15 febbraio 2017
Irpef 2018 "Aumenti di 5,5 euro al mese per chi ha fino a 28mila di reddito"
15 febbraio 2017
Luigi Gazzola
Aumenti Irpef a Piacenza, con un lungo intervento su Facebook l'assessore al Bilancio Luigi Gazzola spiega le ragioni della scelta dell'amministrazione comunale per il 2018

"Il sacrificio che si chiede serve da una parte per salvaguardare i servizi ai cittadini, dall’altra per mantenere alta la qualità della vita nella nostra città" - afferma l'assessore che porta alcuni esempi concreti dell'impatto economico della manovra. 

"Il principio che ha guidato il sacrificio proposto ai nostri concittadini - spiega Gazzola - si è ispirato all’equità e alla progressività: chi dichiara di più partecipa in maniera maggiore al sostegno dei servizi offerti, infatti l’aumento è diverso a seconda dello scaglione di reddito imponibile.

Secondo un calcolo approssimativo - afferma l'assessore - e per eccesso possiamo stimare infatti che:

per i redditi fino a 15.000,00 euro l’aumento è pari a 3,5 euro al mese;
fino a 28.000,00 l’aumento è pari a 5,5 euro al mese;
fino a 55.000,00 l’aumento è pari a 7,1 euro al mese;
fino a 75.000,00 l’aumento è pari a 7,3 euro al mese.


L'adeguamento sarà accompagnato dall'innalzamento della soglia di esenzione da 11.000 € a 13.000 €, che consentirà a 24.569 contribuenti (il 33% del totale, 2924 in più di ora) di non pagare l'addizionale comunale. 

Ecco il testo del suo intervento e qui le tabelle con il confronto nelle altre città emiliane

La previsione per il 2018 della "clausola di salvaguardia" dell'aumento dell'addizionale Irpef tra le tante azioni intraprese dalla Giunta dall’inizio della consigliatura oltre ad essere la più dolorosa è certamente quella che i nostri concittadini forse comprenderanno meno. Continuo a muovermi nel solco dell'operazione 'verità', di cui ho già parlato, ossia dire le cose come stanno senza infingimenti in modo trasparente, anche per spiegare ed inquadrare l'aumento dell’addizionale all’interno di un percorso di bilancio costruito con sofferenza e responsabilità.

Premetto che non si può affrontare il tema prescindendo dalla fotografia della situazione economico-finanziaria del nostro Paese: sappiamo tutti che ormai da lungo tempo l’Italia, come altri paesi europei, fatica ad innestare la marcia dello sviluppo e della crescita che garantirebbero migliori condizioni di vita (lavoro, redditi, consumi, produzione, utili, tassazione…) e sostenibilità della finanza pubblica in un quadro di equità sociale e fiscale. Il nostro Paese, rispetto agli altri, trova poi maggiori difficoltà per l’enorme debito pubblico che drena in continuazione risorse per pagare gli interessi.

Inoltre, per far fronte alle difficoltà della crisi, i Governi che si sono succeduti hanno impostato manovre economiche tanto rilevanti per dimensione quanto scarse per effetti strutturali, certamente inique rispetto al peso caricato sulle diverse articolazioni dello Stato, evidentemente inidonee a tenere insieme il rigore necessario con l’esigenza di sviluppo. Ci sono livelli dello Stato ove la spesa pubblica pare abbia proseguito allegramente la propria corsa ed altri, tra cui i Comuni, dove la mannaia è calata in modo inesorabile.

In questo contesto, i tagli dei trasferimenti erariali e la riduzione di spesa per milioni di euro imposta ai Comuni rendono sempre più difficile garantire i servizi sia pur con fatica sino ad ora offerti ai cittadini. A pagare il prezzo più alto sono quelle realtà, come la nostra, che con il consenso degli abitanti non hanno fatto la scelta del "Comune minimo" ma hanno investito nei servizi al cittadino ingenti risorse. Nel sociale, nella formazione, nell'infanzia, nei trasporti. 

I cittadini allora sanno o devono sapere che la quantità e qualità dei servizi di cui attualmente usufruiscono e il loro potenziamento in sicurezza, mobilità, impiantistica sportiva, manutenzione del verde, ecc., hanno un costo sempre crescente che il Comune non può più sostenere con sempre minori risorse a disposizione. E che nessuno regala nulla.

La risposta che viene dallo Stato alle nostre esigenze di implementazione di risorse è che il Comune di Piacenza dispone di un margine ancora consistente di capacità fiscale residua ossia della possibilità di recuperare risorse aggiuntive spingendo verso il massimo le aliquote dei propri tributi locali (che fin qui si è riusciti a contenere), senza attingere alle casse governative. Altri comuni, che il massimo delle aliquote lo hanno raggiunto da tempo, ricevono un contributo di solidarietà finanziato anche con quota parte dell'IMU dei piacentini trattenuta dallo Stato.
L’unica chance che ci è data , dopo aver fatto in questi ultimi anni una continua revisione e riqualificazione della spesa (di cui nessuno darà atto ma che rispetto al precente mandato si è ridotta complessivamente di circa 28 milioni di euro), è quella della leva fiscale.

La scelta, ferme restando per il 2017 le aliquote Imu, Tasi e tariffe (con un risparmio complessivo per i piacentini di circa 10 milioni di euro rispetto al 2015) è stata quella dell’aumento dell'addizionale Irpef a decorrere dal 2018 salvaguardando la quantità e qualità dei servizi e le tariffe per essi previste. La prossima Amministrazione, con il prossimo bilancio se ne sarà in grado, potrà individuare le risorse necessarie a scongiurare questo adeguamento dell'Irpef.

Un amministratore locale non può non essere tormentato dagli effetti che questa manovra potrà eventualmente avere sulla sua gente, perché è sulla gente comune (quella onesta, che lavora, che paga le tasse) che si scaricherà il peso, ma le alternative che ha di fronte sono il taglio dei servizi o l'aumento dei balzelli. Una scelta che, in nome della responsabilità che ci è attribuita e che si intende esercitare fino in ultimo, non può essere delegata e non può essere disattesa, nemmeno quando la ragion politica o di partito preferirebbe altro.

Perchè prevale la consapevolezza che istituzioni e politica sono due cose diverse, che non vanno confuse. Quando un amministratore la pensa così veste la maglia della propria città, non quella del partito di appartenenza, perché ciò che conta è tutelare l’interesse dei propri cittadini.

Per rispetto di quella trasparenza che richiamavo all’inizio aggiungo che il principio che ha guidato il sacrificio proposto ai nostri concittadini si è ispirato all’equità e alla progressività: chi dichiara di più partecipa in maniera maggiore al sostegno dei servizi offerti, infatti l’aumento è diverso a seconda dello scaglione di reddito imponibile. Secondo un calcolo approssimativo e per eccesso possiamo stimare infatti che:
per i redditi fino a 15.000,00 euro l’aumento è pari a 3,5 euro al mese;
fino a 28.000,00 l’aumento è pari a 5,5 euro al mese;
fino a 55.000,00 l’aumento è pari a 7,1 euro al mese;
fino a 75.000,00 l’aumento è pari a 7,3 euro al mese.

L'adeguamento sarà accompagnato dall'innalzamento della soglia di esenzione da 11.000€ a 13.000€, che consentirà a 24.569 contribuenti (il 33% del totale, 2924 in più di ora) di non pagare l'addizionale comunale. 

Non sono aumenti irrisori, certo, ma tutto questo avviene nel contesto che ho sopra illustrato. 
Il sacrificio che si chiede serve da una parte per salvaguardare i servizi ai cittadini, dall’altra per mantenere alta la qualità della vita nella nostra città.
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