18 giugno 2014
Immigrazione, soldi per ingressi illegali. A Piacenza la base della banda VIDEO
18 giugno 2014
Perquisizioni
sequestro
il locale sotto sequestro
polizia a Piacenza
polizia nel locale
Perquisizioni
Perquisizioni
“Good News”, buone notizie: era questo il modo con cui venivano avvisati “bisognosi” pakistani alla ricerca disperata di un permesso di soggiorno italiano dai capi di un’organizzazione per delinquere Italo/Pakistana dedita alla tratta degli immigrati, sgominata da una maxi inchiesta che ha coinvolto anche Piacenza.


Questa mattina, nelle province di Piacenza, Lodi, Brescia, Verona, Mantova, Prato, Rieti, Potenza e Foggia, investigatori della Squadra Mobile di Piacenza e del Servizio Centrale Operativo, in collaborazione con le Squadre Mobili cittadine, hanno eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere e proceduto a 47 perquisizioni domiciliari con contestuali informazioni di garanzia, emesse dalla D.D.A. di Bologna. Due gli uomini arrestati nella nostra città, entrambi pakistani di 35 anni, fra cui quello considerato a capo del gruppo; 8 invece le persone residenti a Piacenza che risultano indagate.


SALVATORE BLASCO, DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE




Nei provvedimenti sono stati configurati, nei confronti degli indagati, a vario titolo, reati di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione e del soggiorno irregolari sul territorio nazionale, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio criminoso: circa 10 milioni di euro la somma stimata che il gruppo sarebbe riuscito a guadagnare sfruttando gli immigrati.


L’indagine della squadra mobile di Piacenza e dal Servizio Centrale Operativo è scattata nel 2010, dopo le informazioni fornite dall’Europol che si occupava di indagini affini nel territorio francese: le investigazioni hanno consentito di acquisire gravi elementi indiziari a carico di un sodalizio criminale composto da cittadini pakistani e italiani che, producendo documentazione attestante finti rapporti di lavoro in cambio di somme di denaro, ha favorito, tra il 2010 e il 2012, l’ingresso e il soggiorno irregolare sul territorio nazionale di centinaia di stranieri provenienti, prevalentemente, dal Pakistan.


Ognuno degli associati aveva un ruolo ben preciso. Gli inquirenti hanno individuato un gruppo pakistano, composto da procacciatori nella terra madre di nuovi bisognosi da reclutare a cui estorcere circa dai 13 ai 18mila euro per sviluppare le pratiche dirette al raggiungimento del permesso di soggiorno, e un secondo gruppo ( con base nella zona di Potenza) di datori di lavoro italiani compiacenti che, dietro lauto compenso, firmavano richieste di assunzione senza alcun seguito per garantire il Nulla Osta al rilascio del permesso di soggiorno.


Insieme a loro nella banda operavano alcuni intermediari italiani con il compito di rintracciare gli imprenditori compiacenti, altri intermediatori che si occupavano di trasferire la grossa mole di denaro, ed un funzionario italiano dell’ambasciata in Pakistan (Islamabad) che dietro pagamento in denaro almeno una volta consegnato direttamente alla moglie, anche lei indagata, avrebbe consentito agli stranieri di ottenere il visto d’ingresso in Italia. Nella sua abitazione è stato rinvenuto anche un kalashnikov.


LE IMMAGINI DELL’OPERAZIONE




PERQUISIZIONI A PIACENZA
- La ”base” dell’organizzazione era a Piacenza: quale mente del gruppo e ideatore del meccanismo è stato infatti identificato un cittadino pakistano residente in città. Per gli investigatori l’uomo era di fatto il "contabile" del denaro acquisito dagli immigrati connazionali che poi avrebbe smistato fra i vari attori del sistema. Gli agenti questa mattina hanno posto sotto sequestro preventivo un locale di viale S.Ambrogio a Piacenza a lui intestato (nelle foto), insieme alla sua auto.


Permessi illegali, Polledri: "Aumentino i controlli sul territorio"

«Faccio i miei personali complimenti agli inquirenti che hanno sgominato questa banda di delinquenti che spacciava permessi di soggiorno falsi. Il contrasto all’immigrazione clandestina e a chi la favorisce lucrando sulla tratta degli esseri umani è alla base di una società civile. Ora le autorità territorialmente competenti devono proseguire e intensificare le verifiche». Sono le parole del consigliere comunale Massimo Polledri a proposito dell’indagine sulla banda che distribuiva documenti illegali agli immigrati.
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