpo lampo all'Uniero di via Emilia Pavese a Piacenza con cui erano riusciti ad assicurarsi un ingente bottino in smartphone e materiale elettronico vario prima di fuggire ai 200 chilometri all'ora. Lo stesso modus operandi con cui avrebbero colpito nell'arco di soli 5 mesi ben 42 punti vendita Unieuro del Nord Italia, per un bottino complessivo pari ad 1 milione 300mila euro.

A mettere fine a questa fruttuosa attività criminale ci hanno pensato gli uomini della squadra mobile di Piacenza, diretti da Savatore Blasco e coordinati dal sostituto procuratore Roberto Fontana, in collaborazione con i carabinieri di Lodi e del Ris. In carcere è finito un 31enne rumeno pregiudicato, presunto "boss" della banda, mentre altri suoi due connazionali, di 33 e 37 anni, sono stati denunciati a piede libero per ricettazione.

Grazie ad uno scontrino, dimenticato dai ladri dopo il furto, sono riusciti a rilevare un'impronta digitale che si è rivelata fondamentale per le indagini.

Le indagini - La notte del furto compiuto a Piacenza, il 2 agosto 2016, la polizia aveva intrapreso un inseguimento dei fuggitivi lungo l'autostrada A1. I malviventi si erano immessi in un cantiere e poi avevano abbandonato l'auto rubata, dileguandosi nella campagna circostante. Sul veicolo, nel corso dei rilievi, è stato trovato uno scontrino, emesso da un piccolo negozio di telefonia di Como.

Un indizio fondamentale; i Ris sono riusciti ad isolare un'impronta digitale che ha trovato riscontro nelle immagini di video sorveglianza del negozio lombardo acquisite dalla polizia, dov'era possibile vedere la persona per la quale era stato emesso. Lo straniero, in quell'occasione, aveva acquistato un carica batteria per cellulare, forse un pretesto per dare un'occhiata al punto vendita in vista di un eventuale furto.

Una volta individuato uno dei soggetti sono scattate le intercettazioni telefoniche, rese più complesse dal dialetto rom con cui comunicavano i ladri e dal fatto che cambiassero utenze telefoniche quasi ogni settimana, per evitare di essere rintracciati. Se per ovviare alla prima problematica gli agenti della squadra mobile si sono avvalsi di un interprete, per risolvere il secondo ostacolo hanno costantemente monitorato il cellulare di una donna in relazione con il presunto boss, grazie a cui riuscivano a risalire, di volta in volta, alle nuove utenze in uso ai membri della banda, che aveva la propria base a Cinisello Balsamo.

Nel novembre scorso, al rientro da un furto messo a segno a Settimo Torinese, i ladri erano stati fermati in un posto di controllo della zona e sorpresi con la refurtiva, ma il "capo" ed altri soggetti, erano riusciti a scappare nei campi. La caccia all'uomo si è fatta più intensa e grazie al capillare lavoro d'intercettazione e ad appostamenti mirati sono riusciti ad individuarlo a Cinisello Balsamo. Il 31enne al momento è detenuto al carcere di Monza con l'accusa di furto aggravato, mentre altre due persone, fermate nel corso delle indagini, sono state denunciate.

Il modus operandi della banda ha portato gli inquirenti a pensare che la stessa potesse essere responsabile di ben altri 42 furti avvenuti ai danni di Unieuro (nei punti vendita di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) oltre che altri negozi di elettronica. Gli autori dei furti, compiuti da maggio a ottobre 2016, seguivano infatti un identico copione.

Secondo quanto ricostruito dagli uomini della squadra mobile i ladri agivano sempre di notte; dopo aver puntato l'obiettivo si procuravano un'Audi di colore scuro, e poche ore prima di compiere la razzia rubavano la targa da un'altra autovettura, posizionandola sull'Audi rubata. Un sistema che, per gli investigatori, garantiva loro un vantaggio di alcune ore sulla banca dati delle auto rubate, in cui la targa sarebbe apparsa solo il giorno successivo.

Raggiunto il punto vendita forzavano la saracinesca con una troncatrice; l'allarme entrava in funzione ma ai banditi bastavano pochi istanti per portar va la merce (soprattutto telefoni cellulari di ultima generazione) e risalire sulla vettura per fuggire a tutta velocità. Il tutto in un tempo massimo di otto minuti.
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