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01 ottobre 2013
Alfonso Filosa condannato a 15 anni 4 mesi. La difesa: "Sorpresi"
01 ottobre 2013
l'arrivo di Filosa in Tribunale con l'avvocato Ricciardi
Quindici anni e 4 mesi e 200 mila euro di risarcimento al Ministero del Lavoro. E’ la durissima sentenza di primo grado nei confronti di Alfonso Filosa, l’ex direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro di Piacenza, accusato a vario titolo di corruzione, concussione e rivelazione di segreti di ufficio. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Italo Ghitti del Tribunale di Piacenza, con giudici a latere Maurizio Boselli ed Elena Stoppini. Una condanna significativamente superiore ai 12 anni che erano stati richiesti dall’accusa. Assolto invece l’imprenditore Morgan Fumagalli, come chiesto dalla Procura. 


La sorpresa della difesa: "Faremo appello"

"E’ una sentenza molto pesante che parla da sè". Sono le parole a caldo di uno dei difensori di Filosa, Luigi Alibrandi. "Quando il Tribunale va oltre le richieste del pubblico ministero come in questo caso, un po’ di sorpresa c’è, è umano. Aspetteremo i 90 giorni per leggere le motivazioni e poi faremo appello"


LA RICHIESTA DELL’ACCUSA - Dodici anni di carcere e no alle attenuanti generiche. Era stata molto pesante la richiesta di pena del pubblico ministero Antonio Colonna al termine della requisitoria dell’accusa nel processo.


LE ACCUSE
- Le accuse erano concussione, corruzione e rivelazione di segreti di ufficio a cui il pm ha aggunto l’induzione indebita per alcuni dei casi contestati. La procura, invece, ha chiesto l’assoluzione per Morgan Fumagalli, imprenditore finito nell’inchiesta. La condanna a 12 anni era stata chiesta perché - secondo gli inquirenti - Filosa avrebbe chiesto soldi e favori per avvertire in anticipo alcuni imprenditori dei controlli dell’Ispettorato del lavoro o con la promessa di controlli "ammorbiditi". Inoltre avrebbe fatto pressioni, sfruttando la sua posizione, per ottenere benefici, come viaggi - in particolare uno negli Stati Uniti, costato oltre seimila euro - e obbligandone altre ad acquistare dalla società di cui era socio insieme alla figlia delle consulenze fittizie.

Dei 17 casi presi in esame, la procura aveva chiesto la condanna solamente per 12 situazioni mentre per altre 5 il Pm non ha rilevato violazioni della legge. Si tratta di una richiesta importante visto che per i reati previsti è il massimo della condanna prevista dal codice penale.


LA DIFESA
- Gli avvocati di Filosa - Benedetto Ricciardi e Luigi Alibrandi - avevano sostenuto in aula l’estraneità ai fatti del loro assistito chiedendo l’assoluzione. "Questo processo - aveva spiegato davanti  alla corte Ricciardi - ha avuto molta eco nel pubblico, anche grazie ai giornali che hanno parlato di molte cose. Si è arrivati a discutere anche dei gusti culinari del Filosa. Si tratta di un caso costruito ad arte, che ha fatto molto scalpore". Ma nel suo intervento il legale aveva anche puntato il dito contro alcune persone interrogate nel corso del processo. "In tutte le testimonianze ci sono grosse incongruenze e incomprensioni. A volte i testimoni si smentiscono a vicenda e quindi non ci sono prove concrete su cui accusare Filosa". Il collegio difensivo aveva sostenuto che non c’erano prove a sufficienza per arrivare ad una condanna dell’ex dirigente pubblico: "In subordine chiediamo che i reati vengano derubricati all’articolo 318".  
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